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Mossa a sorpresa della presidente Arroyo contro il clan degli Ampatuan, suoi alleati ritenuti i responsabili del massacro del 23 novembre a Maguindanao. Si pensa stessero preparando un'insurrezione.

j.t.

Martedi' 8 Dicembre 2009


E’ da ieri in vigore la legge marziale nella provincia di Maguindanao, nelle Filippine, teatro del massacro di 57 persone uccise da un commando il 23 novembre scorso, mentre andavano a depositare la candidatura alle prossime elezioni regionali del principale sfidante di Andal Ampatuan Jr, figlio del capo-clan locale, il governatore uscente Andal Ampatuan Sr. E’la mossa a sorpresa che la presidente Gloria Arroyo ha deciso a più di dieci giorni di distanza dai fatti e dall’arresto di Ampatuan Jr, il principale sospetto mandante della strage. Era dalla caduta di Ferdinando Marcos nel 1986 che nel paese non si ricorreva alla legge marziale. Una decisione inattesa, perchè i dubbi sulla reale volontà del governo di procedere contro il potente clan locale sono molti, dato il legame di alleanza che lega politicamente gli Ampatuan ad Arroyo. Ma si tratta evidentemente di una misura necessaria a prevenire una possibile degenerazione della situazione. Ad allarmare il governo di Manila, la notizia che gruppi armati fedeli al clan stavano preparando un’insurrezione: venerdì, infatti, durante un’ispezione nella base degli Ampatuan, la polizia ha trovato un intero arsenale. Dopo l’arresto del governatore e capo clan e di un altro dei suoi figli, e l’ordine di comparizione davanti ai giudici per altri sei membri della famiglia, il rischio di una rappresaglia violenta era aumentato. E la presidente Arroyo, quasi vicina alla fine del suo mandato, ma decisa a correre alle prossime elezioni per un posto al Congresso, non può permettersi di lasciare impunita la strage che ha scioccato il paese. Soprattutto perchè il fatto che Arroyo non intendesse usare il pugno duro contro gli Ampatuan era più che un sospetto. Le armi rinvenute sollevano un’altra questione su cui le autorità dovranno indagare: come è possibile che siano finite nelle mani degli Ampatuan? Che il governo abbia armato le milizie nella regione – un’area agricola molto povera e in mano ai clan che si spartiscono potere e favori nell’isola di Mindanao – per controllare le occasionali insurrezioni locali è noto. Meno noto è il fatto che spesso le armi finiscono in mano agli eserciti privati dei potenti signori locali.

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