Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


FUOCO SUI REPORTER. ANDY CERCA ANCORA VERITÀ.

SUL FRONTE IN UCRAINA, ASPETTANDO L'OFFENSIVA DEI RUSSI 19/6/2015

KIEV, YULIA LA "PRINCIPESSA" NEL FANGO. MA è L'UCRAINA A RIMETTERCI 12-10-11

MILOV: TYMOSHENKO, "RESA DEI CONTI INTERNA UCRAINA" 12-10-11

UCRAINA: VIKTOR VINCE DI MISURA, YULIA NON MOLLA 8/2/10

UCRAINA, I RAGAZZI DI PORA! DALLA RIVOLUZIONE ALLA DELUSIONE 7/2/10

V. FESENKO, UCRAINA: NIENTE RIVOLUZIONI, MOSCA HA GIA' VINTO, MA LA DEMOCRAZIA E' VIVA 7/2/10

BASE RUSSA IN UCRAINA, CAOS ALLA RADA

UCRAINA, RITORNO AL FUTURO? PER OSCE E UE VOTO REGOLARE 9/2/10

KIEV, YULIA INSEGUE VIKTOR. PREGANDO 6/2/10

ESPERIMENTO UCRAINA. DALLA RIVOLUZIONE ALLA TELEDEMOCRAZIA? 6/2/10

V. YANUKOVICH: PROFILO 2/8/10

LE DUE UCRAINE DI NUOVO TESTA A TESTA 2/10/07

UCRAINA, RIGURGITI DI RIVOLUZIONE 14/08/07

UCRAINA AI MILITARI, RISCHIO CAOS 27/5/07

UCRAINA, RITORNO AL FUTURO? PER OSCE E UE VOTO REGOLARE 9/2/10

Le elezioni in Ucraina

Lucia Sgueglia

Martedi' 9 Febbraio 2010
Kiev – La prima campana a morto per Yulia suona alle tre del pomeriggio dal Premier Palace, l’hotel dove si tiene la conferenza stampa post-voto dell’Osce, l’organizzazione europea incaricata di vigilare sulle elezioni ucraine. Nel dicembre 2004 bocciò la vittoria di Yanukovich come fraudolenta, mettendo così le ali alla rivolta arancione. Ieri nella relazione preliminare ne ha approvato il vantaggio in “elezioni trasparenti e oneste”, auspicando una “transizione del potere pacifica». Poco dopo Joao Soares, presidente dell’assemblea Osce, parla di «una dimostrazione impressionante di democrazia», «una vittoria per tutti in Ucraina». Non basta. Finora silente, Bruxelles si dice pronta a lavorare con il nuovo presidente, lodando «l'atmosfera calma in cui le elezioni si sono svolte, l'apertura dei media e l'alto livello di partecipazione”.
Mosca tace. Yulia è sola. L’Occidente stavolta non l’aiuterà nella sua battaglia contro le presunte frodi dell’avversario. Per tutta la giornata continua a rinviare l’incontro con la stampa, che dovrebbe tenersi oggi e in cui Yulia, forse, ammetterà la sconfitta, oppure si affiderà ai tribunali. Ma ora la battaglia vera si sposta in parlamento. Quel risicato 3% (e ben 16 regioni su 25 conquistate da Tymoshenko, inclusa Kiev), lascia spazio a possibili “inciuci”, pur negati domenica notte da Boris Kolesnikov, vice del Partito delle Regioni di Yanukovich. Questi, che già parla da presidente, ha annunciato di voler silurare subito la premier Tymoshenko. Ma mettere in piedi una nuova maggioranza nella Rada è complesso – i colloqui sono già in corso. Probabile che a unirsi al vincitore sia la metà dei deputati di Nostra Ucraina, il partito di Viktor Yushchenko. E magari qualche dissidente del “Blocco” di Yulia. Lei potrebbe magari accettare di cedere le armi, in cambio di conservare la poltrona di primo ministro, alla guida di una Grosse Koalition in stile ucraino. Urgente una riforma costituzionale: in un paese dove il potere è diviso equamente tra presidente, parlamento e governo, caos e lotte intestine che hanno ucciso gli arancioni rischiano di ripetersi.
Persino la Georgia di Saakashvili, capofila delle rivoluzioni colorate nel 2003, si dichiara pronta a lavorare senza pregiudizi con il nuovo presidente. Nessuna paura insomma per il ritorno al potere a Kiev dell’(ex) “uomo di Mosca”. Del resto, domenica notte all’hotel Intercontinental, invitata a brindare dallo staff di Yanukovich, tra champagne a fiumi e scatole di cioccolatini marca Konti (la ditta di Kolesnikov, ricco businessmen come tutti i sostenitori materiali del candidato dell'est, e vice presidente del suo Partito delle Regioni), chi scrive scopriva un’Ucraina molto più complessa del cliché del paese "spaccato tra est e ovest". C’è chi come Ilko Kucheriv, direttore dell’Istituto Nazionale di exit poll (in Ucraina ben 6 istituti se ne occupano, dietro ciascuno un potente oligarca), il primo in Ucraina nato nel lontano 1992, al contrario del neopresidente è un Nato-entusiasta. Tanto da aver scritto all'Alleanza all'epoca in cui il segretario era George Robertson, una lettera firmata da vari nomi dell'establishment ucraino, per sollecitare l'adesione di Kiev. In questa notte brinda accanto al suo amico Dmitro Ponamarchuk, fervente nazionalista “alla Yushchenko”, seppur russo etnico, e ingegnere della riuscita (evidentemente) campagna elettorale di Viktor Yanukovich, machiavellicamente orgoglioso della vittoria sul filo di lana: “Così stavolta nessuno potrà darci dei truffatori. Questa è la vera democrazia, per sconfiggere un avversario basta quel 3%”.

Oggi sul Messaggero



Powered by Amisnet.org