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Chiuso il Partito della Societa Democratica prende il suo posto il Partito della Pace e della Democrazia

Nell'immagine: Öcalan, il leader del Pkk è in carcere e ha protestato per la ritsrettezza della sua cella infiammando gli animi


Ekrem Eddy Güzeldere

Venerdi' 18 Dicembre 2009

Istanbul - La Corte Costituzionale di Ankara ha deciso all'unanimità alcuni giorni fa di chiudere il Partito della Societa Democratica (Dtp) perché sarebbe “una fucina di attività che mettono a repentaglio l'indipendenza dello stato e la sua unità indissolubile” e troppo vicino al gruppo terroristico curdo Pkk (partito dei lavoratori del Kurdistan).
 La decisione non è una sorpresa: il processo contro il partito è cominciato già più di due anni fa. Nel 2008 quando era in corso anche il processo contro il partito di governo Akp, il Dtp pensava che sarebbe stato messo al bando e per questo motivo gruppi vicini al partito hanno fondato un nuovo partito a maggio 2008 con il nome Partito della Pace e della Democrazia (Bdp) per partecipare alle elezioni regionali del 2009. Il processo contro il Dtp è durato molto più lungo del previsto, così il Dtp ha partecipato alle elezioni nel marzo scorso contando sulla vittoria in 99 città e paesi, incluso a Diyarbakir, Van e Siirt.
 Se la decisione non è una sorpresa, lo è la data: dopo 2 anni di procrastinazione del caso si decide nel periodo più intenso della cosiddetta “iniziativa curda” del governo. Ciò fa sorgere il dubbio che alcuni dentro allo Stato vogliano sabotare quest’iniziativa. Ma c'è altro: anche il Dtp e il Pkk nelle settimane scorse si sono comportati in un modo poco utile a una soluzione della questione curda. Il capo del partito Emine Ayna ha detto di voler lasciare il parlamento mentre altri hanno detto che questa non è la loro iniziativa e, dopo i reclami di Öcalan, fondatore e simbolo della Pkk, sul fatto che la sua nuova cella nella prigione è troppo piccola, hanno fatto poco per calmare le proteste. Infine, l'attacco del Pkk a una base militare vicino a Tokat nell’Anatolia centrale un paio di giorni prima della decisione della corte non può essere solamente una coincidenza. Quest'attacco danneggia il processo di democratizzazione ed è anche un pericolo per i militanti curdi che sembrano avere paura di perdere influenza.
 Con il divieto sul Dtp la corte ha anche deciso che 37 tra i suoi politici e funzionari non potranno essere attivi in un partito politico per 5 anni. Due tra loro siedono in parlamento: il presidente del partito Ahmet Türk e una deputata di Istanbul. Questi perdono subito il mandato e devono uscire dal parlamento, così il gruppo del Dtp si riduce a 19 deputati e 20 sono necessari per un gruppo parlamentare (una frazione).
 Le prime dichiarazioni del partito mostrano che tutti i parlamentari vogliono boicottare il parlamento. In teoria possono anche dimettersi e lasciarlo completamente così il numero di scranni vacanti aumenterebbe a 28 il che prevedesse nuove elezioni entro 3 mesi. Ma una maggioranza in parlamento deve approvare ogni dimissione e in questa situazione la maggioranza assoluta del Akp può bloccarle. Per questo sembra più probabile che i 19 deputati continueranno il loro lavoro parlamentare come membri del Bdp. Il deputato indipendente Ufuk Uras ha già segnalato di far parte di questo nuovo gruppo come segno di solidarietà, cosi avrebbero 20 deputati per poter formare una frazione.
Per la Turchia la chiusura di un partito non è un'eccezione: dal 1962 già 27 partiti sono stati chiusi, e nel movimento curdo vicino alla Pkk il Dtp è stato il quinto partito chiuso (Hep, Dep, Hadep, Dehap) e però la vita politica di questo movimento ha continuato.  Senza minimizzare la chiusura del Dtp si può però ritenere che dopo di alcuni giorni la vita politica tornerà normale con il partito successivo e con i deputati in parlamento. Permettendo cosi anche all’iniziativa curda di andare avanti nel 2010.



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