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Appello dell'ufficio emergenze dell'Onu: dei 74 milioni di dollari chiesti ne sono arrivati solo 19. La zona di Manila e dintorni rimane allagata, con alto rischio di epidemie. E la presidente Arroyo si dichiara vittima del climate change: ora i paesi ricchi paghino

Junko Terao

Giovedi' 15 Ottobre 2009


Passato il tifone, l'emergenza rimane, anzi, aumenta. Nelle Filippine, colpite tra fine settembre e inizio ottobre da due violenti tifoni nel nord dell'arcipelago, la conta delle vittime prosegue e minaccia di aggravarsi perché i postumi delle alluvioni provocate dai tifoni Ketsana e Parma nel giro di una settimana stanno mettendo le zone colpite in ginocchio e gli aiuti stentano ad arrivare. “La crisi è tutt'altro che finita. La parte difficile inizia adesso”, secondo il coordinatore per le emergenze delle Nazioni unite, John Holmes, che lancia un allarme perchè i contributi finora arrivati per far fronte all'emergenza sono insufficienti e ben al di sotto delle richieste. A fronte di un appello Onu per la raccolta di 74 milioni di dollari, finora ne sono arrivati solo 19 milioni. Una percentuale misera se si conta che la stima dei danni calcolata dal governo di Manila ammonta ad almeno 350 milioni di dollari, cifra destinata a crescere per le gravi conseguenze su pesca e raccolti. Sono 712 le vittime complessive accertate ad oggi, 337 uccise da Ketsana (conosciuto nel paese come Ondoy) il 26 settembre – ma mancano all'appello ancora 37 persone -, e 375 spazzate via da Parma (o Pepeng), che ha colpito la zona a nord di Manila il 3 ottobre, provocando piogge intense per una settimana di seguito. In totale sono 7milioni 450mila le persone colpite da allagamenti, frane e inondazioni, di cui oltre 300mila ancora nei centri di evacuazione. Qui servono cibo, acqua e materiale sanitario. Molti villaggi, quelli che non sono stati cancellati, rimangono allagati, in alcuni punti gli abitanti vivono con l'acqua stagnante che arriva all'altezza del petto, i bambini ci giocano dentro e il rischio di epidemie, come sempre in questi casi, è elevatissimo. Diarrea, leptospirosi, dengue e malaria sono in agguato e, secondo gli esperti, ci vorranno mesi prima che l'acqua defluisca dalle zone allagate e la terra si asciughi. Nel giro di dodici ore su Manila e sulle zone circostanti il 26 settembre è caduto l'equivalente di un mese di pioggia, allagando l'80% della capitale e lasciando otto provincie in dichiarato “stato di calamità”. Poi è arrivato Parma ad aggravare la situazione. Pochi giorni dopo, il coordinatore Holmes parlando delle conseguenze del passaggio dei due tifoni, aveva avvertito: “Se la risposta tarda ad arrivare, i disastri legati alle inondazioni possono portare a conseguenze umanitarie assai più gravi”, appellandosi alla “generosità dei donatori che ci permetterà di fornire assistenza rapidamente”. Quasi venti giorni dopo, l'appello ha sortito un effetto deludente. Oltre al danno alla popolazione, c'è l'effetto disastroso che i tifoni hanno avuto sull'agricoltura e, di conseguenza, sull'economia del paese. Secondo l'Ufficio delle difesa civile filippino, i danni all'agricoltura e alle infrastrutture ammonterebbero a più di 400 milioni di dollari, di cui due terzi a scapito dei raccolti. Al punto che il ministro dell'Agricoltura ha già fatto sapere che il governo abbasserà il target del settore per il 2009 da una produzione in aumento inizialmente stimata fra il 3 e il 3,5% allo 0,5-1,5%. Il segretario per la pianificazione socio-economica, Augusto Santos, spera che a controbilanciare le perdite agricole arriveranno le rimesse degli emigrati e gli aiuti internazionali. Appunto, gli aiuti, ma se la raccolta per affrontare l'emergenza arranca, potrebbe verificarsi lo scenario più temuto. E la presidente Gloria Arroyo, parlando ieri durante un briefing economico, ha chiamato in causa la questione dei cambiamenti climatici per esigere aiuti dai paesi ricchi: “Non siamo responsabili ma vittime del surriscaldamento globale – ha puntualizzato la Arroyo - e chi l'ha provocato, cioè i paesi industrializzati, deve pagare e contribuire a riabilitare le aree colpite”. Che le piogge straordinarie e i tifoni siano legati al cambiamento climatico l'aveva sottolineato anche il numero uno dell'agenzia Onu che se ne occupa, Yvo de Boer. E la presidente filippina ha colto l'assist: “Le vittime vanno ricompensate, non penalizzate con alti interessi e condizionamenti”, aggiungendo che il contributo del suo paese al surriscaldamento globale è minimo. E presto la neonata commissione nazionale speciale pubblico-privata per la ricostruzione comincerà a batter cassa ai possibili donatori.

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