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Attacco al quartier generale militare di Rawalpindi, un commando sfonda il posto di blocco, uccide sei soldati e fa 40 ostaggi. All'alba di oggi, il raid militare per liberarli: 3 ostaggi e almeno 4 attentatori morti nell'operazione. "Tutto sotto controllo", assicura l'esercito, ma sale l'imbarazzo. Solo poche settimane fa Islamabad cantava vittoria.

Junko Terao

Domenica 11 Ottobre 2009

Un attacco a sorpresa al cuore militare del Pakistan, messo a segno in pieno giorno nella zona ritenuta in assoluto la più sicura del paese, il quartier generale dell’esercito a Rawalpindi. Ecco la risposta dei taleban, il terzo attentato in meno di una settimana, alle dichiarazioni del governo di Islamabad che, solo poche settimane fa, aveva assicurato che “la battaglia contro i militanti islamisti è quasi vinta, i taleban stanno per arrendersi”. Poco prima delle dodici di ieri, ora locale, un commando di almeno sei attentatori, travestiti da militari e armati di fucili d’assalto e granate, a bordo di un furgoncino Suzuki hanno fatto irruzione nella sede del comando generale dell’esercito, a pochi chilometri dalla capitale Islamabad. Lancio di granate per forzare il posto di blocco ed è iniziata la sparatoria. Lo scontro a fuoco coi militari è durato quarantacinque minuti: sei soldati e quattro attentatori sono rimasti uccisi. La situazione, stando alle prime dichiarazioni del comando generale, sembrava tornata sotto controllo, ma nel frattempo altri membri del commando, quattro o forse cinque, secondo fonti di Islamabad, sono riusciti ad entrare in un edificio del complesso e a prendere in ostaggio un numero imprecisato di militari. Almeno dieci, forse quindici, ma poi si viene a sapere che erano 40, tra cui alcuni civili e anche degli alti ufficiali: ieri sera si trovavano ancora nelle mani dei taleban all’interno del quartier generale circondato dalle truppe dell’esercito. all'alba di oggi il raid per liberarli, con un bilanci di 3 ostaggi e 4 sequestratori morti. A rivendicare lo stupefacente colpo, di enorme portata soprattutto simbolica, è arrivata una telefonata all’emittente Geo Tv del gruppo taleban, vicino ad al Qaeda, Tahrik-e-Taliban Pakistan (Ttp) di Hakemullah Meshud, lo stesso che ha firmato l’attentato di lunedì scorso alla sede del Programma alimentare mondiale dell’Onu a Islamabad, dove sono morte cinque persone. In una conferenza stampa organizzata in South Waziristan, Hakemullah Meshud l’aveva detto chiaramente: l’esercito pakistano sarebbe stato l’obbiettivo principale degli attacchi del suo gruppo. E così è stato. Il governo, che fino a poco fa cantava vittoria, ha cantato vittoria decisamente troppo presto e, soprattutto, senza fare i conti con le reali capacità strategiche e l’audacia dei guerriglieri estremisti. Che, alla vigilia di una annunciata imminente offensiva di terra nella regione del South Waziristan, al confine con l’Afghanistan, dove i taleban hanno le loro roccaforti, hanno dimostrato di cosa sono ancora capaci. Proprio la fine delle operazioni ai confini con l’Afghanistan – regione ripetutamente colpita dagli attacchi dall’alto dei droni americani -, insieme alla richiesta di una condanna per l’ex presidente Pervez Musharraf e alla chiusura degli uffici di tutte le ong presenti nel pease, sono citate nel testo della rivendicazione. Anche l’attentato suicida di venerdì a Peshawar, un’autobomba con cinquanta chili di esplosivo a bordo che ha ucciso almeno cinquanta persone in un mercato affollatissimo, sarebbe legato all’imminente operazione militare. Dichiarata imminente per troppo tempo, da almeno due settimane, e non ancora iniziata. Un errore, secondo gli analisti, che Islamabad sta pagano in questi ultimi giorni e continuerà a pagare, perchè gli attentati presumibilmente non si fermeranno. In una manciata di ore, insomma, lo sbandierato successo di Islamabad contro gli islamisti armati si è sgretolato proprio a partire dalle sue fondamenta. Uno spettacolo insopportabile, al punto che le quattro emittenti private del paese che stavano trasmettendo in diretta da Rawalpindi, sono state improvvisamente oscurate. Black out totale a Geo Tv, Samaa, Express News e Ary News: «Non abbiamo idea del perchè siano state bloccate le nostre trasmissioni. Stavamo solo trasmettendo in diretta ciò che accadeva sulla scena», ha fatto sapere il responsabile delle news di Geo, Ansar Naqvi da Karachi. Un portavoce della Samaa ha precisato che le trasmissioni della sua emittente sono state oscurate “solo” nelle città principali del paese, Islamabad, Karachi e Lahore. «Ci hanno spiegato che presto la trasmissione riprenderà», ha aggiunto. Il debole governo pachistano prova a fare la voce grossa e, insieme al presidente Asif ALi Zardari, fa sapere che Islamabad non si farà intimorire dalla serie di attentati e che andrà avanti sia nell’offensiva in corso nella valle dello Swat, sia nella tabella di marcia per iniziare quella nel South Waziristan. Ma non sarà certo quella mega operazione a togliere di mezzo la minaccia talebana. Un altro fronte caldo, la provincia del Punjab al confine con l’India, casa dei gruppi estremisti anti-indiani, è pronta a dar man forte ai taleban. E sia Washington che Nuova Delhi chiedono da tempo che Islamabad se ne occupi.

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