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FUOCO SUI REPORTER. ANDY CERCA ANCORA VERITÀ.

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In quell’autunno 2004 sotto le tende della rivoluzione arancione a Maidan erano in migliaia, i giovani di Pora!, a gridare contro il regime di Kuchma, e darvi la spallata definitiva tra picchetti, performance, concerti rock. 5 anni dopo, tirano le somme tra delusione e conquista

Lucia Sgueglia

Venerdi' 2 Luglio 2010

Kiev – “Falsificatori! Rileggetevi il codice elettorale!” recitano decine di striscioni blu sulla piazza antistante l’enorme edificio della Commissione Elettorale Centrale a Kiev. I supporter di Viktor Yanukovich hanno piantato tende preparandosi a eventuali contestazioni del voto di oggi: quei brogli che Yulia Tymoshenko ha già preventivamente attribuito al suo avversario. Ma Evgeny Zolotoriov, 37 anni, passa avanti scuotendo il capo: “Non andrò a votare, questa non è l’Ucraina che sognavamo”. In quell’autunno 2004 sotto le tende c’era lui, quelle della rivoluzione arancione a Maidan. Con migliaia di giovani del movimento Pora! (è ora!) a gridare contro il regime di Kuchma, e darvi la spallata definitiva tra picchetti, performance, concerti rock. Uno dei gruppi “rivoluzionari” giovanili nati sull’esempio dei serbi Otpor che abbatterono Milosevic, prototipo fortunato di tutte le “rivoluzioni colorate” nell’ex Urss. Zubr nella Georgia della rivoluzione delle rose, gli sfortunati bielorussi “in jeans” del Bisonte. 5 anni dopo, Evgeny tira le somme. “Abbiamo fatto molti errori, eravamo degli illusi, utopisti. Ma della primavera arancione non ci pentiamo: e fu più merito nostro che di Yushchenko, lui non voleva nemmeno scendere in piazza, non credeva nella rivoluzione”, ricorda. Un giorno il presidente uscente convocò Evgeny nel suo quartier generale, chiedendogli di togliere le tende da Maidan. Ma l’onda era già partita. Molto prima del 2004, che per le cronache fu solo l’apice conclusivo del moto arancione, cominciato molto prima: nel 1999 gli studenti di Ucraina senza Kuchma! e Comitato per la verità, contestarono l’ennesima vittoria del leader filorusso nelle presidenziali contro il generale Marchuk. Nel 2002 la prima grande manifestazione studentesca, contro il servizio militare obbligatorio. Nel 2004 Pora! decide di apoggiare il team Yushchenko-Tymoshenko per abbattere “il Kuchmismo”, “ma non ci facevamo illusioni su di loro – dice Evgeny. - Per fare vere riforme bisogna smontare il sistema, ed era chiaro che Yushchenko non lo avrebbe fatto”. Il presidente ucraino uscente a Pora! chiedeva di fare volantinaggio, “come fossimo il suo komsomol”. All’epoca Pora! Fu accusato da Mosca di operare da “agente degli Usa” in funzione antirussa, al soldo di Washington. I soldi c’erano, ammettono altri ex del movimento, ma meno di quelli promessi: Soros e Freedom House mandarono 150mila dollari, altri fondi vennero dal magnate anti-Putin Berezovsky, pare 3,6 milioni di dollari, “ma noi non li vedemmo fisicamente, ci vennero distruibuiti dallo staff di Yushchenko come tende, abiti, cibo. L’Occidente ci ha ingannato”, conclude Evgeny. Nel 2004 l’atmosfera era di entusiasmo ma anche di ironia, Pora! inscenava azioni dal titolo “Spedisci kuchma sulla luna”. Poi la delusione quando Yulia e Viktor si sedettero al tavolo dei negoziati con polacchi, russi, europei, americani. Il voto di oggi è un déjà vu al cubo, mentre il movimento si è spaccato: qualcuno è entrato in politica con poca fortuna, altri sono rimasti “contro”. Ma per Evgeny una conquista vera Maidan l’ha portata: “libertà di parola, espressione e di meeting. Fu come un’illuminazione buddista per gli ucraini, un risveglio da cui non si torna più indietro. Basta paura, aveva detto papa Woitila – e oggi è impossibile tornare indietro”. L’Ucraina ha in qualche modo conquistato la simpatia internazionale, e se gli anziani guardano ancora a Mosca, i giovani si sentono europei: “ci manchino solo procedure democratiche e di controllo del potere, ma speriamo di farcela prima o poi”. Paure? Certo, sia alla Ue che alla Russia fa comodo un’Ucraina stabile, dice Evgeny, “ma a che prezzo sarà?”.

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