Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


BIANZINO, RIAPRITE IL CASO 2/6/12

ALDO BIANZINO, IL CASO NON E' CHIUSO 13/4/12

CASO BIANZINO, GIOVANI E VECCHI LEONI 19/12/09

BIANZINO, IL CASO E' CHIUSO 17/12/09

BIANZINO, RINVIATA DECISIONE SU ARCHIVIAZIONE 12/12/09

BIANZINO, RINVIATA A GIUDIZIO GUARDIA PENITENZIARIA 26/11709

LA VERITA' SU ALDO BIANZINO, UNA LETTERA DEL PADRE 19/11/09

ALDO BIANZINO: RIAPIRE UN CASO SEMI CHIUSO 17/11/09

LE SOSPETTE ANALOGIE DEI CASI CUCCHI E BIANZINO 5/11/09

LE STORIE PARALLELE DI STEFANO E ALDO 3/11/09

PER ALDO BIANZINO, "ULTERIORI ACCERTAMENTI" 27/10/08

INCHIESTA LACUNOSA, LE RAGIONI DEI FAMIGLIARI DI BIANZINO 3/8/07

CASO BIANZINO: IL GIP ACCOGLIE L'OPPOSIZIONE ALL'ARCHIVIAZIONE 31/7/08

DA ABU OMAR AD ALDO BIANZINO: TUTTI I MISTERI D'ITALIA 28/5/08

BIANZINO, MANCONI CONTRO ARCHIVIAZIONE: NECESSARIE NUOVE PERIZIE 14/02/08

LA VERITA' SU ALDO BIANZINO, UNA LETTERA DEL PADRE 19/11/09

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera rivolta ai giornali dal padre di Aldo Bianzino (nella foto con uno dei suoi tre figli), Giuseppe Bianzino

Vai al sito del Comitato "Verità per Aldo" che l'ha diffusa per primo


Giovedi' 19 Novembre 2009

Il caso recente di Stefano Cucchi e, quello ancor più recente, di
Giuseppe Saladino a Parma (Il Manifesto dell'11 novembre), hanno
richiamato l'attenzione sui casi di Marcello Lanzi e di mio figlio Aldo
Bianzino, anch'essi morti in carcere in circostanze tutte da chiarire
(chissà quando e sopratutto se). Ora, volendo esaminare il caso di Aldo,
bisogna precisare alcune cose.

Il P.M. dott. Giuseppe Petrazzini, che aveva fatto arrestare Aldo e la
sua compagna la sera del venerdì 12 ottobre 2007, è lo stesso magistrato
che ha in carico le indagini sul suo successivo decesso avvenuto nella
notte tra il 13 e il 14, Aldo era stato messo in cella di isolamento nel
carcere "Capanne" di Perugia. Era stato visto da un medico, che l'aveva
riscontrato sano e da un avvocato d'ufficio, col quale aveva parlato
verso le 17 di sabato. Non sono disponibili registrazioni di telecamere
su ciò che è avvenuto successivamente, né, dopo il decesso, la cella
risulta sia stata isolata e sigillata, né che siano stati chiamati per
un intervento i reparti speciali di indagine dei carabinieri. A detta
degli altri detenuti del reparto, durante la notte Aldo aveva suonato
più volte il campanello d'allarme ed aveva invocato l'assistenza di un
medico, sentendosi anche, pare, mandare al diavolo dall'assistente del
corridoio, la guardia carceraria Gian Luca Cantore, attualmente
indagato. Fatto sta che verso le 8 del mattino di domenica le due
dottoresse di turno, arrivate a svolgere il loro turno di servizio,
trovarono il corpo di Aldo, con indosso solo un indumento intimo (e
siamo a metà ottobre, non ad agosto). I suoi vestiti si trovavano nella
cella, accuratamente ripiegati (cosa che Aldo, in 44 anni, non aveva
fatto mai). Le due dottoresse provarono di tutto per rianimarlo, ma alla
fine dovettero desistere: Aldo era morto. L'autopsia, svoltasi il giorno
dopo, diede risultati controversi: si parlò prima di due vertebre poi di
due costole, rotte, poi tutto fu negato. Di certo ci fu un'emorragia
celebrale e un'altra di 200 ml., al fegato. Segni esterni di percosse o
violenze, nessuno (i professionisti sanno come si fa C.I.A. insegna).
Ora, l'emorragia cerebrale è stata amputata ad un aneurisma, quella
epatica ad un maldestro tentativo di respirazione artificiale, che le
due dottoresse respingono nel modo più assoluto (e ci mancherebbe, si
tratta di medici, mica di personale non qualificato), ma nessun altro ha
affermato d'aver fatto tentativi in tal senso. Ora, può accadere quando
si è nelle mani delle "forze dell'ordine", lo abbiamo purtroppo visto in
molti casi, basterebbe pensare al G8 di Genova, e magari al colloquio
recentemente intercettato nel carcere di Teramo (i detenuti non si
massacrano in reparto, ma sotto!). L'emorragia cerebrale potrebbe
benissimo essere stata la conseguenza di uno stress per colpi ricevuti
in altre parti del corpo, immaginatevi l'angoscia e il terrore di una
persona in quelle condizioni. In ogni caso credo proprio di poter dire
in tutta coscienza che Aldo è stato assassinato in un ambiente violento
e omertoso, del quale non si riesce neppure a sapere i nomi del
personale presente quella notte nel carcere. Quanto al dott. Petrazzini,
mi sembra che dignità gli imporrebbe di passare ad altri il suo
incarico, date le omissioni, invece di insistere come sta facendo, per
ottenere l'archiviazione del caso.

Ma i veri assassini sono coloro che hanno voluto ed ottenuto una legge
sulle "droghe" come l'attuale, persone che nella loro profonda
ignoranza, considerano in modo globale, senza distinzioni. Una legge
fascista e clericale, da stato etico e peggio, da stato che manda in
galera (con le conseguenze che si sono viste) il poveraccio che coltiva
per uso personale qualche pianta di cannabis, mentre, se la droga
(quella pesante, cocaina o altre sostanze) circola nei festini dei
potenti, non succede nulla. Vorrei dire comunque che un paese che
considera delitto la detenzione e l'uso di droghe, magari solo
marijuana, o l'essere "clandestino", pur non avendo colpe e quasi sempre
per sfuggire a condizioni di vita impossibili, uno stato che avendo
preso in custodia delle persone, è responsabile a tutti gli effetti
delle loro vite e della loro salute, uno stato che non riconosce come
reato gravissimo la tortura, uno stato che difende i forti e i potenti e
non i deboli, è uno stato che non può ritenersi civile e non può
chiedere ai suoi cittadini (o sudditi?) di amare la propria patria.

In fede

Giuseppe Bianzino



Powered by Amisnet.org