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La Turchia e l’Armenia hanno giocato una partita di calcio che aveva solo un marginale significato sportivo il 14 ottobre scorso a Bursa alla presenza di 300 giornalisti, dei presidenti Gül e Sarkisyan e del presidente dell’UEFA Platini. Eccone un resoconto

Testo e foto di

Ekrem Eddy Güzeldere

Lunedi' 19 Ottobre 2009

Bursa - La Turchia, terza nei mondiali del 2002 e partecipante nel 2006, ha giocato una qualificazione deludente per i mondiali in Sudafrica. L’ultima partita della qualificazione si giocava il 14 ottobre contro l’Armenia, una partita buona solamente per la statistica. Però, nello stadio Atatürk di Bursa cerano più di 300 giornalisti (92 stranieri tra di loro di cui 80 dall'Armenia: mai sono stati tanti i giornalisti armeni per un evento in Turchia).
Tutti questi giornalisti non erano allo stadio per la partita e il risultato sportivo - la Turchia ha vinto 2 a 0 – ma per il significato politico e diplomatico.
Questa partita si giocava solamente 4 giorni dopo la firma “storica” di un protocollo per normalizzare le relazioni tra i due paesi che non hanno relazioni diplomatiche e un confine chiuso dal 1993. Per questo il presidente armeno Sarkisyan diceva in estate che non sarebbe venuto a vedere la partita se il confine fosse rimasto chiuso. Però, due giorni prima della partita ha accettato l’invito del suo omologo Gül e cosi i due presidenti hanno guardato anche la seconda partita insieme. Lo stadio “Atatürk” a Bursa, prima capitale del impero ottomano a tre ore in macchina di Istanbul, è diventato il palco per un altro capitolo dell'avvicinamento tra i due paesi. Una partita di calcio come impegno nazionale per fare bella figura davanti al pubblico mondiale.
Per un compito tanto importante si devono scegliere gli spettatori per “garantire” l’atmosfera giusta. Solamente 3000 tifosi del Bursa hanno ricevuto biglietti dei più o meno 11000 in vendita: il resto degli spettatori erano... migliaia di soldati e poliziotti in vestito civile e centinaia di biglietti gratuiti per Ong, accademici, politici, giornalisti ecc.. Anche per questo c’era davanti allo stadio una folla di tifosi senza biglietti che volevano vedere la partita. In particolare membri del club di tifosi “Texas” il più ultrà della Bursa: gridavano slogan e si sono scontrati con la polizia che era molto presente. Però, al di là di queste contestazioni l’atmosfera nella città era abbastanza rilassata per un evento così delicato.
Un altro aspetto diplomatico, per non dire di crisi, erano le bandiere azere dentro lo stadio. Una settimana prima della partita si decideva di permettere la presenza di tutte le bandiere ma tre giorni prima della partita la federazione turca aveva deciso di vietare le bandiere azere, per permettere le stesse di nuovo due giorni prima. Alla fine la UEFA ha deciso di permettere solamente bandiere turche ed armene per “non rendere la partita di calcio un evento politico”.
In reazione al primo divieto, un sindacato nazionalista ha prodotto 16mila bandiere azere per distribuirle tra i tifosi. Cosi le strade intorno allo stadio erano piene di bandiere azere anche se dentro lo stadio - con una o due eccezioni - non ce n’erano. L’Azerbaigian è un paese visto in tutta la Turchia con molta simpatia come un paese fratello, però per Bursa ha un significato speciale, perché ci vivono molti azeri etnici di nazionalità turca che sono migrati dal Nordest del paese (regione di Kars) per trovare lavoro nel settore degli autoveicoli o altri che hanno fatto di Bursa una della città economicamente più potenti della Turchia.
Nella tribuna “VIP” per la stampa c’era anche una grande bandiera armena portata dall’Ong DurDe (Di No al Razzismo) da Istanbul, venuta con due pullman carichi di attivisti dell'organizzazione assieme a un gruppo di accademici che lavora per il avvicinamento dei due paesi (come il professore Ahmet Insel). Nel gruppo c’erano anche alcuni membri della comunità armena di Istanbul ma in gran maggioranza c'erano turchi che gridavano “Hayestan” (Armenia in armeno). Prima della partita si è tenuto un seminario per giornalisti turchi e armeni in cui si è parlato per due giorni di politica, dei protocolli e di eventuali precondizioni per andare avanti ma anche di idee per progetti in futuro tra giornalisti dei due paesi e la società civile: un programma di scambio per alcuni mesi di giornalisti per tradurre articoli dal turco in armeno e viceversa. Non c’erano mai stati così intensi contatti tra i due paesi e solamente due anni fa non si sarebbe potuto immaginare questo tipo di sviluppo nelle relazioni.
Adesso il grande punto interrogativo è: come potranno andare avanti le relazioni bilaterali... senza partite di calcio?



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