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La Turchia e l’Armenia firmeranno il 10 ottobre un protocollo per normalizzare le sue relazioni che entrerà solamente in vigore solo con la ratificazione dei due parlamenti. Ed il 14 ottobre ci sarà la seconda partita di calcio”diplomatico” tra i due paesi. Cosa c'è dietro questa football diplomacy

Ekrem Eddy Güzeldere*

Giovedi' 8 Ottobre 2009
Dopo la “diplomazia del terremoto” nel 1999 tra la Turchia e la Grecia, adesso si assisite alla “diplomazia del pallone” tra Ankara ed Erevan. Nella nuova politica estera della Turchia (avere “zero problemi coi vecini”), l’Armenia è rimasta infatti l’eccezione. Come l’ex ministro degli esteri Ali Babacan ha detto nel Aprile 2008 “la Turchia vuole vedere pace, stabilità, sicurezza e prosperità nella sua regione, però le nostre relazioni con l’Armenia non sono adatte a questa formula.” Non ci sono relazioni diplomatiche e il confine tra i due paesi è chiuso. La ragione per questa chiusura non è tanto l’interpretazione diversa della storia comune tra turchi ed armeni alla fine del Empiro Ottomano nel 1915/16, che gli armeni chiamano genocidio e i turchi no, ma il conflitto sul Karabagh tra Armenia e Azerbaijan. Nel 1993 la Turchia ha chiuso il confine per protestare contro l’occupazione del Karabagh - regione in Azerbaijan con una populazione di maggioranza armena - da parte dal esercito armeno.

Quando Babacan ha detto che l’Armenia non fa parte della nuova politica estera turca, negoziati segreti tra diplomatici dei due paesi avevano invece già cominciato a dipanarsi in territorio svizzero nel tentativo di trovare modi per normalizzare le relazioni. È in questo negoziato che si è aggiunta il calcio, inizialmente in modo casuale: il caso infatti ha messo Turchia e Armenia nello stesso gruppo per i mondiali del 2010 in Sudafrica. Ma poi lo sblocco è arrivato quando il presidente armeno ha sorprendentemente invitato il presidente turco a guardare la partita insieme nello stadio di Erevan. Quasi un anno è passato da questo incontro storico quando Abdullah Gül aveva visitato la capitale armena per alcune ore il 6 settembre 2008. Dopo questa visita, Gül aveva parlato in aereo di “un nuovo inizio”...le aspettative erano grandi e i rispettivi ministri degli Esteri si sono anche visti alcune volt e si parlava pure di aprire il confine dopo la visita di Obama in Turchia nell'aprile 2009. ma non molto di più tra i due paesi non si ha realizzato. Durante l’estate i negoziati continuavano e il 1 settembre le parti hanno presentato un risultato concreto in forma di due protocolli per stabilire relazioni bilaterali. Ancora però però senza firme. Queste firme mancanti saranno quelle del ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoğlu, e dell'armeno, Eduard Nalbandyan, il 10 ottobre a Zurigo.

Dopo le firme però i due parlamenti devono ratificare i protocolli e questo non sembra molto facile. Per il governo turco il “problema Karabagh” ancora blocca ogni passo verso una stabilizazzione delle relazioni diplomatiche con l’Armenia. Il 13 maggio 2009 il primo ministro turco Erdogan ha assicurato agli azeri nel parlamento di Baku che “non è possible, che la Turchia apra il confine con l'Armenia prima della soluzione del conflitto del Karabagh.”E questa soluzione non sembra certo possibile nelle prossime settimane, o mesi: si pensa invece a una maratona di negoziale che durerà anni. Per l’Armenia non ci sono ostacoli gravi però, come il presidente Sarkisyan ha ben visto negli ultimi giorni, la resistenza contro un accordo con la Turchia, in particolore nella diaspora armena, è molto ampia e la pressione degli ultranazionalisti sta aumentando. E questo non solo per gli armeni: anche in Turchia l’opposizione si è messa con forza contro questa normalizazione, già da mesi. Il partito ultra-nazionalista MHP ha invitato molte volte parlamentari azeri a partecipare in trasmissioni televisive, discussioni nelle università e incontri con politici, interpretando la normalizazione con l’Armenia come un tradimento dei fratelli azeri. L’opposizione parlamentare - con quella fuori del parlamento - non è solamente contro la normalizazione con l'Armenia ma più in generale contro le iniziative di democratizzazione degli ultimi mesi. Si parla di diritti linguistici per i kurdi, si apre una facoltà anche per il kurdo nell’università di Mardin e della riapertura della scuola teologica ortodossa ad Istanbul...tutto questo non piace ad un’opposizione che vuole difendere lo status quo a tutti i costi.

Come la politica può scendere nello stadio, si poteva vedere il 26 settembre 2009 nella partita tra Bursaspor e Diyarbakirspor. I tifosi della Bursa (Nordovest della Turchia) sono venuti allo stadio preparati con cartoline che dicevano “felice chi può dirsi turco”, “PKK fuori” (banda terroristica kurda) o semplicemente “Turchia”. Diyarbakir è la citta più grande nel Sudest della Turchia dove la maggioranza della popolazione è kurda. E in questo stadio, famoso per i suoi tifosi nazionalisti e razzisti, si giocherà la seconda partita Turchia-Armenia nel 14 di ottobre. Bursa era solamente la seconda scelta, inizialmente si voleva fare la partita di inaugurazione del nuovo stadio di Kayseri (Anatolia centrale) in presenza dei due presidenti. Simbolismo forte perché è la città di nascita del presidente turco e ha un'antica presenza di armeni. Però il presidente armeno ha fatto sapere che sarebbe venuto solo se sarebbe potuto entrare la Turchia in macchina attraversando il confine. In reazzione i turchi, per evitare l’imbarazzo di avere Gül nel nuovo stadio di Kayseri senza il suo omologo armeno, hanno “trasferito” la partita a Bursa. Al momento è ancora possibile che i due presidenti guardino la seconda partita insieme, però come il calcio ha aiutato la politica un anno fa, questa volta può anche dannegiare la stessa se ci saranno tifosi che gridano contro la presenza del presidente armeno.
La partita non ha solamente un’importanza diplomatica: sarà anche calcisticamente molto importante per la Turchia che è solamente nel terzo posto nel gruppo. Ma sugli spalti dello stadio questa volta il pallone passa in secondo piano.

* analista nel ufficio del European Stability Initiative ad Istanbul che ha pubblicato ad Aprile 2009 un nuovo rapporto sulle relazione tra la Turchia e l’Armenia e che si può leggere sul sito di Esi.



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