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GONTMAKHER: LA RUSSIA, LA CRISI E LE MONOCITTA' 4/6/09

Il crollo delle monocittà, anello debole della squilibrata economia russa? Aveva previsto tutto l'economista Evgenj Gontmakher, sei mesi fa con quell'articolo su Vedomosti, avvertendo del rischio di disordini sociali. La crisi in Russia era agli albori, gli diedero dello iettatore ed "estremista".

Lucia Sgueglia

Giovedi' 4 Giugno 2009
MOSCA- Il crollo delle monocittà, anello debole della squilibrata economia russa? Aveva previsto tutto l'economista Evgenj Gontmakher, sei mesi fa con quell'articolo su Vedomosti, avvertendo del rischio di disordini sociali. La crisi in Russia era agli albori, gli diedero dello iettatore ed "estremista".

Oggi lei è una Cassandra… disoccupazione al 10%, inflazione al 13%, il pil sceso da gennaio a -9,8%: gli ultimi dati sulla Russia diffusi dal Cremlino fanno spavento.

Sì, e dopo la pubblicazione dell'articolo il governo ha iniziato a monitorare da vicino proprio le "monogorod". Ora Putin vi corre di persona promettendo aiuti: a marzo a Toljatti sede di AvtoVAZ, a maggio a Komsomolsk sull'Amur. Prima c'erano state Magnitogorsk, Verjadinsk, Sukhinichi, Azbest, il Kuzbass. Ho avuto anche un colloquio con il presidente Medvedev sul tema.



Nel pezzo indicava anche il rischio di scossoni politici...

Ormai ogni week end ci sono manifestazioni di protesta contro le politiche anticrisi del governo nelle regioni russe dove i lavoratori perdono il posto a migliaia (siamo a 7,7 milioni). Finora pacifiche, ma Pikalevo segna una svolta. L'economia continua a calare di mese in mese, molto peggio delle previsioni del governo, e continuerà. Gli effetti già si notano: divergenze nella tandemocrazia Putin-Medvedev, dissidi all'interno del governo tra ministri e con Putin (anche se alla fine decide lui): c'è chi parla già di ripresa e chi come il ministro delle finanze Kudrin prevede almeno 3 anni di lacrime. Mi aspetto conflitti più radicali dentro le élite. Ma questo non significa che siamo prossimi a un golpe.

Perché?

I russi sono abituati a convivere con la catastrofe, si è visto nel 1991, 1993,1998: tornano a coltivare gli orti sperando che il peggio passi. Ma soprattutto non abbiamo un vero sistema politico, una forza che possa organizzare le masse: i sindacati restano deboli; i comunisti, unici oppositori nella Duma, hanno un accordo tacito col potere, protestano senza minacciare lo status quo. Non esiste vera opposizione. E chi scende in piazza non spera nel cambiamento, ma rivuole il benessere dato dal boom. Manca un dibattito pubblico su come affrontare la crisi. Le tv non danno spazio ai pareri critici sulle politiche del governo - i giornali sì, ma i russi guardano la tv.

Il governo Putin ha fatto errori sulla crisi?

Non molti. Ma la crisi prosegue, e il premier per la prima volta in 10 anni è bersaglio delle proteste. Finora s'è potuto contare sul Fondo di Riserva, messo da parte coi proventi del petrolio. Ma presto si esaurirà. Il governo ha seguito la tattica dell'inerzia, aspettare che si tocchi il fondo per risalire. È un'opzione. Ma meglio sarebbe avviare subito riforme radicali. Non possiamo più sperare nel barile a 140 dollari. Dal 2000 abbiam vissuto di rendita, oggi siamo più dipendenti da petrolio e gas che nei '90. E dobbiamo coordinarci con le politiche anticrisi di UE e G8. Ormai anche Putin e Medvedev l'hanno capito, sentono che non possono lasciare tutto com'è, qualcosa deve cambiare, si stanno organizzando.



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