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MEDVEDEV ALLA RUSSIA, AVANTI PIANO 13-11-09

Parla davanti a centinaia di dignitari venuti da tutto il paese il giovane presidente, chiama i problemi col loro nome, lui che usa internet e blog per comunicare coi cittadini - ma non è stato democraticamente eletto. E come un donchisciotte, riassume in sé tutte le contraddizioni di questa Russia, figlia di Putin, stretta tra conservatori – molti – e liberali – ancora pochi.

Lucia Sgueglia

Venerdi' 13 Novembre 2009

MOSCA – La parola d’ordine è “Modernizzazione”. Con un aggettivo: urgente. La ripete tante volte Dmitri Medvedev, nel suo secondo discorso all’establishment russo – amministratori, politici, religiosi - segnato dalla crisi. È “una questione di sopravvivenza”, dice, ma “va perseguita con mezzi democratici”. Ci vuole una nuova Russia, un balzo di civilizzazione, spiega: quella vecchia, vissuta di rendita sul passato sovietico, industrie e mezzi militari, ha «mantenuto il Paese a galla» finora, ma ormai è “datata, moralmente e fisicamente”. Parla davanti a centinaia di dignitari venuti da tutto il paese il giovane presidente, chiama i problemi col loro nome, lui che usa internet e blog per comunicare coi cittadini - ma non è stato democraticamente eletto. E come un donchisciotte, riassume in sé tutte le contraddizioni di questa Russia, figlia di Putin, stretta tra conservatori – molti – e liberali – ancora pochi. Cita Russia, avanti!, l’articolo pubblicato su internet a settembre manifesto del Medvedev-pensiero, che aveva suscitato speranze criticando l'arretratezza e la corruzione del Paese, il parassitismo di burocrati e oligarchi, l' «umiliante» dipendenza dell'economia da materie prime ed export energetico, la «debolezza» della democrazia; ricevendo 16mila risposte, proposte da cittadini comuni e piccole organizzazioni, critiche incluse. Ma a molti esperti il discorso di ieri è parso più sfuggente delle premesse.
Parla di rafforzare la società civile, aumentare libertà di parola e qualità della vita, aprire una nuova fase col contributo dei cittadini. Attacca il dominio del partito unico, per placare le proteste dell’opposizione alle ultime elezioni amministrative, le denunce di pesanti brogli a favore di Russia Unita, promette di cancellare la raccolta firme obbligatorie per registrare i partiti al voto, riabbassare il quorum dal 7% al 5%. Economia: serve diversificare, innovare, costruire una Sylicon Valley russa, propone il nuovo zar. Le grandi imprese di Stato - quelle create in era Putin, di cui un rapporto due giorni fa ha evidenziato sprechi e inefficienze - “non hanno futuro”: se non competitive vanno “liquidate, o riorganizzate e poi privatizzate”. Il peso enorme della burocrazia, il Caucaso (che Putin riteneva pacificato) vede “un livello di corruzione e violenza interclanica senza precedenti”. Nemico numero uno dei russi non sono Occidente e Nato, ma la corruzione. Non nomina mai, Medvedev, il premier Putin seduto in prima fila – che lo guarda compunto senza mai sorridere - ma smentisce l’ottimismo del suo governo notando che con la crisi “il declino economico è stato più profondo in Russia che altrove». Insiste sulle giovani generazioni, la responsabilità nel consegnargli un paese migliore. Ma la Russia è un paese sempre più vecchio. E dd ascoltarlo c’è la Russia che resiste al cambiamento, spesso più anziana di lui: poteri locali, privilegi personali al cui appoggio però non può rinunciare per la sua legittimazione. Come riformare questa Russia? Un paese immenso, che copre 11 fusi orari – “riduciamoli” propone Medvedev. Impresa titanica: per varare vere riforme, ci vorrebbe un vero parlamento. Infine delude le speranze dell’opposizione, zar Dmitri, annuciando lo “stop a chi con slogan democratici tenterà di rovesciare la situazione, destabilizzare lo stato, dividere la società ». E promette oltre 30 missili balistici nel 2010.

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