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8.8.09, LA RUSSIA RICORDA LA GUERRA DEI 5 GIORNI 8-8-09

Con Tiblisi, due versioni diverse anzi opposte del conflitto, che paiono destinate a non conciliarsi mai. Di mezzo, 18mila profughi che probabilmente non torneranno mai a casa; Mosca e Tiblisi hanno rotto i rapporti diplomatici, la destabilizzazione nel Caucaso è aumentata, di negoziati non se ne parla.

Lucia Sgueglia

Sabato 8 Agosto 2009

MOSCA – E’ passato un anno da quella notte tra il 7 e l’8 agosto, che per i russi segna ufficialmente l’inizio della “aggressione georgiana”, cui Mosca “dovette” rispondere per difendere i propri peacekeepers stanziati in zona e gli abitanti dell’Ossezia del Sud, molti con un passaporto russo in tasca, “ripristinare la pace”. Poi la tregua benedetta da Nicolas Sarkozy, e il 26 agosto Medvedev riconosce l’indipendenza. Per lo zar russo, nessun rimpianto: «una decisione difficile» quella di intervenire, ma «gestita nel modo giusto», ha detto ieri.
Mosca commemora la tragica data con una veglia nella Cattedrale ortodossa, film e documentari tv che sposano in pieno la versione ufficiale. A Tskhinvali, capitale della piccola regione nella cerniera tra Caucaso del nord (russo) e del Sud, la ferita resta più profonda: 3 giorni di cerimonie, con un concerto in piazza e un nuovo “Museo del Genocidio”: per rendere chiaro, ancora una volta, da che parte stiano le vittime – 67 militari e 162 civili da parte osseta - e dove i carnefici. Nero su bianco, come le 2500 cause presentate alla Corte europea dei Diritti Umani di Strasburgo contro il governo georgiano dai sudosseti con l’aiuto di Mosca che prosegue la sua indagine in merito “fino al 2010”, e medita di ricorrere anche al Tpi dell’Aja. Mentre si attendono con ansia i risultati dell’inchiesta della Commissione Ue sul conflitto, a settembre: i russi sono certi contenga una condanna del presidente georgiano Saakashvili per aver dato fuoco alle polveri.
Quest’ultimo, da Tiblisi dove si commemora l’anniversario con un minuto di silenzio, fuochi d’artificio e campane, diffonde un altro rapporto: l’”aggressore” è la Russia, l’attacco iniziato “ben prima di agosto”. Le vittime, 201 militari e 200 civili. Due versioni che paiono destinate a non conciliarsi. Come lo scambio di accuse sul proseguire degli attacchi, che pure i 250 monitor della missione di osservazione della Ue (EUmm), unici rimasti in zona dopo il veto russo al rinnovo delle missioni Onu e Osce, smentiscono. Ma a loro è concesso solo monitorare la zona a ridosso del confine amministrativo. Anche l’appoggio di Usa e Occidente a Saakashvili si è incrinato, la Nato si allontana e lui deve fare i conti con le massicce proteste dell’opposizione; ma resta in sella. A Mosca, la crisi economica pesa: e forse ha ragione George Biden, a dire che la Russia ora non si imbarcherà in una nuova impresa bellica poiché ha bisogno dei prestiti occidentali.
A Tskhinvali, l’euforia per l’indipendenza lascia il passo alla delusione: il limbo giuridico prosegue, la ricostruzione è quasi a zero: il leader locale Kokoity avrebbe intascato gran parte degli aiuti da Mosca. Per poi silenziare l’opposizione. E oggi pare incline a nuove rivendicazioni territoriali contro Tiblisi, che preoccupano e imbarazzano anche il Cremlino. I costi della battaglia dei 5 giorni, del resto, vanno al di là del conto delle vittime: 18mila profughi per Amnesty International, osseto-georgiani che probabilmente non torneranno mai a casa, e si aggiungono ai 222mila della guerra del 1992 di Tiblisi contro i separatisti di Tskhinvali e Sukhumi, in Abkhazia. Mosca e Tiblisi hanno rotto i rapporti diplomatici, la destabilizzazione nel Caucaso è aumentata, di negoziati non se ne parla. E a testimoniare una guerra mediatica ancora in corso, il blocco di Twitter di due giorni fa: sarebbe risultato dell'attacco contro un blogger pro-georgiano.

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