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RUSSIA, PROCESSO AI CORRISPONDENTI ESTERI 9-12-09

Mosca, lunedi scorso, tribunale Savelovsky. Si apre il processo intentato dai Nashi (’nostri’), gruppo giovanile filoCremlino, contro tre giornali stranieri – Le Monde, Le journal du dimanche, la Frankfurter Rundschau - e i loro corrispondenti, accusati di «danneggiarne la reputazione». Tutto ruota intorno al caso Podrabinek: il nuovo fronte della lotta patriottica in Russia è la stampa estera?

Lucia Sgueglia

Mercoledi' 9 Dicembre 2009
MOSCA - La Russia ai russi? Lo slogan oggi piace al 54% dei russi, dice un sondaggio Levada, mentre il 32% lo giudica ‘autentico fascismo’. Patriottismo in salsa russa, non senza contraddizioni. Il motto, forgiato in era Putin per sorreggere la rinascita dell’economia e dell’orgoglio nazionale dopo il crollo dell’Urss, alimentato da retorica antioccidentale e l’idea della Russia accerchiata da nemici, negli ultimi anni e’ stato fatto proprio dai nazionalisti piu’ estremi. E ora preoccupa il potere, che tenta di correre ai ripari. Ma forse e’ tardi.
Non e’ una coincidenza, se lunedi scorso un tribunale di Mosca, a Savelovsky, una minuscola aula giudiziaria ha visto aprirsi un singolare processo: intentato dai Nashi (’nostri’), gruppo giovanile filoCremlino, contro tre giornali stranieri –Le Monde, Le journal du dimanche, la Frankfurter Rundschau - accusati di «danneggiarne la reputazione». Tutto a causa degli articoli pubblicati dai 3 corrispondenti a Mosca sul caso Podrabinek: l’ex dissidente sovietico che a settembre in un articolo sul web aveva attaccato il culto assoluto dei veterani di guerra e del lavoro sovietici, altro pilastro della ‘nuova Russia’. Un insulto alla memoria storica per i 'Nashì, che da allora hanno picchettato ogni giorno l’abitazione dell’‘antipatriota’ Podrabinek (che tuttavia risiedeva altrove), chiedendone anche il rinvio a giudizio. Minacce, per i media internazionali. Protesta legittima per il gruppo, non nuovo a eclatanti azioni dimostrative: dal lancio di uova davanti
all’ambasciata estone per la rimozione del soldato di bronzo a Tallinn, a performance shock anti aborto, raduni oceanici pro Putin. Le Monde il 2 ottobre li ha definiti «un battaglione ideologico al servizio del Cremlino», e «a caccia di Aleksandr Podrabinek». Piu’ oltre si e’ spinto il britannico Independent, paragonandoli alla HitlerJugend: affermazione poi ritirata con scuse accluse. Come ‘risarcimento per i danni morali’ i Nashi esigono da Le Monde 500mila rubli (11.500 euro), e che l’autrice Marie Jego risponda delle ‘calunnie’. Lei non ci sta: «Esprimere la propria opinione è previsto dall'art. 10 della convenzione europea dei diritti umani, che la Russia ha firmato nel 1996».
Fenomeno ampio, il nazionalismo russo: dal timore di larghe sfere della popolazione, aumentate con la crisi, per la presenza dei Gastarbeiter (la Federazione e’ il secondo paese al mondo per numero d’immigrati, specie dall’ex Urss) all’intolleranza per ogni ‘diverso’, in un paese dove il 10% almeno professa l’islam, e ‘neri’ sono considerati anche gli abitanti delle repubbliche caucasiche, cittadini russi a tutti gli effetti. I militanti o simpatizzanti naziskin sarebbero 50mila: 121 vittime dei loro attacchi nel 2008. Ambigua la risposta delle autorita’: dopo aver trascurato il problema, con casi di complicita’ nelle forze ordine, nell’ultimo anno ha inflitto pene severe ai responsabili. Il 4 novembre, giornata dell’Unita nazionale, le teste rasate han sfilato alla periferia di Mosca nella ‘Marcia russa’. Poco distanti, 20mila Nashi al grido di ‘La Russia per tutti’ tentavano di contrastarli.

Oggi sul Messaggero di Roma in Esteri



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