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SUD OSSEZIA, 1 ANNO DALLA GUERRA 7/8/09

È passato un anno e i russi commemorano la tragica data: con film e documentari tv, e a Mosca una veglia nella cattedrale. Più duro il ricordo della guerra a Tskhinvali, la capitale della piccola regione che si è voluta indipendente ma resta nel limbo, riconosciuta solo da Mosca, oggi un concerto e un nuovo Museo del Genocidio. Sperando che la crisi economica trattenga da una nuova guerra... (Foto D. Monteleone: il tunnel di Roki da cui passarono i carriarmati russi l'8 agosto)

Lucia Sgueglia

Mercoledi' 8 Luglio 2009
E' passato un anno da quella notte del 7 agosto, che per i russi segna ufficialmente l’inizio della “aggressione georgiana”, così viene chiamata da media e politici, cui Mosca dovette rispondere per difendere i propri peacekeepers e i cittadini osseti. È passato un anno e i russi commemorano la tragica data: con film e documentari tv, e a Mosca una veglia nella cattedrale. Più duro il ricordo della guerra a Tskhinvali, la capitale della piccola regione che si è voluta indipendente ma resta nel limbo, riconosciuta solo da Mosca, oggi un concerto e un nuovo Museo del Genocidio. A rendere chiaro, da che parte stanno le vittime e da quale i carnefici. Anche con quelle 2500 cause presentate alla corte dei diritti umani di Strasburgo dai cittadini sudosseti, contro il governo georgiano. Mosca rifà il conto delle vittime: 67 miitari, 162 civili, ma a soffrire del conflitto sarebbero stati più di 5mila. E aspetta con ansia il rapporto della Commissione Europea sulla guerra dei 5 giorni: è stato rimandato a settembre, i russi sono certi che contenga una condanna del presidente georgiano Saakashvili.
È passato un anno, e alla vigilia dell’anniversario Mosca e Tiblisi hanno ripetuto pari pari il copione della guerra che fu, scambiandosi accuse e controaccuse di nuovi attacchi. Tutto si gioca in quella zona grigia, il “cuscinetto” che segna il confine invisibile tra Ossezia e Georgia, riconosciuto solo da un lato; dove ormai sono rimasti solo gli osservatori dell’Unione Europea.
Che Saakashvili non ci riprovi, avvertono i generali russi che presto piazzeranno qui 1500 uomini, meno del previsto, in caso risponderemo. Ma la crisi economica pesa, e forse ha ragione George Baiden, a dire che Mosca ora non si imbarcherà in una nuova impresa bellica perché ha bisogno dei prestiti occidentali.
È passato un anno, e a Tskhinvali all’euforia degli abitanti si è sostituita la delusione per un futuro che non comincia mai. La ricostruzione è quasi a zero, il leader locale Kokoity si sarebbe intascato i soldi degli aiuti di Mosca, mettendo poi a tacere l’opposizione. Ora, per riconquistare popolarità potrebbe lanciarsi in ardite avventure.

In diretta oggi su SkyTG24, domani l'articolo



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