Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


BOSTON, I DUE FRATELLI CECENI, SRADICATI FIGLI DELLA DIASPORA 19/4/2013

MOSCA 20 ANNI DOPO: DALLE BARRICATE AI BLOG 10/10/11

Loulan Beauty - VIAGGIO NELL'ASIA DI MEZZO 15/12/10

SMOLENSK, MUORE LECH KACZINSKY

KIRGHIZISTAN: BAKIEV RESISTE NEL SUD, OPPOSIZIONE VOLA A MOSCA

KIRGHIZISTAN, BAKIEV: NON ME NE VADO, PARLIAMONE. OTUNBAIEVA RIFIUTA

ZHANNET LA KAMIKAZE DI MOSCA 3-4-10

CAUCASO E TERRORISMO, NON PIU SOLO "PISTA CECENA"

ATTENTATI MOSCA, VOCI DALLA LUBYANKA

STRAGE A MOSCA, TORNA IL TERRORE NEL METRO

START 2, FIRMA VICINA 25-3-10

RUSSIA IN PIAZZA, GIORNO DELL'IRA CONTRO PUTIN 21-3-10

CRISI MEDIORIENTE, A MOSCA IL QUARTETTO CONTRO NETANYAHU 20-3-10

RUSSIA. VOTO REGIONALE: QUALCOSA SI MUOVE? 16-3-10

KIRGHIZISTAN, RIVOLUZIONE ANTI-TULIPANI

VLADIVOSTOK, RUSSIA: IL FUTURO è "FAR" 19-9-09

Scherzano in un bizzarro pidgin russo-asiatico, vanno dal parrucchiere in Cina, dal dentista in Corea, comprano auto in Giappone, non li sorprenderebbe un futuro di bimbi dagli occhi blu a mandorla. Finché non la vedi, non puoi credere che in Russia esista una città così. Mosca teme che la grande Cina - vicinissima - la inghiottisca in un boccone. Ma l’ex Dominatrice dell’Est blindata dall’Urss oggi si apre e sorride, scommettendo proprio sull'est. Perché la geografia è un destino. Qui orientale fa rima con familiare, esotico è l’Occidente. L'Asia un vicino della porta accanto, il “multiculti” un modo d'essere da 100 anni e un’opportunità da cogliere, secondo un’equazione economica elementare (foto: D. Monteleone)

Lucia Sgueglia

Sabato 19 Settembre 2009
VLADIVOSTOK – Pechino, Tokio, Seoul: appesi sulla parete nell’atrio dell’hotel Baia dell’Amur, invaso dalla luce lattea del Pacifico, quei tre orologi sincronizzati sulle grandi megalopoli d’Asia dicono già tutto. Un quarto punta le lancette su Mosca, ma non è che una formalità quaggiù, al capolinea della Transiberiana, nella città più lontana al mondo dalla propria capitale: 9 ore di volo, 7 fusi orari, in mezzo c’è la Siberia. Tutt’intorno, a pochi passi, è Oriente, la frontiera scorre nel dna e il futuro, qui nessuno ha dubbi, è là. Grupponi di turisti cinesi arrivati in autobus si godono il sole in terrazza, affacciati sull’immensa baia del Corno d’Oro. “Sì, come a Istanbul - annuisce in perfetto mandarino la guida bionda. “Di fronte a voi, è Mar del Giappone”. In spiaggia ragazzi e ragazze, windsurf in braccio, si affrettano per afferrare l’ultima onda della sera. Più tardi un rave su uno degli isolotti della zona, un tempo off limits.
È questa Vladivostok, finis terrae dell’Urss, fortezza militare segreta e chiusa fino al 1991? Per anni ne giungevano solo notizie di black out energetici, contrabbando, criminalità, l'economia che non decolla mai. Oggi nel porto stanno ormeggiate ancora le vecchie navi da guerra della Flotta del Pacifico, prima sovietica e poi russa. Ma al molo accanto attraccano navi da crociera da Tokio e Seoul, e ferry boat settimanali approdano a Dong We in Sudcorea, per poi raggiungere la prefettura nipponica di Tottori. I businessmen scendono al quattrostelle Hyundai, devoti a un’equazione elementare: “A noi servono materie prime, a loro braccia e spirito imprenditoriale. Matrimonio perfetto” sintetizza Javver Jiang da Lingqiao, 180 km da Shangai, che ha aperto qui una ditta di cartone pressato impiegando locali. Da Tokio arrivano le auto usate che fanno l’80% del traffico cittadino, insieme a veicoli cinesi mai visti: si guida col volante a destra. “E mangiamo il borsh con le bacchette”, scherza Oksana, 22 anni, giornalista in erba. Come le sue amiche non ha mai messo piede a Mosca ma ha visto Cina, Corea, Vietnam; va a tagliarsi i capelli a Suifenhe o Harbin, trova trendy pranzare nelle bettole del mercato Sportivnaja, dove si comunica in uno strano pidgin russo-cinese: “fanno la cucina migliore in città”. Un futuro di bimbi dagli occhi blu a mandorla non le pare fantascienza. A Mosca chiunque la guarderebbe come un’aliena, per non dire schifato. Là la diffidenza per lo straniero è regola, qui il “multietno” è tradizione da almeno un secolo. E la Cina in boom un vicino della porta accanto, che ai giovani non fa paura. “Per noi – ammette, - esotico è l’Occidente”.
A Mosca si grida al “pericolo giallo”, c’è chi dice che questa sia già terra straniera, ormai non più russa: ma i nativi vedono tutto da una prospettiva diversa. Immigrati anche loro un tempo da Caucaso e Ucraina, amano paragonare la propria città a San Francisco: c’è l’Oceano, e bei palazzi eclettici antichi sulle vie a saliscendi solcate dai filobus. Krusciov vi volle pure una funicolare: ancora funziona, porta al tempio buddista sulla collina. E presto Vladivostok avrà il suo Golden Gate. Nel 2012, per il summit tra i paesi del Pacifico, quando qui sbarcheranno i pesi massimi dell’economia mondiale, Usa inclusi. Un’idea di Putin, che vuol farne motore di sviluppo per tutta la regione ed evitarne l’alienamento dal “centro”. “E’ la nostra assicurazione sul futuro” gongola il governatore di Prymorie di cui “Vladi” è capoluogo, Sergey Darkin: “Oggi siamo l’unica città in Russia, con Sochi olimpica, dove con la crisi i cantieri non si sono fermati”.
Ma primo business resta il porto commerciale, sublime porta verso gli affamati vicini dell’est, immune dal ghiaccio e dominato dai grandi cargo della Far Eastern Shipping Company (Fesco), prima compagnia locale. Tutto export: legname, carbone, acciaio, pesce, e presto energia quando il nuovo gasdotto da Sakhalin alla Manciuria sarà completato. “Col summit avremo anche un nuovo terminal, ma si può fare di più” incalza Aleksey Dovbysh, capo ufficio stampa del porto. Mesi fa fece clamore la protesta locale contro il blocco del governo all’import d’auto straniere, le usate giapponesi, che qui da lavoro a migliaia di piccoli privati, tra lecito e illecito, tutti in piazza a gridare “abbasso Putin”, una roba che non si era mai vista altrove. Alla fine l’han spuntata: decreto ritirato. “Chiudere le frontiere non serve, anche Mosca l’ha capito anche se continua ad alzare barriere ai commerci di frontiera, e frena sull'abbraccio con l'Asia. 100 anni fa questo era un grande portofranco, calamitava mercanti da tutto il mondo. Il nostro destino è tornare a quel passato: un grande hub di trasporto Europa-Asia con zona duty free, come Hong Kong, Singapore, Shangai” è sicuro Andrey Voronoy, editore di V-City, prima rivista dedicata interamente alla città. Voglia d’indipendenza? “No. Serve solo un po’ di autonomia economica, magari uno status speciale. E che i soldi non finiscano tutti a Mosca come ora”. Non è la più ricca né la più promettente delle città russe secondo i rating nazionali, e forse il booom non arriverà mai. Ma a Vladi si sta conducendo un esperimento unico al mondo, anche di tolleranza. Per qualcuno è un incubo, per altri l’opportunità del secolo. Su una cosa tutti sono d’accordo: la sfida più grande per la Russia degli anni a venire, si gioca qui.


IL MOTTO: “La geografia è un destino”

RITRATTO IN CIFRE: 105 mld. di rubli (2.306.238.071 euro) il budget di Mosca per il XX Summit dei paesi della cooperazione Asiatico-Pacifica (http://www.apec.org). Ci lavoreranno in 14mila. Nei progetti un nuovo modernissimo campus, autostrade, alberghi, parchi, sale congressi, teatri d’opera e balletto, e due ponti-simbolo: uno tra le due rive del Corno d’Oro, l’altro (3.2 km, costo 1 mld. di dollari, criticato dagli ambientalisti) proteso a est verso l’isola Russki, sede del meeting.
2.638.000 tonnellate il carico/scarico del Porto nel primo semestre 2009.
8 giorni di viaggio, 9288 km per arrivare da Mosca la ferrovia Transiberiana.
La locale Far Eastern University (www.fenu.ru) è tra le top 5 di Russia: più di 40mila studenti, 80 progetti internazionali.

I PREFERITI: Vladivostok pullula di eventi transasiatici. Pacific Meridian, ottimo cinefestival internazionale, si tiene a settembre (http://www.viff.vl.ru ). I vecchi fortini militari ospitano la kermesse annuale di Land-Art, a luglio la Biennale di Arte Visuale attira artisti da tutta l’Asia. Skazka pro temnoty (2009) del regista locale Nikolai Homeriki, girato qui, è stato presentato a Cannes. Dersu Uzala di Akira Kurosawa (1975, coproduzione russo cinese) è dedicato a Vladimir Arsenev, mitico scopritore dell’estremo oriente russo.

A SPASSO PER MILLIONKA
Nel 1920 più di metà abitanti di Vladivostok sono cinesi, nipponici, coreani. Nel centro storico fiorisce il Quartiere orientale, regno di fumerie d’oppio, bische, bordelli per marinai e banditi; c’è un circo e un teatro cinese, una borsa sotterranea del lavoro nero. Negli anni 40 l’Nkvd di Stalin decide la “liquidazione”. Oggi Millionka rinasce grazie a giovani artisti e creativi come Vladimir, Julia e Viktor, ideatori di Art Office: un appartamento privato, di giorno studio di grafica e architettura, la sera club alternativo dove può capitarti di ascoltare una band reggae sdraiato su cuscini, nello spirito hippie e relax tipico di qui.

IL COWBOY VENUTO DAL FAR EAST
Pionieri, esploratori, avventurieri, mercanti, contrabbandieri, tycoon europei, americani e asiatici: il Museo Arsenev celebra l’epopea della conquista del selvaggio Est sotto gli zar, un’impresa titanica. La “Dominatrice dell’Est” nasce nel 1860, tra i fondatori c’è lo svizzero Jules Brynner: fiuta il boom, fonda una compagnia di trasporti marittimi, arraffa miniere d’argento e zinco. Fino al 1922 quando arrivano i bolscevichi, la sua famiglia è la più ricca in città. Il nipote Jul fa in tempo a nascere qui, sarà il primo russo a vincere un Oscar.

PERICOLO GIALLO?
A Mosca c’è chi dice che la Russia ha già perso il Far East, ormai colonia d’Asia schiacciata dal peso demografico-economico di Pechino. E grida al pericolo giallo. Ma da queste parti la vedono diversamente. “Invasione? Sciocchezze” nega Viktor Larin, sinologo ed esperto di rapporti Russia-Cina. “Le statistiche dicono il contrario: vengono, fanno piccoli commerci, investono, ma non vogliono trasferirsi qui. Vogliono le materie prime che da noi abbondano, offrono forza lavoro carente in quest’area spopolata, prodotti migliori e più economici. Per noi non c’è alternativa, loro là oltre il confine sono milioni, noi poche migliaia. Dobbiamo farne un punto di forza”.

POLLICE VERSO
Automobili, braccia, utensili, vestiti, cibo: a Vladi la dipendenza dai prodotti asiatici è quasi totale, male. Altra pecca: per volare negli Usa bisogna passare per Seoul, o fare il giro da Mosca, più economico ma servono quasi 3 giorni. Molti giovani dal Far East continuano a emigrare a ovest. Ma per la prima volta quest’anno a Vladi l’emorragia si è fermata: Aleksei Buntush, 36 anni, producer tv, è tornato qui da Mosca con la famiglia: “la vita è più sana, e più interessante”.

LA NOTTE è PICCOLA
Un aperitivo chic al Grand Café all’ultimo piano della vecchia Stazione Marittima, dove prima c’era un ristorante sovietico per marinai. Due salti al BSB, rock genuino e band da Tokio. Gli alternativi al Placebo, film e musica d’autore tra arredi indiani. Sexy show soft al Davidoff, techno russa al ristorante Bejing. Con decine di club, caffé e locali, per una città di 750mila abitanti Vladivostok non ha nulla da invidiare alle big russe.

“PIù STRANIERI CI SONO, MIGLIORE è LA CUCINA”
Roman Ivanishev, autore di una patinata guida gastronomica del Prymorie, ne è convinto: “il nostro vero tesoro è nei fornelli, la cucina più internazionale di tutta la Russia”. Sushi, wan ton e kimchi sono di casa, decine di ristoranti etnici “veri”, pesce ottimo, prezzi moderati. “Già nel 1860, i soldati nei fortini non mangiavano kasha ma un mix russo-cinese, i cuochi più bravi erano russo-coreani, poi arrivarono italiani, francesi, americani. La ‘cucina casalinga’ era fusion”. E la tradizione, sorpresa, continua in epoca sovietica: “Cuochi giapponesi e cinesi venivano a lavorare sulle navi militari, marinai russi si imbarcavano sulle leggendarie crociere sovietiche, riportando a casa ricette e profumi”.

ECOFRONTIERA
Biker tedeschi e svedesi, giapponesi fan degli sport estremi, ecoturisti americani e canadesi: a Vladivostok gli stranieri approdano attratti da una natura unica al mondo che mescola taiga, tundra e tropici, orsi e tigri, fiori di loto e foreste, dune a vigneti e cedri, tribù indigene e spiagge incontaminate. Dall’Europa si arriva via Mosca su lussuosi boeing Aeroflot o con Vladivostok Avia, che ha più voli settimanali per Seoul, Pechino, Osaka, Turchia, Egitto.

Guarda le foto su Io Donna



Powered by Amisnet.org