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PUTIN IN POLONIA: LE COLPE DELLA GUERRA 70 ANNI DOPO 1/9/09

"Immorale" il patto Molotov-Ribbentropp: Putin per la prima volta tende la mano a Varsavia. Ma Mosca non ci sta a farsi addossare tutte le colpe della guerra: se mea culpa deve essere... (Putin col collega polacco Donald Tusk a Danzica)

Lucia Sgueglia

Martedi' 1 Settembre 2009
MOSCA - "Le ombre del passato non devono oscurare la presente e, tanto meno, futura cooperazione tra Russia e Polonia". Queste parole, scritte ieri da Vladimir Putin sul quotidiano polacco Gazeta Wyborcza, potrebbero esser l'avvio di una storica distensione tra Mosca e Varsavia, dopo anni di "guerra della memoria" sull'eredità del comunismo e tensioni d'ogni tipo. Oppure l'esca per un nuovo affondo. Ha disertato la Libia, il premier russo, per Danzica, dove oggi con 20 altri leader europei ricorderà i 70 anni dal patto Molotov-Ribbentropp. Quell'accordo di non aggressione tra Hitler e Stalin che, il 23 agosto 1939, sancì segretamente la spartizione dell'Europa nordorientale in sfere d'influenza, Polonia inclusa, e diede avvio una settimana dopo alla seconda guerra mondiale.

Per i polacchi, resta "fonte di tutte le disgrazie nazionali". Putin, sul giornale nato nell'89 dalla ventata di Solidarnosc, lo condanna come "immorale". Ma aggiunge che non fu ragione unica della guerra: la ri-divisione dell'Europa era iniziata col trattato di Versailles (1919), "umiliante" per Berlino; poi l'accordo di Monaco del 1938, con il quale Francia e Gran Bretagna regalarono la Cecoslovacchia (i Sudeti) a Hitler "distruggendo ogni speranza di creare un fronte comune contro il nazismo», e "lasciò sola l'Urss" contro Germania e Giappone. Già nel dicembre 1989, comunque, ricorda l'ex zar, il congresso del popolo dell'Urss aveva denunciato inequivocabilmente le responsabilità di Stalin e Molotov, "a differenza di altri, benché abbiano preso decisioni contraddittorie negli anni Trenta». Un'allusione al collaborazionismo coi nazisti di molti stati esteuropei. Insomma, se mea culpa deve essere, che valga per tutti, suggerisce Mosca. Memorie ancora divise, a 65 anni dal conflitto: per la "Nuova Europa", i sovietici furono "occupanti" e non "liberatori"; ma Mosca rivendica il sacrificio di 27 milioni di soldati sovietici per sconfiggere Hitler. E proprio contro le "falsificazioni della storia" a detrimento della Russia, a maggio zar Medvedev ha creato una commissione ad hoc. Che punta il dito contro le glorificazioni recenti del passato nazista nei Baltici, ad esempio con le marce delle ex SS lettoni a Riga. Dal 2004 con l'ingresso nella Ue e nella Nato dei paesi dell'ex patto di Varsavia, la battaglia per la storia s'è fatta infuocata, diventando un fatto politico, e indirettamente "antirusso": dalla lustratsja dei Kaczynski, alla rimozione del soldato di bronzo a Tallinn, alla Carestia ucraina del 1932, per Kiev "genocidio". A Danzica, Putin parlerà anche di Katyn, un nome che è un macigno: 1940, la polizia segreta sovietica fa strage di 22mila ufficiali polacchi, dando poi la colpa ai nazisti. Mosca da anni rifiuta di aprire un'inchiesta in merito, come chiede Varsavia. Un "crimine" scrive adesso l'ex zar, e "capiamo i sentimenti del popolo polacco verso Katyn". Ma invita a voltare pagina, rammentando "il destino tragico dei soldati russi prigionieri dei polacchi nel 1920», che «dovrebbero essere simbolo di dolore comune e perdono reciproco». Difficile che Varsavia accetti.
Ma oggi Putin spera nel nuovo governo polacco di centrosinistra di Donald Tusk per rafforzare i legami economici con la Polonia. E magari in un ammorbidimento sullo scudo spaziale. "Una mano tesa che non va rifiutata", commenta l'ex premier socialista Leszek Miller, a prezzo per Varsavia di "vedersi bollare per sempre come russofoba".

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