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ITALIA-USA: DOGANIERI STELLESTRISCE NEI PORTI ITALIANI

Siglato a novembre un accordo che consente ispezioni doganali negli scali liguri sui contanier diretti negli Stati Uniti. Tutela antiterrorista o tutela commerciale? Polemica su una possibile limitazione della sovranità nazionale

Emanuele Giordana

Martedi' 19 Novembre 2002
Dal prossimo due dicembre le navi container in partenza per gli Stati uniti da Genova e La Spezia dovranno passare, già in territorio italiano, dalla dogana statunitense. A ispezionare i carichi non saranno dunque più soltanto la divise grigie della Guardia di finanza ma quelle a stelle e strisce di doganieri americani «prestati a tempo indeterminato» alle due città portuali per controllare le merci in uscita dall'Italia verso gli Usa. La notizia, passata relativamente inosservata, rinfocola la polemica sulla vocazione alla sudditanza del governo italiano nei confronti di Washington e ha fatto pensare a più di un osservatore che sia in gioco, seppur limitatamente a due frontiere marittime, la sovranità dell'Italia. Il primo atto di questa bizzarria doganale è stato firmato il 7 novembre scorso a Washington dal direttore dell'Agenzia delle Dogane, Mario Andrea Guaiana, e dal suo omologo dell'U.S. Customs Service, il commissario Robert C. Bonner: si chiama Csi (Container Security Initiative) e prevede l'invio di ispettori americani nei porti di Genova e La Spezia per collaborare alle attività di controllo e di ispezione dei container diretti negli Usa.
Il motivo è, ovviamente, la guerra al terrorismo che, secondo gli americani, deve cominciare, perché no?, anche dagli scali marittimi. E la decisione avrebbe illustri precedenti: a Hong Kong e Singapore in Asia (e in futuro in Cina e Giappone) ma anche in Canada e in Europa (Belgio, Francia e Germania). Negoziati bilaterali che avrebbero già suscitato perplessità negli ambienti europei contrari alla politica degli accordi stato-stato che bypassano l'Unione, come nel caso, ad esempio, del Tribunale penale internazionale.
La firma dell'accordo è stata preceduta da un battage d'eccezione affidato all'ambasciatore americano Sembler, con una visita a Genova e a Spezia. : «Personale della dogana Usa - ha detto Sembler all'Associazione spezzina degli industriali - sarà dislocato in Italia, anche qui a La Spezia, e lavorerà assieme ai funzionari della dogana italiana per visionare i container ad alto rischio nei porti italiani prima che partano per gli Stati uniti. Sembler ha poi snocciolato le cifre del commercio internazionale (6 milioni di container in un anno sbarcati negli Usa) e strigliato l'Italia perché vende molto negli Usa (23 miliardi di dollari l'anno scorso) ma compra poco (solo 11 miliardi). Facendo anche capire, con una lunga perifrasi, che gli americani potrebbero investire di più se l'Italia comprasse di più e se riuscisse a liberarsi dei lacci e lacciuoli di «una complicata burocrazia, un mercato del lavoro troppo rigido, un sistema fiscale poco chiaro, una giustizia troppo lenta». Cosa c'entrava tutto ciò con la lotta al terrorismo non deve esser stato molto chiaro agli imprenditori di Spezia.
Secondo il documento siglato, anche gli italiani potranno ispezionare le merci Usa in uscita per l'Italia dai porti americani ma il principio di reciprocità non sembra essere la parte centrale dell'accordo. Per gli americani infatti, la vicenda che riguarda Genova e Spezia è solo una «fase pilota che dovrebbe precludere ad ulteriori accordi». Una sorta di tutela commerciale che potrebbe dunque coivolgere altri terminali marittimi dello stivale. Al direttore dell'Agenzia delle Dogane italiane Guaiana l'idea piace, anche perché vi vede un miglioramento delle capacità tecniche di ispezione delle merci: «Spero che dopo la fase pilota - ha detto in una dichiarazione riportata dal Secolo XIX - l'iniziativa possa essere estesa ad altri porti italiani, da individuarsi di comune accordo, che hanno significativi flussi di traffico verso gli Stati uniti.
La federazione di Rifondazione comunista di La Spezia, che ha sollevato il caso polemicamente, vuole intanto sapere se il porto «è destinato a divenire zona franca o extraterritoriale non soggetta alle leggi italiane, con rinuncia alla sovranità dello stato». E' una delle diverse domande oggetto di un'interrogazione a diverse istanze istituzionali a livello locale, nazionale ed europeo. Secondo il segretario della federazione Aldo Lombardi, che ha preparato le interrogazioni, il carattere dell'accordo bilaterale Italia Usa potrebbe infatti rappresentare «una violazione della Costituzione italiana e un mancato rispetto degli impegni in ambito della comunità europea». Una violazione in sostanza della «autonomia della Ue in materia di decisioni e di controlli sui porti e sul territorio, anche per ciò che riguarda la sicurezza»: argomento sensibile in una città (si veda l'articolo a fianco) che vive costantemente a contatto con il rischio di incidenti legati al passaggio di navi da guerra e sommergibili nucleari. E proprio riguardo al pericolo nucleare, il Prc avanza una serie di interrogativi sulla possibilità che il protocollo d'intesa e i provvedimenti conseguenti posano avere «relazione con il transito via mare e/o via terra e la giacenza di materiale radioattivo, militare, segretato».



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