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La Turchia e la questione curda. egnali da Ankara

nella foto "Apo" Öcalan

Ekrem Eddy Güzeldere

Venerdi' 23 Ottobre 2009

Istanbul - Nella cosiddetta iniziativa curda del partito di governo turco Akp ci sono alcuni elementi pensati per il miglioramento della situazione politica, sociale ed economica dei curdi che sono la maggioranza in 9 province del Sudest del paese. Uno degli elementi più sensibili era come trattare i membri dell’organizzazione terroristica Pkk che non sono stati direttamentecoinvolti in reati e come organizzare il ritorno di più o meno 12mila rifugiati di nazionalità turca che vivono da circa 20 anni in un campo dell’Unhcr nel Nordiraq a Mahmur.

Il 9 ottobre Abdullah “Apo” Öcalan, fondatore e leader del Pkk, prigioniero dal 1999 sull’isola Imrali nel mar Marmara, ha dichiarato tramite i suoi avvocati che 3 gruppi di ex-combattenti si dovranno trasferire in Turchia per consegnarsi alla polizia. Si tratta di combattenti del Pkk che si trovano nelle montagne Kandil in Iraq e in diversi paesi europei oltre a diversi rifugiati del campo Mahmur.
Questa non è la prima volta che Öcalan chiede ai suoi combattenti di arrendersi. La prima volta è stato poco dopo della sua cattura nel 1999. Il primo e 29 ottobre 1999 due gruppi si sono messi nelle mani della polizia turca. Quasi tutti sono stati condannati severamente a 15 anni di prigione e sono nella prigione nella città di Mus. Tra di loro e la combattente Yüksel Genc che ha commentato la differenza di questi ritorni dal 1999 al 2009: “All’epoca pensavamo che la cosa peggiore sarebbe stata morire in montagna o in battaglie con le forze armate e che la cosa migliore sarebbe stata finire in carcere. Adesso il carcere rappresenta invece il caso peggiore. Però non penso che i prossimi gruppi finiranno in carcere perché il governo in questi giorni sta esaminando le leggi relative alle condanne.” Queste leggi sono in particolare l’articolo 221 del codice penale che garantisce l’impunità ai membri di gruppi terroristici che non sono stati direttamente coinvolti in reati. Questo è un aspetto che è stato sottolineato anche dal primo ministro turco Erdogan nell'aereo di ritorno da Bagdad, discutendo con i giornalisti al seguito.

Così questa settimana i primi due gruppi dal Nordiraq hanno cominciato a rientrare. Il 19 ottobre (lunedì) 26 persone da Mahmur e 8 da Kandil hanno passato il confine a Harbur a piedi. Il Partito (curdo) della Società Democratica (Dtp) ha preparato un campo con tende e sanitari ad un chilometro dal confine in un parcheggio dove 30 persone sono state interrogate da procuratori e giudici turchi. Tutti sono stati subito rimessi in libertà e sono andati in un convoglio di macchine e autobus (con la partecipazione di migliaia di persone) prima a Silopi e dopo a Diyarbakir. Contro i 30 la procura di Diyarbakir sta preparando l’atto di accusa, però fino all’apertura della causa tutti potranno stare in libertà e si ci aspetta che tutti o almeno quasi tutti possano approfitare dal articolo 221.



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