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Torna il sole a Mosca anche sui rapporti Russia-Usa, nel
secondo giorno della storica visita di Obama. Finalmente il reset è
cominciato anche per i russi, finora scettici. Se non nei fatti
concreti, almeno nell’atmosfera: un deciso cambio di stile, retorica,
toni da entrambe le parti. Lo scoglio piu grosso il presidente
statunitense lo supera in mattinata: per la prima volta faccia a
faccia con Putin.

Lucia Sgueglia

Venerdi' 7 Agosto 2009
MOSCA – Torna il sole a Mosca anche sui rapporti Russia-Usa, nel
secondo giorno della storica visita di Obama. Finalmente il reset è
cominciato anche per i russi, finora scettici. Se non nei fatti
concreti, almeno nell’atmosfera: un deciso cambio di stile, retorica,
toni da entrambe le parti. Lo scoglio piu grosso il presidente
statunitense lo supera in mattinata: per la prima volta faccia a
faccia con Putin, nella sua dacha. Un po’ di gelo inziale, il premier
russo non dimentica l’immagine delle sue “gambe divaricate” tra
passato e futuro dipinta da Obama, su cui ironizzano i media russi. In
sua presenza, l’altro arretra: “ora sono convinto che ha lo sguardo
dritto verso il futuro”. Più tardi alla Cbs dirà che quello sguardo è
“intelligente, duro, astuto e… poco sentimentale”, ma anche
“pragmatico”. E Putin lo tiene fisso su Obama per due ore di
colloquio, studiandolo: clemente, gli risparmia stoccate. Il clima
finalmente si scalda, complice cucina russa, aria aperta e the dal
samovar. Più informale dell’incontro al Cremlino con l’”amico”
Medvedev. Obama ha capito: il “reset” coi russi non si può fare
spingendo il tasto “cancel” su Putin. Un “successo” secondo la casa
Bianca. Ma sulla Georgia “resta un forte disaccordo”.
Il vero trionfo Obama lo incassa alla New Echonomic School,
palcoscenico a lui più congeniale. Qui cresce la futura élite
economica russa, quella di orientamento liberale e occidentale. Vi si
è laureato, guarda caso, anche un aiutante di Medvedev. «L'America
desidera una Russia forte, pacifica e prospera” dice Obama ritrovando
l’ispirazione. Nella guerra fredda, tra i due blocchi la competizione
portava sempre “a somma zero”, oggi il mondo è “molto piu complicato e
globale”. Il futuro è cooperazione, non confronto: “Abbattiamo le
vecchie barriere di spespetti e sterotipi”. E se la minaccia nucleare
scomparirà anche in Iran, azzarda, “non ci sarà bisogno di nessuno
scudo”. Poi fa leva sul patriottismo e la cultura: cita Pushkin,
omaggia il genio russo dalla scienza alle arti che “ha dato grande
contributo al mondo e all’America”, ricorda con Kennedy il sacrificio
dei sovietici per abbattere il nazismo: “il popolo che ha sofferto di
piu”. Infine la giravolta che conduce al tema più delicato:
democrazia. Niente lezioni, ma messaggi tra le righe a chi comanda a
Mosca: “Ogni popolo ha diritto di scegliersi i propri governanti,
vivere entro frontiere sicure e avere la propria politica estera.
Anche se non piace all’America. Ma sempre nel rispetto dei diritti
universali”. “Il futuro è nelle vostre mani”, l’invito finale ai
neolaureati. L’Obama-pensiero irrompe così tra le nuove generazioni
russe, seppure ai piani alti, centrando l’obiettivo: trasmettere loro
una nuova immagine dell’America. “Corruzione e burocrazia sono i
nostri veri nemici – fa un ragazo – perché i nostri governanti non
riescono a fare ciò che riesce agli americani?”.
È “la politica dei piccoli miglioramenti” commenta un esperto russo
elogiando il soft approach. Che l’aria sia cambiata lo riconoscono
anche le tv ufficiali: “Obama ha detto cose mai dette da Bush”. E nei
titoli del tiggì, Putin scende terzo in scaletta dopo Obama e
Medvedev. Poi gli affari: quelli sì “ancora a un livello da guerra
fredda, troppo pochi” dice Obama tra imprenditori russi e americani,
firmando contratti per 1,5 miliardi di dollari. E Medvedev dà
un’accelerata sul Wto là dove Putin frena.
In serata Obama riceve nel suo albergo l’opposizione russa: tutti
insieme, comunisti e liberali, parlamentari ed extra-, per un’ora, in
cui, commentano i presenti, il presidente Usa “ha soprattutto
ascoltato”. Ma, cronometro alla mano, le priorità sono chiare. Lo dice anche un mini picchetto del gruppo giovanile democratico "My" (Noi) fuori dall'hotel: "E i diritti umani?"

Oggi sul vai a...



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