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CILE, LA CONQUISTA DEGLI INDECISI 10/12/09

Si vota domenica nelle elezioni più incerte della storia recente del paese

Fabio Bozzato

Giovedi' 10 Dicembre 2009

Santiago del Cile - Ultimi giorni di campagna elettorale, in Cile. Quelle di domenica 13 dicembre sono considerate le elezioni più incerte della storia recente del paese. Si calcola infatti che ben il 40% degli elettori sia ancora indeciso. La popolarissima presidenta Michelle Bachelet è scesa ieri in campo ufficialmente, dichiarando ai microfoni di Radio Cooperativa di sostenere il candidato della Concertacion di centro-sinistra, Eduardo Frei, “sicura con il cuore e con la testa che è l’unico che possa continuare le politiche dell’attuale governo”. Un endorsement naturale, ma ormai urgente per il candidato democristiano che è considerato perdente o comunque in grande difficoltà da tutti i sondaggi. In Cile l’iscrizione alle liste elettorali è volontaria e il voto a quel punto obbligatorio. Così, i quattro che si sono candidati ad occupare la poltrona al Palazzo de La Moneda, hanno fatto di tutto fino a tre mesi fa per convincere nuovi elettori a iscriversi in tempo. E ora puntano a mobilitare precise fasce di elettorato. Il quotidiano Il Mercurio ha pubblicato i giorni scorsi un’inchiesta su questo grande bacino di indecisi. Condotta dal Istituto de politicas publica “Expansiva-UDP”, think tank liberale e di centro-destra dell’Università Diego Portales, la ricerca ha anche cercato di tracciarne il profilo. Così, si scopre che i segmenti sociali decisivi saranno le donne pensionate, gli evangelici, la classe media emergente, i dipendenti pubblici. Il candidato di destra, Sebastian Piñera, appare in vantaggio in tutti e quattro questi target. Con Eduardo Frei si spartisce le simpatie delle donne ultra sessantenni, vale a dire il 14% dell’elettorato, anche se negli ultimi sondaggi i due stanno perdendo vertiginosamente consenso tra le pensionate. Gli evangelici, uno dei gruppi più conservatori e aggressivi, rappresentano ben il 16% di chi voterà. Considerano Piñera una star e sono tra quelli che più detestano Marco Enriquez-Ominami, il più liberal e progressista tra i candidati. ME-O supera a sua volta il rivale di centro-sinistra tra la classe media emergente. “Sono le persone che hanno sempre votato Concertacion - dicono Cristobal Aninat y Gregory Elacqua, i due ricercatori - ma Frei li ha castigati e spinti fuori dal suo bacino elettorale”. Vero o meno, Frei è sicuramente in difficoltà, superato da ME-O tra il ceto medio e medio-alto e persino nel settore pubblico. I gruppi sociali invece considerati oramai con il voto sicuro in tasca sono i giovani e chi vive nelle zone rurali. Entrambi per Piñera, ovviamente, che secondo l'inchiesta gode tra gli elettori più giovani un favore attorno al 44%. L’incapacità di attrarre il voto dei giovani è considerata dai due analisti un punto debole della strategia elettorale della Concertacion e una delle leve del successo della candidatura ME-O, almeno della sua forte crescita di simpatia nella prima metà dell’anno. La forza di Sebastian Piñera viene confermata anche dal prestigioso istituto di area progressita CERC (Centro de Estudios de la Realidad Contemporanea) che proprio ieri ha pubblicato il suo ultimo sondaggio: 44,1% per la destra, 31% per Frei, 17,7% ME-O e 7,2% Arrate. Al ballottaggio, secondo il CERC Piñera la spunterebbe su Frei con un 49% contro 32. Nel caso si scontrasse con l'outsider ME-O, vincerebbe comunque con un vantaggio di 47% contro 35%. Il think tank di Expansiva-UDP considera perfetta la campagna realizzata da Piñera, partita con forti accenti conservatori per fidelizzare la parte pinochettista e conservatrice della sua coalizione e lanciata ora a sedurre i settori più liberali. A vederlo bene in azione, ciò che colpisce è la somiglianza di Piñera con il berlusconismo, di cui ha mutuato letteralmente intere frasi che ama ripetere: dalla sua biografia di uomo che si è fatto da solo al milione di posti di lavoro, fino alle contraddizioni sul conflitto di interessi in merito alle sue enormi e capillari attività economiche. Così le gaffes e la sua presenza ossessiva in ogni piccola tragedia quotidiana, in particolare nei barrios più poveri, come se si muovesse sul set nazionale della tv del dolore. Questa è davvero la sua occasione. Ed è il banco di prova per riscattare la destra cilena da vent’anni di depurazione nella transizione democratica.











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