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DEL BOCA/LIBIA, ONORIFICENZA? GRAZIE NO 28/8/09

Lo storico rivela che non è il primo caso di censura dei suoi libri: "Sono stupito del silenzio di Frattini"

Nella foto: un'immagine di Angelo Del Boca quando era inviato speciale

Emanuele Giordana

Venerdi' 28 Agosto 2009

All'ambasciata libica di Roma c'è un'onorificenza che aspetta Angelo Del Boca, che però non la ritirerà. Né andrà ai festeggiamenti dei quarant'anni che si terranno a fine settembre alla rappresentanza diplomatica in Italia. Dopo che il suo libro sull'eroe della resistenza libica Mohamed Fekini è stato censurato in Libia, lo storico del colonialismo italiano rivela che non è la prima censura che Gheddafi in persona ha fatto sui suoi libri e si dice stupito del silenzio delle istituzioni italiane sulla decisione attuale del ministero della cultura di Tripoli. Ma, aggiunge, Berlusconi fa bene ad andare a celebrare lo storico accordo siglato un anno fa a Bengasi anche se è fuori luogo l'idea delle frecce tricolori e nell'accordo manca un elemento fondamentale: la richiesta alla Libia - che non ha una Costituzione – di garantire i diritti civili e umani, un aspetto politico che non può essere bypassato da un protocollo che premia i due paesi sotto l'aspetto commerciale. “Mi ha meravigliato – dice l'autore di “A un passo dalla forca” - il silenzio dell'ambasciata libica ma soprattutto del ministro degli esteri alla notizia della censura del mio libro in Libia. Resto stupefatto che non abbia sentito, non dico il dovere di promuovere un'iniziativa, ma nemmeno la sensibilità di ascoltare la mia voce e le mie ragioni. Non chiedo al ministro Frattini di difendermi coi libici ma almeno una telefonata per sentire la voce di un connazionale...”

Non è la prima volta che la politica ignora le sue ragioni...

Ci abbiamo messo anni per veder riconosciuta la verità storica delle atrocità coloniali e quando lancia la proposta di una giornata della memoria per ricordare 500mila africani morti a causa delle guerre coloniali registrai silenzio. Certo la proposta non arrivò in parlamento per la caduta del governo Prodi ma mi sarei aspettato che il nuovo governo la facesse sua. Sono aspetti che riguardano l'Italia, non i singoli governi

Berlusconi fa bene ad andare in Libia?

Per quell'accordo dell'agosto 2008 siglato a Bengasi ho lavorato anch'io con anni di battaglie. Fa bene il presidente del consiglio ad andare a celebrarlo anche se l'accordo ha una grossa pecca: ottimo sotto il punto di vista commerciale, che riconosce vantaggi a Italia e Libia, e generoso sul piano degli indennizzi, manca però di due elementi: un elenco delle “malefatte” italiane, come Berlusconi le ha definite, e la richiesta che Tripoli si adegui al riconoscimento dei diritti umani e civili specie per quei migranti rinchiusi nei centri di detenzione. Infine, un conto è andare un conto è andarci con le frecce tricolori, la massima espressione coreografica, se vogliamo dir così, del simbolo nazionale. Fuori luogo

Lei è stato invitato?

Sono stato invitato alle celebrazioni di Roma del 23 settembre ma non ci andrò. Come non andrò a ritirare l'onorificenza che la Libia mi vuole consegnare. Si arriva a un punto in cui bisogna dire basta. Come ho scritto su “il manifesto” denunciando la censura del mio ultimo libro, forse il mio è il destino di tutti i terzomondisti...dopo trent'anni di lavoro per ricostruire una storia scritta da 100mila vittime e tante battaglie per chiedere le scuse ufficiali e il giusto indennizzo. Ma del resto non è la prima censura. Il rais, di suo pugno, leggendo capitolo per capitolo la traduzione in arabo del mio “Dal Fascismo a Gheddafi”, cancellò le parti che non gli piacevano...

Perché allora non protestò?

Intanto lo venni a sapere solo a cose fatte dal mio traduttore e ovviamente feci le mie rimostranze all'editore che mi promise che in una futura edizione avrebbe rimediato. Eppoi il traduttore era ancora in vita...adesso è morto e mi sento di dirlo anche perché quest'ultima vicenda mi obbliga a ricordarlo

Censurano lei anche per colpire la famiglia Fekini?

Forse è il motivo principale anche se la sostanza non cambia. Fekini fu un uomo valoroso e una grande combattente, un eroe della resistenza di una famiglia nobile e orgogliosa che forse fa ombra a Gheddafi che, ricordiamolo dunque, non è un uomo della resistenza. E' un uomo che ha preso il potere con un colpo di stato. Sia ben chiaro: io ho lavorato per ricostruire la storia dell'epopea coloniale e post coloniale riconoscendo a Gheddafi i suoi meriti ma senza nasconderne i torti, compresa la stagione terroristica. Questo è il lavoro di uno storico. Ed è triste che nel mio paese il ministro degli Esteri abbia preferito ignorare l'accaduto

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