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OBAMA AL CREMLINO DA MEDVEDEV: RE-START 7/7/09

Prima giornata da presidente per Obama a Mosca, “archiviata” come
commenta ironicamente un sito web russo riflettendo lo scetticismo
degli esperti locali su un “reset” rapido delle relazioni: nonostante l'accordo sul disarmo, la firma ancora non c'è. Con Medvedev sorrisi e apprezzamenti, un sonnellino in attesa del match, domani, con Putin.

Lucia Sgueglia

Martedi' 7 Luglio 2009
Lucia Sgueglia
MOSCA – Di nero su bianco, adesso, nella storia del disarmo
Russia-Usa, ci sono tre cifre: indicano il numero di testate nucleari
da ridurre, a 1500-1675, e dei vettori (missili a lungo raggio),
500-1100 per parte. E un termine per l’entrata in vigore: 7 anni. In
quel momento, forse, né Medvedev ne Obama saranno più presidenti. Per
la firma sul rinnovo del trattato di non proliferazione Start I,
invece, bisognerà aspettare la fine dell’anno, alla scadenza del
vecchio trattato. Non proprio un successo per Mosca, a guardare i
dettagli. Perché nel numero di testate i russi vorrebbero considerare
solo quelle operative (agganciate al missile), non anche le riserve in
magazzino, la cui manutenzione costa troppo, l’America se lo può
permettere, la Russia no.
Prima giornata da presidente per Obama a Mosca, “archiviata” come
commenta ironicamente un sito web russo riflettendo lo scetticismo
degli esperti locali su un “reset” rapido delle relazioni. Nessun
colpo di scena come da previsioni, ma non mancano scintille dietro le
quinte. Previsto il sì russo al transito di materiale e personale
militare Usa diretti in Afghanistan sul territorio della Federazione –
esentasse. Meno prevista la ripresa della cooperazione militare tra le
due potenze, dopo il brusco stop determinato dalla guerra in Georgia.
Ma su Tiblisi Obama non rinuncia a contrariare la Russia: “sovranità e
confini sono inviolabili”. Unico guizzo in una giornata opaca quanto
il cielo di Mosca. Prima di salire al Cremlino, Obama aveva deposto
fiori al monumento al milite ignoto dietro la Piazza Rossa, un omaggio
ai 27 milioni di caduti sovietici contro il nazismo molto gradito dai
russi. Michelle ha chiesto di fare un giro in città da sola,
incassando il niet dei servizi segreti.
Ma a brillare è l’assenza di Putin, che non si è fatto trovare in
città, impegnato a ispezionare un’azienda agricola nel sud. Mentre
Medvedev “chiacchierava” con Obama al Cremlino, le tv russe mostravano
il premier indaffarato a risollevare l’economia nazionale. Obama,
criticato dai media russi per il tentativo di spezzare la solidarietà
nella tandemocrazia puntando tutto su Medvedev e criticando il Putin
“con un piede nel passato”, ieri non si è pentito. Ha riservato ancora
elogi al nuovo zar: “so che parlerà in modo costruttivo e terrà fede
agli impegni presi”. Per l’ex zar una precisazione lapalissiana: “Io
so che il presidente Medvedev è il presidente e il premier Putin è il
premier. Ho l’impressione che stiano lavorando molto efficacemente
insieme. Ciò che mi interessa, è trattare direttamente con il mio
omologo, il presidente, e tendere la mano al premier e a tutti gli
altri settori influenti della società russa».
Fuori scena, c’è anche il pisolino extra protocollo che Obama pare si
sia concesso dopo l’incontro con Medvedev, mentre al Cremlino lo
attendevano da ore centinaia di giornalisti. Un breve riposo nella
suite dell’hotel Ritz da 12mila euro a notte. Poi, tra lo sfarzo
dorato della sala di Sant’Andrea i due giovani presidenti si son
scambiati sorrisi e battute negli orecchi, senza interpreti e
microfoni, mentre i generali ponevano solennemente le loro firme sui
vari accordi bilaterali: un modo per mostrare che il reset è
cominciato.
Un Obama stanco e meno brillante del solito ostentava ottimismo come
il suo collega. Lo scudo rimane un nodo irrisolto: “sul tema abbiamo
idee diverse, ma ora siamo pronti a discuterne e trovare un
compromesso”. Mosca incassa almeno la promessa di Obama di revisionare
il progetto Bush sull’Abm, e presentarne la bozza a Medvedev prima di
procedere. La speranza insomma è tutta riposta nel futuro: che si
possa cooperare mettendo da parte le tensioni dell’era Bush. “Non ho
nulla di personale contro Obama – ha detto Medvedev - il problema è
costruire buone relazioni tra stati. Ma è chiaro che se la politica
non ci riesce, la diffidenza si riflette sui cittadini”. Sullo scudo
il presidente americano aggiunge: “Sono sicuro che Putin domani mi
dirà esattamente lo stesso”. Lasciando intravedere che il vero match
storico è quello atteso oggi con l’ex zar, a colazione. Speriamo che
Obama stavolta abbia riposato bene.

Oggi sul Il Messaggero



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