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NEVSKY 661, TORNA LA PAURA IN RUSSIA 29/11/09

Il treno veloce Mosca-Pietroburgo deraglia a metà strada lasciando almeno 26 vittime. è bomba, dicono sicure le autorità. Anche se qualche testimone smentisce. Torna la paura terrorismo in Russia, sullo sfondo il solito sospetto - l'islam fondamentalista caucasico - e un nuovo indiziato: la destra estrema, che ha rivendicato l'attentato. Ma il Cremlino pare propenso verso la prima, terrorismo ceceno. Con la crisi che avanza...

Lucia Sgueglia

Domenica 29 Novembre 2009
MOSCA – Un cratere largo un metro a lato dei binari, i resti di una bomba rudimentale, una carrozza rovesciata su un fianco, un’altra uscita dai binari, lamiere accartocciate e una certezza, per le autorità russe: è un attentato terroristico. È il quadro ufficiale della tragedia che ha colpito, venerdi ore 21.34, a metà strada tra Mosca e San Pietroburgo, il Nevsky Express 661, fiore all’occhiello delle ferrovie russe. Lasciando 30 morti, 19 dispersi e 96 feriti, tra cui un italiano, Armando Noacco, 58 anni, imprenditore udinese: operato, è fuori pericolo.
Brusco risveglio ieri per la Russia, che si credeva uscita dalla stagione del terrore. Secondo i primi rilevamenti, sui binari c’erano 7 chili di tritolo, informa il capo dei servizi segreti (Fsb) Bortnikov, in riunione d’emergenza con il presidente russo Medvedev, e i ministri della sanità, protezione civile, trasporti, interni. Tutto in diretta tv. E dagli schermi lo stesso Medvedev interviene a rassicurare i cittadini: aperta un’inchiesta dalla procura generale russa per terrorismo e detenzione illegale di materiale esplosivo, “che sia rapida e dettagliata” chiede il capo del Cremlino aggiungendo: "Attenti a non cadere nel caos". Le tv trasmettono di continuo immagini di feriti e testimonianze, molti sostengono di aver avvertito una forte esplosione. Ma l’avvocato Boris Grost, anche lui tra i passeggeri, ai microfoni di Radio Eco di Mosca smentisce: “15 minuti dopo Vologoe, ho sentito a destra del treno un forte colpo, come se avessimo perso una ruota. Nessun rumore di esplosione”.
Mille soccorritori sul posto, 7 elicotteri, traffico deviato, ritardi. La polizia setaccia il circondario, interroga gli abitanti. C’è già un sospetto: “un uomo sui 40 anni, tarchiato e dai capelli rossi”, dettaglio che potrebbe far pensare a un ceceno. Ma per ora l'unica rivendicazione viene da Combat 18, gruppo di destra ultranazionalista. Anche se alcuni la ritengono poco attendibile. E come sempre nella Russia che ha visto due guerre cecene, resta in auge la pista caucasica. Il primo a lanciare l’ipotesi attentato, subito dopo il disastro, era stato infatti il direttore delle Ferrovie Yakunin: “è come il 13 agosto del 2007”, dichiara ricordando l’analogo incidente che due anni fa colpì lo stesso Nevsky Express 166. 30 feriti, i sospetti anche allora prima rivolti al nazionalismo estremista, poi sotto processo finiscono due cittadini dell'Inguscezia (repubblica del caucaso russo oggi più turbolenta della confinante Cecenia), ancora alla sbarra a Novgorod. Uno ha confessato di aver ricevuto ordini per l’attentato dalla guerriglia cecena; ma a luglio scorso, ha denunciato di aver subito torture a scopo confessione, proclamandosi del tutto estraneo alla faccenda, e notando che prove in 18 mesi di processo non se ne son trovate a suo carico.
Sul Nevsky venerdi, giorno di punta, c’erano 661 passeggeri più 20 del personale, tre stranieri. "Il treno è deragliato e in un attimo si è capito che era la fine. Ero nel primo vagone. Nessuno pensava di salvarsi. Mi sono svegliato, tra la neve, i sedili per aria", ha raccontato Noacco. La linea veloce che collega la capitale russa in 4 ore e mezza alla metropoli sul Baltico, città natale di Putin e Medvedev, è la più affollata del paese: businessmen, turisti e “chinovniki”, i funzionari statali (tra le vittime anche due alti dirigenti). Il 18 dicembre attendeva il debutto dell’alta velocità, col treno Sapsan (Falco Pellegrino). Che proprio ieri, è passato davanti al Nevsky per un collaudo, 44 minuti prima. “Il treno dell’elite russa” scrive il sito dei ribelli indipendentisti caucasici Kavkaz Center, sottolineando che il prezzo, 3600 rubli solo andata, è pari allo stipendio bimestrale in alcune province. E citando alcuni blogger per i quali le vittime sarebbero almeno 50, boccia come “falsa” la rivendicazione di Combat 18. Suggerendo implicitamente un ritorno alla strategia della tensione per la Russia: la stagione delle bombe iniziata con gli attentati a Mosca nel 1999 che diedero il via alla seconda guerra cecena (ma per alcuni nasconderebbero lo zampino dell’Fsb), e quelle del 2004 nel metro, tutte attribuite al terrorismo caucasico.

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