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Chi era il capo di Tehrek-e-Taleban Pakistan, l'uomo con una taglia da cinque milioni di dollari sulla testa. Oggi i suoi ne hanno smentito la morte



a sn una mappa del Waziristan elaborata dal sito della BBc

Emanuele Giordana

Sabato 8 Agosto 2009

Il suo nome era diventato noto subito dopo la morte di Benazir Bhutto, nel dicembre del 2007. Schivo e in linea con la tradizione dei talebani afgani, di lui si hanno rarissime immagini, per lo più di spalle. E' uno dei grandi interrogativi sul riconoscimento della sua salma, tanto che le autorità pachistane vogliono procedere all'esame del Dna. Beitullah Mehsud, la primula rossa del Waziristan, il pericolo pubblico numero uno di Islamabad, il capo dei paktalebani e il fondatore del Tehrek-e-Taleban Pakistan - la più temibile organizzazione talebana nel paese - è morto o almeno così pare visto che oggi i suoi sodali hanno smentito dicendo che daranno le prove che è anocra vivo.
Alla una di mercoledi mattina, era ancora la tarda sera di martedi in Europa, un missile sparato da un drone americano lo avrebbe fatto a pezzi nell'abitazione di un parente dove risiedeva con la seconda moglie, nell'area di Zangar, quasi al confine che divide il Waziristan del Sud da quello del Nord, a una quindicina di chilometri a nordest di Ladha, una delle città più importanti del Waziristan meridionale. C'è chi giura è proprio suo il corpo disfatto rimasto dopo l'attacco (in cui è morta anche la consorte): un corpo massiccio, diabetico e iperteso – così lo ha descritto su Foreign Policy Imtiaz Ali, uno dei pochi giornalisti che lo hanno incontrato - che contraddistingueva questo campione delle aree tribali pachistane (sette “agenzie” tra cui il Waziristan campeggia come “santuario” della guerriglia islamica).
Un corpo, vivo o morto, che valeva per Islamabad 600mila dollari e cinque milioni per gli Stati uniti. Il corpo di un uomo che è stato la storia recentissima, e non ancora conclusa, del fenomeno dei talebani pachistani, una novità politica – più che una costola dei fratelli afgani – affermatasi rapidamente e in grado di contare in quell'area almeno 15mila uomini (30mila con quelli di Maulvi Nazir, altro leader locale di rango). Trentacinque anni, qualche disturbo al fegato, formazione rigorosamente di madrasa, Beitullah viene da un ceppo clanico importante del SudWaziristan e da una famiglia con cinque fratelli e una vasta rete di parentele. Nato a Landi Dhok nel distretto di Bannu, nella Provincia della frontiera del NordOvest (Nwfp), a ridosso delle aree tribali pachistane (Fata), Beitullah era a tutti gli effetti un “waziro”, le fiere tribù che avevano già dato parecchio filo da torcere all'India britannica.
Gli anni della guerra in Afghanistan hanno su di lui una potente influenza ma Beitullah, come altri islamisti delle aree tribali (etnicamente omogenee ai pashtun afgani), matura però una soluzione talebana “nazionale”. Se il Tehrek-e-Taleban viene formalmente fondato nel 2007, come ombrello dei gruppi paktalebani combattenti, il Ttp è già una realtà dal 2002 quando, per tagliare le retrovie a mullah Omar, l'esercito pachistano invade le aree tribali (da sempre dotate di larga autonomia) e concentra i suoi sforzi nel Waziristan del Sud. Nell'agosto del 2008 Islamabad mette al bando il gruppo, congela i suoi conti bancari e dichiara guerra all'uomo con cui, in precedenza, ha già trattato diverse tregue. Ma è tardi. Mehsud ha fatto strada e, dalle sue parti, è già noto col titolo di “emiro”.
La sua deriva “nazionale” però preoccupa mullah Omar. Teme, l'ex emiro dell'Afghanistan e comandante in capo degli aftalebani, che i pachistani, sinora sodali, compagni d'arme e buoni allievi degli afgani, prendano troppo a cuore la causa delle aree tribali e si dimentichino il possibile fronte comune: quello contro l'invasore occidentale. Nel dicembre scorso Omar manda una delegazione da Mehsud e lo convince a ridurre le ostilità contro l'esercito pachistano per aderire a un fronte comune: una Shura Ittehad-ul-Mujahideen, o Consiglio unitario dei mujaheddin, che sembra però far poca strada. Mehsud aderisce ma probabilmente guarda con molto più interesse a quanto avviene nella valle di Sawt dove i paktalebani hanno aperto un altro fronte. E' gente con cui Mehsud ha ottimi rapporti, che travalicano la rete di rapporti delle aree tribale. Il suo carisma è ben conosciuto anche nello Swat, come nei distretti della Nwfp da Bannu a Dera Ismail Khan, da Buner a Malakand.
Mehsud guarda a Islamabad, insomma, non a Kabul. Gli si attribuisce l'80% degli attentati kamikaze in Pakistan degli ultimi anni (ha sempre però negato la responsabilità nel caso di Benazir) e un'organizzazione ben articolata ed estesa. Che ha chi prenderà il suo posto. Circolano già i nomi – li faceva ieri la Bbc - di tre possibili candidati: Hakimullah Mehsud, Maulana Azmatullah e Wali-ur-Rehman.



Si veda anche il profilo tracciato in: Commander of the Faithful
Meet the man who is Islamabad and Washington's new Public Enemy No. 1.
BY IMTIAZ ALI | JULY 9, 2009



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