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ROMA

ORE 18,30

NELLA SEDE DELLA COMUNITA’ DI SAN PAOLO

IN VIA OSTIENSE 152-B

Martedi' 16 Febbraio 2010

“Ci sono state manifestazioni in Nuova Zelanda, a Mosca e a San Pietroburgo contro l’incarcerazione di Joe e il suo ingiusto trattamento da parte del Ministero della Difesa e del governo britannico. Noi rimaniamo forti, sapendo che Joe è nel giusto.”

Sue Glenton alla manifestazione di York Against The War (Regno Unito)

Joe Glenton è il primo soldato in Europa a rifiutarsi pubblicamente di combattere in Afganistan. Vi era stato mandato nel 2006: mentre l’esercito e i politici dichiarano che le truppe britanniche erano lì per aiutarli, Joe vide che gli Afgani erano contro di loro. Si assentò senza permesso (AWOL) nel 2007 costituendosi due anni dopo.
Lo scorso novembre Joe fu messo in prigione per un mese, venendo poi rilasciato a patto che non parlasse in pubblico. Sua madre Sue e sua moglie Clare hanno continuato a parlare per lui e contro l’occupazione.
Il 29 gennaio, come risultato dell’appoggio internazionale dentro e fuori delle forze armate, la corte marziale ha lasciato cadere la maggior parte dei capi d’accusa più seri, che prevedevano un condanna a più di 10 anni. Tuttavia, nonostante la diagnosi di Disturbo da Stress Postraumatico (PTSD), il 5 marzo Joe verrà processato per AWOL, che prevede una pena massima di due anni. Noi siamo convinti che questo equivalga a tortura psicologica.
Joe Glenton è uno delle migliaia di uomini e donne che nel mondo si rifiutano di fare il militare, una parte cruciale del movimento internazionale contro la guerra. Le truppe NATO hanno devastato l’Afganistan, uno dei paesi più poveri del mondo, per difendere gli interessi dell’Occidente. La maggioranza delle vittime della guerra sono donne, e molte sono madri. Nel 2004, l’ONU ha stimato che 1,5 milioni di persone sono state uccise in due decenni di conflitti, 300.000 erano bambini.



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