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Per il presidente Eduard Kokoity, la Russia avrebbe annunciato ieri l'inizio di esercitazioni militari «preventive» nella repubblica, autoproclamatasi indipendente col benestare russo. Mosca non conferma. Ma sabato ha messo in guardia la Georgia dal continuare "azioni provocatorie" contro il territorio sudosseto - lanci di granate e colpi di mortaio avrebbero mirato alla capitale Tskhinvali - minacciando di rispondere con la forza. Venti di guerra? (foto: D. Monteleone, Tskhinvali un anno fa)

Lucia Sgueglia

Martedi' 4 Agosto 2009
MOSCA – A quasi un anno dalla “guerra dei cinque giorni” in Ossezia del sud tra Mosca e Tiblisi – la notte tra il 7 e l’8 agosto - torna la tensione intorno alla piccola regione secessionista del Caucaso. Stavolta però non è Mosca, ma la “capitale separatista” Tskhinvali, che si prepara a commemorare la ricorrenza con una veglia e un museo del Genocidio, ad accendere la miccia. Per il presidente Eduard Kokoity, notoriamente in calo di popolarità tra i suoi, la Russia avrebbe annunciato ieri l'inizio di esercitazioni militari «preventive» nella repubblica, autoproclamatasi indipendente col benestare russo: «Tutto sarà fatto per garantire la sicurezza e tenere la situazione sotto controllo». Mosca non conferma. Ma l'annuncio pare fare il paio delle dichiarazioni del ministero della Difesa russo che sabato ha messo in guardia la Georgia dal continuare azioni provocatorie contro il territorio sudosseto, minacciando di rispondere con la forza. Mosca avrebbe registrato colpi di mortaio e granate contro Tskhinvali, uno «scenario analogo» a quello che portò al conflitto armato dell'agosto 2008: «Tali provocazioni suscitano grandi preoccupazioni», commentano i militari russi. Secca la smentita di Tiblisi: «Non vi è stata nessuna sparatoria”, col presidente Saakashvili che rinvia al mittente denunciando invece “sconfinamenti” militari russi oltre la linea di frontiera dell’Ossezia del Sud. Questi avrebbero spostato una base delle guardie di frontiera in territorio georgiano: tutto si gioca insomma in quella no man’s land che resta la “buffer zone”, su un “confine” che Tiblisi non riconosce. Il leader georgiano ha escluso però il ricorso alla guerra per riconquistare le due regioni indipendentiste.
Un quadro che a sua volta ricalcare il copione di un anno fa, alla vigilia del conflitto che portò alla sconfitta Georgiana, quando Mosca e Tiblisi si scambiavano scaramucce e accuse reciproche di aggressioni verso la “parte avversa”. Se non altro per la confusione e il mix di versioni contraddittorie. Lo sottolineano i media russi che da mesi si chiedono: ci sarà una nuova guerra in Georgia? Senza darsi una risposta chiara. Il viceministro degli Esteri russo Karasin ieri ne ha parlato anche al telefono col vicesegretario di Stato Usa Burns: “Mosca e Washington esortano la Georgia e l’Ossezia del sud a evitare provocazioni alla frontiera, che possono esacerbare la situazione nellla regione”, recita il commento finale, ponendo formalmente il Cremlino fuori dalla contesa.
Difficile del resto verificare la situazione sul campo. Poiché da giugno dalla zona sono assenti gli osservatori Onu ed Osce, dopo che la Russia ha posto il veto sul rinnovo della missione. Restano in campo invece i 250 monitor della Ue, dai quali si attende un rapporto investigativo sul conflitto dell’agosto 2008: annunciato per questi giorni, la scorsa settimana è stato rinviato a settembre. Questi ultimi hanno smentito qualsiasi scambio di fuoco nell'area in questi giorni.
E a non credere all’eventualità di un nuovo conflitto, almeno per ora, paiono proprio gli Usa. Di recente, di ritorno dal suo tour tra Georgia Ucraina, Joe Biden ha dichiarato in un’intervista che i russi ora non hanno i mezzi per una nuova guerra: “attanagliati dalla crisi economica, hanno bisogno dei prestiti occidentali e per questo saranno costretti ad ammorbidire alcune posizioni”. Dichiarazioni che suscitarono l’ira di Mosca: che ne è del reset avviato con Obama?
Intanto la Nato, altro attore del conflitto un anno fa, ha un nuovo segretario, il danese Rasmussen. Nel discorso inaugurale questi ha scelto la linea morbida: «Insisteremo sulla necessità che la Russia rispetti i suoi obblighi internazionali, con il rispetto dell'integrità territoriale e della sovranità dei suoi vicini»; tuttavia, «non possiamo consentire che avvelenino i rapporti tra Nato e Russia». Ma Mosca resta sospettosa: il rappresentante russo alla Nato Dmitri Rogozin, che incontrerà Rasmussen a Bruxelles l’11, ieri è tornato a criticare l’Alleanza per il suo appoggio dato alla Georgia nella guerra avvertendo: “prima dell’incontro la Nato farebbe bene a rivedere alcune posizioni”.

Oggi in apertura Esteru sul Messaggero



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