Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


COREE, ENTRA IN BALLO MOSCA 4/7/13

COREA DEL NORD,15 ANNI DI LAVORI FORZATI A UNO STATUNITENSE 02/05/13

DUE TERREMOTI DALLA COREA DEL NORD 13/2/13

IL BOTTO DEL GIOVANE KIM PER L'ANNO DEL SERPENTE 13/2/13

RISOLUZIONI E REAZIONI TRA IL PALAZZO DI VETRO E PYONGYANG 23/1/13

MR. GOOGLE PREME PER INTERNET LIBERO IN COREA DEL NORD 11/1/13

NORDCOREA, RAZZO LANCIATO CON SUCCESSO 12/12/12

MORTO UN KIM SE NE FA UN'ALTRO 20/12/11

MISTERO (NORD)COREANO. DA TRADURRE IN ITALIANO 16/9/12

LA COREA DEL NORD FERMA IL NUCLEARE IN CAMBIO DI AIUTI 01/03/12

DAL CARO LEADER AL GRANDE SUCCESSORE. SI CHIUDE L'ERA DI KIM JONG-IL20/12/11

COREE, LA 'PAZIENZA STRATEGICA' DI SEOUL E WASHINGTON

COREE, INTERROTTI TUTTI I RAPPORTI 26/5/10

COREA DEL NORD, CHI PAGA PER LA RIFORMA MONETARIA 19/3/10

DUE COREE: BATTAGLIA NAVALE ASPETTANDO OBAMA 11/11/09

DUE COREE: BATTAGLIA NAVALE ASPETTANDO OBAMA 11/11/09



Alla vigilia del viaggio asiatico del presidente statunitense, scontro a fuoco tra navi di Seoul e di Pyongyang. Due minuti di tensione alle stelle e richiesta di scuse reciproca. I soliti fuochi d'artificio per tenere alta l'attenzione da parte del Nord in vista dell'arrivo di Obama per l'esperta Rosella Ideo. A Okinawa, intanto, protestano in oltre 20mila contro la base Usa

Junko Terao

Mercoledi' 11 Novembre 2009


Se il buongiorno si vede dal mattino, il primo viaggio di Barack Obama in Asia si preannuncia piuttosto impegnativo. Alla vigilia del tour del presidente Usa in Estremo Oriente, ieri le due Coree si sono misurate in una piccola battaglia navale nel Mar Giallo, nei pressi del confine che divide le acque territoriali di Corea del Nord e del Sud. Due minuti di tensione alle stelle con scambio di fuoco tra un una nave della marina militare di Pyongyang e un’imbarcazione da guerra di Seoul: illeso l’equipaggio di quest’ultima, malridotta e “avvolta dalla fiamme”, secondo i testimoni sudcoreani, la prima. Sulla dinamica dei fatti, ovviamente, le due versioni sono discordanti, entrambe le parti lanciano accuse e pretendono scuse formali: secondo Seoul, la propria nave ha aperto il fuoco dopo aver avvistato un’imbarcazione nordcoreana al di qua del confine e aver sparato alcuni colpi di avvertimento senza risultato. Nella versione di Pyongyang, la nave sudcoreana avrebbe attaccato a tradimento l’imbarcazione della propria marina militare che stava tornando da un’ispezione all’interno delle proprie acque territoriali: “una grave provocazione armata”, tuonava ieri un comunicato nordcoreano, “a cui la nostra nave, senza perdere tempo, ha risposto con colpi di rappresaglia”. Erano sette anni che non si verificavano “incidenti” simili, anche se stavolta non ci sono state vittime. Nel 2002 lo scontro navale più sanguinoso, con 30 marinai nordcoreani e 4 sudcoreani rimasti uccisi, mentre nel ’99 le perdite, almeno 17, le aveva registrate tutte Pyongyang. E non è certo un caso che lo scontro navale si sia verificato proprio alla vigilia del primo viaggio asiatico di Obama. «Da parte di Pyongyang è un chiaro tentativo di tenere alta l’attenzione pochi giorni prima dell’arrivo del presidente americano», dice al Riformista Rosella Ideo, docente di Storia politica e diplomatica dell'Asia Orientale dell'Università di Trieste ed esperta della questione nordcoreana. «Del resto – continua la prof.ssa Ideo – i nordcoreani negli ultimi anni hanno sempre usato i “fuochi d’artificio”come strumento diplomatico. C’è anche il fatto che lunedì, in occasione della commemorazione della caduta del muro di Berlino, alcuni sudcoreani hanno lanciato, vicino alla zona demilitarizzata, palloni gonfiabili pieni di volantini anti-Kim Jong Il, una provocazione da parte di Seoul che si ripete da tempo. Ma non vedrei nell’episodio avvenuto in mare altro che non la volontà di richiamare l’attenzione». Attenzione americana che peraltro è già tutta concentrata sulla questione nordcoreana. Nei giorni scorsi Pyongyang ha strappato a Washington l’accordo per un primo incontro a due, in programma nella capitale nordcoreana a fine mese: «Mai come oggi gli Usa hanno dimostrato in maniera così evidente di voler trattare il problema – dice ancora Rosella Ideo -, un segno di discontinuità rispetto alla politica di Bush che Obama vuole rimarcare anche mettendo al primo posto la sintonia con i suoi principali alleati, Seoul e Tokyo, per evitare di creare fronti contrastanti nell’ambito dei colloqui a sei e di cadere così nella trappola di trattative che poi cadono nel vuoto». Pyongyang, infatti, sarà anche al centro dei colloqui con i vertici del governo cinese e con il nuovo premier giapponese Yukio Hatoyama. In Giappone, però, ad attendere Obama c’è un’altra questione delicata, quella dei nuovi equilibri all’interno dell’alleanza con Tokyo. Lo storico passaggio a un governo guidato dai democratici, dopo 54 anni di dominio liberaldemocratico, è avvenuto sotto il segno della speranza nel cambiamento, proprio come “hope” e “change” erano state le parole chiave della vittoria di Obama. Il “change” giapponese, però, dovrebbe passare anche per un riequilibrio dei rapporti con Washington, così prometteva Hatoyama in campagna elettorale, caratterizzati fin dal dopoguerra da una eccessiva sudditanza di Tokyo. La decisione di ritirarsi dalla missione afghana, che ha fatto storcere il naso agli americani, è stata un primo segno di discontinuità rispetto al passato. Ma la grande scommessa è legata alla questione delle basi Usa sul territorio nipponico, in particolare la grande base aerea di Futenma, a Okinawa. Lunedì, nell’isola, sono scesi in piazza in 21mila per chiederne l’immediata chiusura e non, come vorrebbe un piano siglato nel 2006 da Bush e dall’allora governo liberaldemocratico, il parziale spostamento in un’altra area dell’isola. Hatoyama ha fatto sapere di voler rivedere il piano, ma gli abitanti che vorrebbero vedere l’isola finalmente libera, lo accusano di eccessiva timidezza. Per ora il problema è rimandato, Hatoyama non entrerà nel merito della questione: troppo spinosa per la prima, attesa visita di Obama, rischierebbe di rovinare la festa. Soprattutto dopo l’annuncio di ieri: Obama vorrebbe visitare, un giorno, Hiroshima e Nagasaki, entrando nella storia come il primo presidente Usa a mettere piede nelle città bombardate dall’atomica americana.


Oggi anche su Il Riformista



Powered by Amisnet.org