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FUOCO SUI REPORTER. ANDY CERCA ANCORA VERITÀ.

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Ultimo giorno di campagna elettorale per la presidenza in Ucraina, a 5 anni dalla rivoluzione arancione. L’appuntamento per i due sfidanti, il burocrate filorusso Viktor Yanukovich e la pasionaria filoccidentale Yulia Tymoshenko, è alla stessa ora, le 18, sulla stessa piazza. Tra scambi di accuse e tensioni montate ad arte, si aspetta con ansia non tanto il risultato quanto il "dopo": arriverà la sospirata stabilità per l'Ucraina?

Lucia Sgueglia

Sabato 6 Febbraio 2010

KIEV – Maidan è chiusa. Non al passeggio certo. Ma la piazza centrale di Kiev teatro nel 2004 della rivoluzione arancione tra tende e slogan anti Kuchma, è stata vietata alle manifestazioni. Paura forse di nuove rivolte e disordini. Ma la voglia di scendere in piazza sembra sfumata nei cittadini, delusi da 5 anni di governo arancione. Ultimo giorno di campagna elettorale per la presidenza in Ucraina. L’appuntamento per i due sfidanti, il burocrate filorusso Viktor Yanukovich e la pasionaria filoccidentale Yulia Tymoshenko, è alla stessa ora, le 18, sulla stessa piazza. Davanti all’antica chiesa di Santa Sofia, dove si riuniscono i sostenitori di Yulia, appare chiaro che il ballottaggio di domenica, in cui lei è indietro di 10 punti, è questione di vita o di morte: “Preghiera per l’Ucraina” il titolo, e più che un comizio pare una commemorazione funebre. Sul palco sono schierati i rappresentanti di tutte le chiese nazionali, tra campane e lumini. «Chiedo scusa per tutte le ingiustizie e disonestà compiute dal potere ucraino, anche dal governo che io ho guidato», è la confessione di Tymoshenko. Poi il patriarca della chiesa ortodossa ucraina autocefala invita esplicitamente a votare per Yulia Vladimirovna. Il greco ortodosso invoca «elezioni oneste e senza falsificazioni», echeggiando l’allarme di Yulia che ha accusato l’avversario di preparare brogli come nel dicembre 2004, e s’è detta pronta a una nuova Maidan. “La libertà non è la scelta del male ma del bene”, “Salvate l’Ucraina” lo slogan. Il pubblico si fa il segno della croce. «Un balsamo per l’anima - dice Yuri Shevchenko, 60 anni -. Sono nato in prigione perché mia madre aveva osato fare un figlio con un tedesco, i comunisti erano questo». A suo dire «quegli altri, invece, li pagano per andare in piazza».
Gli altri, fan di Yanukovich, si radunano cento metri oltre sotto il monastero di San Michele. Tutt’altra atmosfera: dal palco Svetlana Loboda pop star ucraina canta “Anti crisis Girl”, ballerini e una festa come se Viktor avesse già vinto. Intorno stanno a guardia centinaia di uomini con una pettorina in plastica blu molto corpulenti: «Siamo sostenitori di Yanuk» giura Vasili, ma aggiunge che sono tutti amici, molti ex pugili. Nel pomeriggio il ministro dell’Interno uscente Lutsenko ha accusato il partito delle Regioni di Yanukovich di aver fatto arrivare a Kiev 2.000 ex ufficiali di difesa e forze di sicurezza, 50 dollari la diaria. E’ preoccupato: «Possiamo ipotizzare che ci siano altri obiettivi». Che ci si voglia preparare in caso di proteste? Per ammissione dello stesso ufficio stampa di Yanukovich, gli 'assoldati' sarebbero 10mila, anche se per un prezzo molto inferiore. E ad alzare la tensione anche il presidente uscente Yushchenko, che ha invitato a non sostenere nessuno dei due “diavoli” approvando una modifica alla legge elettorale che permette alla Commissione Elettorale Centrale di prendere decisioni senza il quorum dei due terzi. «Sentenza di morte per la nostra democrazia» secondo Yulia.
Ma, retorica elettorale a parte (la campagna è stata accesissima e impostata sulle accuse personali), a 5 anni dalla primavera arancione le posizioni dei due candidati paiono convergere: la Russia non è più nemica, Yulia ha stretto la mano a Putin in nome del gas, Yanukovich ha promesso di seguire il sentiero europeo e incontrato giorni fa l’ambasciatore Usa a Kiev. La vera posta in palio ora non è la poltrona presidenziale: è la stabilità del paese, una chimera da 5 anni tra caos politico e crisi istituzionale permanente, economia sottoterra con la crisi. Ma l’arancio una conquista certa l’ha portata agli ucraini: «Libertà di parola ed espressione, mentre a Mosca c’è ancora una sorta di regime» ammette Vitali, pure sostenitore del favorito. La democrazia è anche questo: che l’Ucraina possa vedere un “ritorno al futuro”, nel rispetto della legge. O persino il ritorno a una mano forte come auspicano molti anziani stanchi di patire per la pensione.

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