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MOSCA RISPONDE A OBAMA: STOP AI CONTROMISSILI 19-9-09

La risposta di Mosca all’annuncio di Obama non si fa attendere: stop all’idea di piazzare “contromissili” di tipo Iskander nell’exclave russa sul Baltico, giusto in faccia a Polonia e Lituania. Quell’idea solo teorica, partorita dai generali, ma appoggiata pubblicamente da Medvedev proprio come ritorsione all’Abm di Bush, “minaccia alla sicurezza nazionale russa”.

Lucia Sgueglia

Sabato 19 Settembre 2009

MOSCA – Mosca che dimentica le batterie “antiBush” a Kaliningrad, Rasmussen che “non è un sognatore”, ma ora sente di sfiorare il “sogno” di uno scudo comune con la Russia. Il giorno dopo l’addio di Obama allo scudo spaziale, relitto dell’era Bush e principale nodo delle tensioni con Mosca, appare così, visto da Mosca, il nuovo umore nelle relazioni Russia-Usa: una gara a colpi di gesti di buona volontà, dove a rinuncia corrisponde rinuncia, a offerta una controfferta. Idillio, o frutto di cinico baratto come suggerisce qualcuno?
La risposta di Mosca all’annuncio di Obama non si fa attendere: stop all’idea di piazzare “contromissili” di tipo Iskander nell’exclave russa sul Baltico, giusto in faccia a Polonia e Lituania. Quell’idea solo teorica, partorita dai generali, ma appoggiata pubblicamente da Medvedev proprio come ritorsione all’Abm di Bush, “minaccia alla sicurezza nazionale russa”. Elogiato “l’approccio responsabile” di Obama, lo zar russo aggiunge: “Sono pronto ad ascoltare di più gli Usa”, ma precisa, in un’intervista ai media svizzeri, che Mosca non è interessata a «compromessi primitivi». Niente do ut des insomma. Tuttavia il baratto a leggere la cronaca della giornata pare un dato di fatto. In mattinata Vladimir Putin da Sochi definisce la decisione di Obama “un gesto giusto e coraggioso”, ma subito rilancia chiedendo di più: “Speriamo ne seguano altri, come la cancellazione di tutte le limitazioni per la cooperazione con la Russia, compreso il trasferimento nel nostro paese delle alte tecnologie, e l'attività per allargare il Wto a Russia, Kazakhstan e Bielorussia». Il riferimento è all’emendamento Jackson-Vanick che Washington mantiene dai tempi della guerra fredda e blocca il trasferimento di tecnologie verso l’ex Urss. La Russia resta l’unica grande economia mondiale fuori dal WTO.
I media locali esaltano la vittoria della linea dura: “il primo passo l’ha fatto Obama”. Mentre fa capolino l’eterno terzo attore nelle relazioni Russia-Usa: la Nato. Tende la mano a Mosca Anders Fogh Rasmussen, segretario generale dell’Alleanza: “Dobbiamo esplorare la possibilità di legare i sistemi di difesa missilistica di Usa, Nato e Russia», azzarda parlando di «un nuovo inizio nelle relazioni Nato-Russia». «Dopo anni di incomprensioni è giunto il tempo di voltare pagina e rafforzare la cooperazione in tutte le aree di comune interesse» prosegue facendo notare che la proliferazione balistica è “una minaccia per la Nato ma anche per la Russia”. E incassa l’approvazione di Dmitrj Rogozin, rappresentante di Mosca alla Nato: «Proposte molto positive e costruttive», commenta il diplomatico chiedendo alla Nato di elaborare una road map per un sistema antimissile congiunto nella Ue: è l’“EuroPro”, un vecchio progetto russo abbandonato quando Bush annunciò l’Abm: “Ma le misure militari vanno considerate solo extrema ratio, e approvate da tutte le parti”. Rasmussen però non concede niente per niente: «Ci aspettiamo che la Russia eserciti la massima pressione politica possibile affinchè Teheran rinunci alle sue ambizioni nucleari». E anche Rogozin resta sul chivalà: “no all’euforia infantile”, avverte. Ricordando che gli Usa “non hanno abolito il progetto di scudo, solo corretto i propri errori e scelto un appoccio piu flessibile”; ma il nuovo scudo, basato in mare, “potrebbe essere persino più pericoloso per la Russia” del primo: “magari con navi militari piazzate di fronte a Pietroburgo”.

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