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All’indomani del disgelo con Obama seguito alla rinuncia Usa all’Abm, all’euforia si sostituisce il pragmatismo, proprio mentre a Ginevra ricominciano i colloqui Usa-Russia per il rinnovo del trattato Start sul disarmo.

Lucia Sgueglia

Martedi' 22 Settembre 2009

MOSCA – Gli Iskander russi a Kaliningrad restano nell’aria, Mosca teme che il nuovo scudo di Obama faccia più danni di quello di Bush. All’indomani del disgelo con Obama seguito alla rinuncia Usa all’Abm, all’euforia si sostituisce il pragmatismo, proprio mentre a Ginevra ricominciano i colloqui Usa-Russia per il rinnovo del trattato Start sul disarmo. Frena gli entusiasmi Nikolaj Makarov, capo di Stato maggiore russo: la decisione di rinunciare a installare missili nell'exclave russa sul baltico «non è stata ancora presa. Si tratta di una decisione politica, spetta al presidente», e comunque gli Usa “non hanno abbandonato il sistema antimissile, lo sostituiscono con un componente marittimo». Venerdi Dmitry Rogozin, rappresentante russo alla Nato, aveva dato per certo lo stop al progetto russo; la notizia, non riportata dalle agenzie russe, veniva confermata sabato dal viceministro della difesa V. Popovkin. Ma ora lo scetticismo sulla possibilità di una vera cooperazione tra Russia e Usa sullo scudo europeo in funzione anti-iraniana si abbatte anche sugli esperti, intervenuti ieri in una conferenza stampa a Mosca: “Per costruire un sistema comune di difesa antimissile, occorre un sistema di informazione unico e centralizzato – arduo accordarsi su questo tra Usa e Russia. Idem sulla possibilità di individuare minacce comuni”, leggi Iran. spiega A. Tsyganok, direttore del Centro di Previsioni Militari. E qualcuno suggerisce che non si può tenere fuori la Cina. La collaborazione con la Nato? “Va bene, ma la Russia non deve perdere di vista i propri interessi”, leggi Georgia e Ucraina. Più ottimista Alexander Pikayev, esperto di disarmo dell’Accademia delle Scienze: “Obama ha fatto un passo importante. Già alla fine degli anni 90 la Russia propose alla Nato di collaborare, invano. Ora è possible farlo, ottenendo risultati non grandi, ma pratici”.

Oggi sul Messaggero di Roma, in Esteri



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