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Il 23 ottobre scorso in Turchia è uscito nei cinema un documentario che tratta un aspetto della questione curda: l’assurdità del sistema educativo nazionale nei villaggi curdi

Testo e foto di

Ekrem Eddy Güzeldere

Domenica 1 Novembre 2009

Istanbul - La valigia si vede già nella prima scena. Dietro, sul carro che porta il giovane professore Emre Aydin di Denizli al suo primo posto di lavoro in un piccolo villaggio nel Sudest del paese di nome Demirci. Emre descrive le sue prime impressioni in una chiamata a sua madre: “Qua non c’è niente. Mi sono reso conto che finirò in un paese, però cosi terribile non mi sono immaginato. Non c’è nemmeno l'acqua corrente...”

Primo giorno di scuola

E al primo giorno di scuola – racconta il lungometraggio Iki Dil Bir Bavul, “Due lingue una valigia” dal 23 ottobre nei cinema della Turchia - non ci sono neanche alunni e, mettendosi in ricerca di questi con una lista di alunni, ecco apparire le due lingue. L’unico che parla bene il turco è infatti il professore che può dialogare con gli uomini del paese che hanno imparato o dovevano imparare il turco nel esercito... però i bambini e le donne parlano solamente il curdo.
Al secondo giorno di scuola però ci sono già più della metà degli alunni presenti nella scuola, che ha solamente una sala per 5 classi: la maggioranza sono della prima e seconda classe. Emre si presenta e chiede anche un'autopresentazione dagli alunni, nome, cognome, nome del padre e della madre e, in questa situazione diventa ovvio che i bambini giovani non capiscono una parola. Per questo Emre decide di cambiare il programma scolastico e di concentrarsi solamente ad insegnare il turco.
La vita nel paese è povera, nessuna famiglia ha l’acqua corrente, mobili pochi e giusto l’elettricità esiste in tutte le case. Gli abiti sono quelli tradizionali, però non c'è rigidità e uomini e donne sono vestiti con diversi colori. Dopo dei primi giorni di scuola una famiglia invita Emre a cena. Il padre racconta dopo cena un episodio del suo servizio militare. C’era nel formulario una rubrica “lingue straniere” dove lui aveva scritto “turco”, cosi il comandante aveva chiesto quale fosse la sua lingua madre e l'uomo aveva risposto “curdo, perché il turco l'ho imparato come adolescente.” E così era per tutti tutti gli alunni nel paese di Demirci che ricevano un insegnamento dal inizio.... in una lingua straniera. Una situazione assurda: l’unico nell'aula scolastica che sappia il turco è il professore che è anche l’unico che non parli il curdo.

Bambini curdi “felici” di essere turchi

Parte “normale” della vita della scuola è il giuramento scolastico che Emre scrive sul tabellone. La prima frase è: “Sono un turco, sono onesto, lavoro duro” e finisce con “la mia esistenza deve essere dedicata all’esistenza turca. Felice chi può dirsi turco.“ Il film mostra la scena senza commentarla, senza giudicarla e non si capisce se i bambini sanno che sono tutti “felici” di essere turchi.
“Due lingue una valigia” è il primo lungometraggio dei due giovani registi Orhan Eskiköy (classe 1980) e Özgür Dogan (nato nel 1978). Il film è un documentario, però senza un narratore appare proprio come un film. Il lungometraggio è stato filmato durante 75 giorni dell'anno scolastico scorso. Tutte le persone sono davvero gli abitanti del paese Demirci vicino a Siverek. Per questo il film aveva bisogno del permesso del ministero di educazione che non solamente lo ha dato ma ha anche garantito un sostegno finanziario di 50mila Lire Turche (ca. 23mila Euro). Beninteso, stiamo perlando del ministero turco, non svedese o tedesco. Che sostenuto un documentario in cui i paesani parlano il curdo e ci sono sottotitoli in turco che un uomo del villaggio traduce nel film. Anni fa questo non si poteva nemmeno immaginare e questo anche dimostra un cambio nella politica ufficiale verso i curdi. Questo cambio di attitudine dovrebbe far parte del pacchetto di riforme democratiche sull'uso delle lingue materne degli alunni che siano kirmanci, zaza o arabo e per offrire il turco come ciò che è, una... lingua straniera.
Perciò i bambini potrebbero, parallelamente all'apprendimento della lettura o scrittura o nei primi passi in matematica anche imparare il turco e così anche conoscere il turco orale e scritto alla fine della scuola elementare. Ci sarà certamente opposizione contro una riforma del genere come contro il canale in curdo TRT6 o la facoltà per “lingue vive” a Mardin. Ma anche questa è la Turchia del 2009.



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