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FUOCO SUI REPORTER. ANDY CERCA ANCORA VERITÀ.

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Un minuto dopo la chiusura dei seggi in Ucraina, i primi exit poll segnano un distacco della candidata alla presidenza e premier Tymoshenko dal favorito Viktor Yanukovich di 3, 5, 6 punti a seconda dell’istituto di sondaggi. Poi nella notte ridotto a 2%. Meno di quel 10% che il vincitore era sicuro di avere in mano, abbastanza per far decidere a Yulka la tigre di dare battaglia impugnando i risultati.

Lucia Sgueglia

Lunedi' 2 Agosto 2010

Kiev - Viktor vince, ma di stretta misura. E Yulia non molla, tenendo alta la sua fama di tigre della politico. Un minuto dopo la chiusura dei seggi in Ucraina, i primi exit poll segnano un distacco della candidata alla presidenza e premier Tymoshenko dal favorito Viktor Yanukovich di 3, 5, 6 punti a seconda dell’istituto di sondaggi. Meno di quel 10% che il vincitore era sicuro di avere in mano, abbastanza per far decidere a Yulka la tigre di dare battaglia impugnando i risultati. Nella sua sala stampa all’hotel Hyatt a Kiev appare in bianco totale, portamento da regina, affatto abbattuta: “Il popolo ha votato per un’Ucraina democratica, aperta, forte. Difenderemo il risultato dai brogli. Lotteremo per ogni protocollo, per ogni voto”. Parla a braccio, dà dei “criminali e banditi” agli avversari, poi se ne va assediata dalle tv, è ancora una star. “Come vedete gli intrighi continuano”, aveva detto poco prima il capo della sua campagna elettorale, Oleksander Turchinov, dichiarando di avere prove di “frodi massicce” in varie regioni dell’est: «Domanderemo l'invalidazione dei risultati dell'elezione a Donetsk, in particolare nei seggi dove ai nostri rappresentanti è stato impedito l'accesso ai seggi. È Troppo presto per indicare il vincitore». “Riconosca la vittoria, da vera europea” è la risposta pacata dei vincitori dal lussuoso hotel Intercontinental, quartier generale dello staff di Yanukovich. «Se Timoshenko ammetterà di aver perso, significherà che è una politica europea», recita la portavoce di Yanukovich, Anna German. Sicuri di vincere da tempo, i “blu”. Aiutati nella incredibile rimonta sugli arancioni, in questi 5 anni, dalla drammatica crisi economica (pil crollato del 15% nel 2009), corruzione uguale o peggiore agli anni 90 di Kuchma secondo Transparency International, una crisi politica e istituzionale cronica che ha stancato gli ucraini. “L’avvento della democrazia in Ucraina non è valso il prezzo, ha portato disordine e povertà”, ha detto qualche tempo fa. In mattinata Dmitro Ponamarchuk, pr della campagna di Yanukovich, con noi appariva baldanzoso: “Ci prepariamo alla vittoria, detto francamente”. Mentre Vasili Gorba, artefice della campagna a Kiev, città tradizionalmente arancione, deputato alla Rada e businessman come tanti sostenitori di Viktor, avvertiva: “ci dobbiamo preparare al peggio. Sappiamo tutti che psicotipo è Yulia… ma vogliamo evitare disordini e provocazioni”. Forse per questo da venerdi avevano piazzato decine di tende blu davanti alla Commissione Elettorale Centrale, il segretariato della presidenza, la sede del governo e della Rada (il parlamento), e centinaia di uomini in identica “divisa” che si dicevano fan di Viktor ma facevano palesemente da “servizio d’ordine preventivo” e prezzolato: “Stiamo qui finché ci dicono di starci. Chi? Quello che decide in alto”, bofonchia un giovane venuto dalla provincia. Incredibile, del resto, che l’esecutivo in mano a Yulia non abbia schierato in città forze dell’ordine regolari, lasciando la piazza di fatto ai supporter dell’opposizione. E già nel pomeriggio di ieri era giunta notizia che il Partito delle Regioni, il maggiore in Ucraina di cui Yanukovich è a capo, avrebbe organizzato a mezzanotte una manifestazione con 50mila supporter nella capitale. Ma, nonostante i gravi fallimenti del suo governo, la popolarità di “Yulka”, a leggere i risultati, tiene. Anche se l’affluenza alle urne piu bassa si registra in Transcarpazia, proprio l’ovest sua roccaforte. Segno che per l’Ucraina, la sperata stabilità è ancora lontana.

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