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OBAMA A MOSCA GIORNO 2, UN QUASI-SUCCESSO 8/7/09

Il sole splende su Mosca nel secondo giorno di visita per Obama, e d’incanto il grigiore dell’esordio, pure illuminato dall’annuncio sul disarmo, nella cornice austera del Cremlino, pare dissolversi. A suo agio tra i giovani studenti Obama parla alla New Echonomic School, un messaggio alle nuove generazioni russe - anche se d'élite (Foto NYTimes: Obama alla NES di Mosca).

Barbara Yukos

Mercoledi' 8 Luglio 2009
MOSCA – “Obama? Un grande oratore, ha parlato a braccio senza leggere mai, di strategia politica globale. Pare avere il fuoco dentro”. A parlare non è un giovane US-dem tifoso del capo della Casa Bianca, ma Andrej, neolaureato alla New Echonomic School di Mosca. Come tutti i suoi colleghi un privilegiato, per il posto d’élite che occupa nella società russa e perché alla cerimonia del suo diploma, annuncia il direttore, “c’è un ospite speciale, per noi un grande onore”. Il tono informale, brillante, quasi goliardico come tutta la cerimonia, US-style. Obama appare, con lui c’è Michelle, sbracciata (“bellissima” secondo le diplomate) ma sempre segregata: niente giro in città da sola, lunedi si è sorbita ore di visita del Cremlino – bello, per carità, ma deserto – in compagnia di Lady Svetlana, ieri infermiere e suore le hanno regalato una matrioska, poi un concerto classico ancora scortata dalla first lady russa. E le bambine dove sono?
Ma nella Scuola la piu fortunata è Oksana: migliore del corso quest’anno, quando ti capita che il diploma te lo consegni in mano il presidente degli Stati Uniti? Con foto-opportunity. “Il futuro è nelle vostre mani” le dirà piu tardi Barack in un discorso ispirato, ma secondo molti, facile per la platea scelta: i giovani hippy russi pro-liberal e pro-west - c’è chi si è laureato a NY, chi fa uno stage alla Lehman Brothers e chi già lavora con una banca italiana. Gente come Arkady Dvorkovich, primo aiutante di Medvedev e primo laureato della scuola, nel lontano 1993, quando a comandare in Russia erano gli americani – e anche a finanziare nuove scuole. Ma quel tempo pare passato.
Il sole splende su Mosca nel secondo giorno di visita per Obama, e d’incanto il grigiore dell’esordio, pure illuminato dall’annuncio sul disarmo, nella cornice austera del Cremlino, pare dissolversi. A suo agio tra i ragazzi Obama dopo un omaggio a Gorbaciov - l’ex leader che nella Russia fuori dalla Nes non strappa applausi ma qui si – impugna i suoi cavalli di battaglia: un mondo libero dalle armi nucleari, lavorare su cio che unisce invece che su ciò che divide, archiviare la guerra fredda. "Voglio che le cose siano chiare: l'America vuole una Russia che sia forte, pacifica e prospera", e “cooperazione, non confronto”. Davanti ha la generazione cresciuta dopo i muri, quando la competizione in ogni sfera “portava alla fine a una somma zero”. E si lancia a illustrare virtù - e superiorità - del sistema democratico: “dove non occorre cercare il potere per prevalere sugli altri”. Niente tono saccente, ma tra le righe il messaggio per i potenti della Russia è chiaro: "Tutti i paesi hanno il diritto di scegliere i propri dirigenti, vivere entro frontiere sicure e avere la propria politica estera. Anche se queste scelte non piacciono all’America. Ma nel rispetto dei diritti umani e civili universali". Sulla non proliferazione una quasi-proposta: "Se la minaccia nucleare sarà eliminata anche in Iran, magari con l’aiuto della Russia, noi elimineremo anche questo scudo missilistico". Al centro passato e del futuro dei rapporti Usa-Russia. Infine per conquistare i cuori degli studenti, Obama li infilza sull’orgoglio patriottico: cita Pushkin, Kennedy, la vittoria dei nonni sovietici sul nazismo per liberare l’Europa. 
Carisma recuperato, dopo l’ostacolo piu grosso superato in mattinata: l’incontro con Putin nella residenza di Novo Ogaryovo. Anche li il sole pare aver sciolto le incomprensioni: miracolo, l’ex zar non scaglia frecciate avvelenate, e somministra invece a Obama una tipica, robusta colazione russa in giardino, samovar incluso. Niente pacche, lo fissa a lungo, lo studia, finché Obama non gli rimette quella gamba a posto, “nel futuro”. Anche se più tardi alla Cbs racconterà di un Putin “duro e freddo”, ma anche “determinato e pragmatico”. Nel pomeriggio l’incontro coi businessman che fanno affari tra Mosca e Washington: “ancora troppo pochi” concordano Obama e Medvedev, di nuovo abbigliati allo stesso modo. Salta fuori l’argomento Wto, e un nuovo possibile divario nella tandemocrazia: “la Russia vuole entrarvi al piu presto”, ribadisce zar Dmitri. Ma qualche settimana fa Putin aveva lanciato l’idea di fermare tutto e puntare all’ingresso comune con Kazakhastan e Bielorussia,mettendo in allarme gli imprenditori.
“Il sogno Americano? Con la crisi è cambiato tutto. Per noi il sogno va costruito qui in Russia. Eliminando corruzione e burocrazia”, sussurra Viktoria stringendo in mano il suo diploma. “Charm and disarm” riassume la tv filogoverno Russia today.

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