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Commemorazione commovente per il giornalista armeno Hrant Dink ucciso nel 2007 a Istanbul

Testo e foto di

Ekrem Eddy Güzeldere

Giovedi' 21 Gennaio 2010

Istanbul - Alle tre e tre minuti del pomeriggio del 19 gennaio 2007 il giornalista armeno Hrant Dink è stato ucciso sul marciapiede di fronte all'ufficio del suo settimanale, Agos, nel quartiere centrale di Sisli ad Istanbul. Dink è stato uno dei protagonisti principali del movimento di democratizzazione in Turchia sempre più visibile e coraggioso. Dink ha fondato Agos nel 1996 e ha deciso di pubblicarlo in gran parte in turco. Con questo passo Agos è diventato non solo un giornale della comunità armena, ma anche una voce da ascoltare per giornalisti ed accademici democratici turchi, curdi, armeni ed altri che scrivono sui temi della democrazia in Turchia: passato, razzismo, nazionalismo, relazioni con l'Armenia e situazione delle minoranze. Una voce per i deboli e gli oppressi.
Dink è diventato il bersaglio per gli ultra-nazionalisti dall'aprile del 2004 quando il giornale Hürriyet ha fatto di un articolo di Dink il titolo principale della prima pagina. Dink aveva scritto che la figlia adottiva di Atatürk, Sabiha Gökcen, la prima pilota in Turchia e un simbolo del kemalismo, era di origine armena e che aveva vissuto da bambina in un orfanotrofio armeno. Dink, con questa rivelazione, voleva creare un ponte tra gli armeni di Turchia e la maggioranza dei turchi, mostrando che anche una figlia di Atatürk era armena: un punto di possibile comunione. I nazionalisti però lo interpretavano come un attacco contro di loro ideali perché non poteva essere che la figlia di Atatürk non fosse turca. Una campagna era poi cominciata con dichiarazioni forti dello Stato Maggiore dell'esercito seguite da manifestazioni di ultranazionalisti del partito Mhp. E questa campagna, incluso diversi processi legali contro Dink colpevole di voler “umiliare i turchi” (secondo articolo 301 del codice penale) era durata fino al 19 gennaio 2007 quando il diciassettenne Ogün Samast di Trabzon uccideva Dink con un paio di tiri da poca distanza.
Ma Samast è solamente l’ultimo anello in una catena di persone ed istituzioni che sono state coinvolte nell'omicidio. Tutti sapevano: la polizia di Trabzon, di Istanbul, l'ufficio del governatore di Istanbul, nel servizio segreto. In breve, si può dire che Dink è stato ucciso dallo “stato profondo”. Alcune persone coinvolte nella campagna contro di lui prima del suo assassinio sono accusate di far parte della rete terroristica Ergenekon. Il processo contro Samast e i suoi istigatori prosegue già da quasi due anni e mezzo. Con scarsi progressi. Ciò questo spiega la rabbia del figlio Arat che ha parlato durante la commemorazione avvenuta davanti agli uffici di Agos. Un anno fa, nel 2009, erano venute più o meno 200 persone coun un bel tempo di 12 gradi e sole. Il 19 di quest'anno, con 2 gradi e una tempesta di neve, ne sono arrivate circa 3000: per commemorare Hrant Dink ma anche per esprimere la frustrazione su un processo bloccato. Lo slogan principale è stato: “Conosciamo gli assassini – vogliamo giustizia”. E Arat urlava dalla finestra di Agos: “Quando i ragazzi dentro il tribunale si prendono gioco di noi, sono da soli? Mio padre ha scritto tre giorni prima del suo omicidio un articolo nel quale diceva che era stato chiamato nell'ufficio del governatore dove due agenti gli avevano detto di essere attento. La corte ha chiesto ‘chi sono questi due’, e loro hanno risposto con una paginetta e mezza di favole e la corte ha accettato tutto ciò come... sufficiente. Per questo ho tanta rabbia, tanto dolore. Dopo è emerso il “piano gabbia” che parla dell’ “Operazione Hrant Dink” come un passo per creare caos. In cento anni anni prima siamo state vittime, e adesso siamo l’esca.”
Il prossimo dibattimento giudiziario nel processo contro gli assassini di Hrant Dink sarà l'8 febbraio.



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