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OBAMA A MOSCA GIORNO I, DISARMO E SONNELLINO AL CREMLINO 7/7/09

Fianco a fianco i due giovani presidenti divisi dalla storia ostentano familiarità e sorrisi, si scambiano battute negli orecchi, senza interpreti, mentre i generali firmavano l’accordo sul disarmo, tutto in prospettiva: ma il carisma di Obama pare appannato, forse dalla stanchezza del viaggio e dal freddo di Mosca...

Barbara Yukos

Martedi' 7 Luglio 2009
MOSCA – Tra le cupole bianche delle chiese del Cremlino, nel recinto deserto di turisti ieri pomeriggio, le decine di corrispondenti americani arrivati in volo al seguito di Obama, trascinando i trolley sull’antico selciato a naso in su guatavano le nuvole minacciose sperando di intravedere qualche spiraglio. Una bandiera a stelle e strisce sventolante accanto a quella russa li accoglie all’ingresso della residenza presidenziale russa, una sfarzosa infilata di sale placcate d’oro, fino all’ultima dedicata a Sant’Andrea, dove un smbolo premonitore fa capolino sul timpano dietro il palco: l’occhio al centro della piramide circondata da raggi. Alcuni zar erano massoni, certo, spiegano i colleghi russi, ma che sia un richiamo al dollaro si chiedono gli yankee?
Per ottenere qualche notizia però, dovranno aspettare ore, non solo la durata del colloquio tra il presidente statunitense e Obama, ma anche quel sonnellino extra protocollo che a quanto pare Obama, evidentemente provato dal viaggio e dall’uggia russa, si è concesso prima della conferenza stampa conclusiva. Nella suite dell’hotel Ritz da 12mila euro a notte, dove Obama ha parcheggiato anche la sua mitica Rolls Royce corazzata. In mattinata, Michelle aveva chiesto di poter fare un giro in città da sola: niet dall’Fsb. Solo i fiori deposti al monumento del milite ignoto col marito, omaggio ai 27 milioni di caduti sovietici nelal guerra contro il nazismo che ai russi ha fatto molto piacere.
Fianco a fianco i due giovani presidenti divisi dalla storia ostentano familiarità e sorrisi, si scambiano battute negli orecchi, senza interpreti, mentre i generali firmavano l’accordo sul disarmo, tutto in prospettiva: perché di nero su bianco per ora c’è solo il numero delle testate nucleari da ridurre, fino a 1500, e una data di massima, 7 anni: quando forse né Medvedev ne Obama saranno più presidenti.
Il carisma di Obama è apparso un po’ appannato nel Cremlino, probabilmente si aspettava di piu ma lo scudo rimane un nodo irrisolto. Il capo della casa bianca ha pero cercato in ogni modo di mostrare armonia col suo collega a fianco, se non altro nel lessico: tanta voglia di dialogo, di rapporto costruttivo, un “lavoro che prosegue”, fiducia nel futuro, insomma poca ciccia. Un sussulto dalla sala quando Obama cita la Georgia: alla sovranità e integrità territoraiel di Tiblisi gli Usa non rinunciano. Ma la giornata segna anche la ripresa della cooperazione militare tra Usa e Russia interrotta proprio in seguito alla guerra dell’agosto scorso in Ossezia del Sud, e il gelo che ne era seguito.
Sullo scudo “abbiamo idee diverse”, entrambi lo ammettono. Ma la differenza importante per Mosca è che ora la Casa Bianca pare aperta a discuterne e trovare un compromesso: ben accolta dai russi la promessa di Obama se non di rinunciare al sistema antimissile, almeno di rivedere completamente il progetto Bush e presentarne poi la bozza a Medvedev prima di andare avanti. Il popolo russo freddo verso l’America? “Non ho nulla di personale contro Obama” dice Medvedev rispondendo alla domanda di un giornalista. Sono due cose diverse. Si tratta di costruire buone relazioni tra stati, ma è chiaro che se la politica non ci riesce questa diffidenza si riflette sui cittadini”. Concludendo con ua nota di ottimismo: “Credo che alla fine le nostre posizioni potranno essere riconciliate”.
Ancora sullo scudo, lo speech a due si chiude con una mini gaffe di Obama: “sono sicuro che Putin domani mi dirà esattamente lo stesso” – un segno forse, della consapevolezza che il vero match storico lo attende domani, a pranzo con l’ex zar. “Il tandem russo al potere funziona bene”, dice Obama cercando di riparare alle accuse lanciate alal vigilia della visita verso il premieri russo che potrebbero costargli care. Ma tuttavia, ribadisce come il suo interlocutore diretto sia il leader del Cremlino Dmitri Medvedev, nel quale ha espresso «piena fiducia» rinnovandogli il suo apprezzamento per la «sincerita» e la «professionalità»: “io so che il presidente è lui, è che Putin è il premier” la chiosa lapalissiana. “Ma l’eminenza grigia resta Lui - ci sussurra un cameriere del catering nella sala ormai vuota – rapporti con l’America? A che ci servono?”. Si chiude cosi la prima giornata di Obama a Mosca: “passata” commenta stringata l’agenzia di stampa Ria Novosti.

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