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FUOCO SUI REPORTER. ANDY CERCA ANCORA VERITÀ.

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Da grigio burocrate asservito alla Russia, a candidato moderato che crede nel sentiero europeo di Kiev, ma non alla Nato

L. S.

Domenica 2 Agosto 2009

Nel 2004 fu dichiarato vincitore ufficiale, ma gli arancioni portando in piazza a Kiev migliaia di ucraini gli diedero dell’imbroglione, leccapiedi e marionetta del Cremlino che aveva immediatamente riconosciuto il suo vantaggio, infine la ripetizione del voto incoronò presidente Viktor Yushchenko. 5 anni dopo, Viktor Yanukovich si prende la rivincita. E lo fa rubando i trucchi agli avversari. In questi anni, ha lavorato per trasformare la propria immagine e disfarsi del bollino di “uomo di Mosca”: da grigio burocrate asservito alla Russia, a candidato moderato che crede nel sentiero europeo di Kiev, ma non alla Nato. Ritocco anche al look made in Usa, grazie a Paul J. Manafort, consulente dell’entourage di John McCain. Ha imparato a trattare bene i giornalisti e svecchiato il linguaggio, ma restano celebri le sue gaffe: come quando ha definito Chekov un “grande poeta ucraino”. Ma i suoi sostenitori badano poco all’immagine: lo zoccolo duro dei fan di Viktor è nelle regioni delle miniere di carbone dell’est ucraino, dove è nato e si parla russo: Donetsk, Kharkiv, Lugansk, più la Crimea a sud. 57 anni, alto quasi due metri, nato in una famiglia di poveri operai, ha dovuto andare a scuola di ucraino per entrare nel salotto buono della politica nazionale, in un paese ancora bilingue. Dottore in economia, pratica da ingegnere minerario, infanzia turbolenta: due volte in prigione per offese violente, cancellate dalla sua fedina penale nel 1978, si dice grazie al kgb. Nel 1997 diventa governatore a Donetsk, ma la fama arriva nel 2002 quando l’allora presidente Leonid Kuchma lo nomina premier. Dopo la sconfitta inflittagli dagli arancioni, il ritorno nel 2006: Yushchenko lo rinomina premier, fallita la coalizione con l’ex alleata Tymoshenko. Nel 2007 gli arancioni battono di nuovo il suo partito delle regioni. Oggi dice di volere un’Ucraina forte, indipende, neutrale. Ma invoca il ritorno all’ordine dopo “5 anni di follia arancione”. Dietro la sua vittoria i soldi dei grandi oligarchi ucraini, primo fra tutti Rinat Akhmetov, l’uomo piu ricco del paese.



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