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OBAMA A MOSCA: PRESTO PER IL VERO "RESET". INTERVISTA A DMITRI TRENIN 6/7/09

è pessimista sulla visita di Obama in Russia Dmitri Trenin, direttore del Centro Carnegie di Mosca. I nodi che dividono i due paesi, dice, restano immutati. Obama rischia puntando su Medvedev nel tentativo di mettere da parte Putin. Ma soprattutto, nessuno dei due ha ancora chiari i propri obiettivi di politica estera rispetto all'altro.

Lucia Sgueglia

Lunedi' 6 Luglio 2009
MOSCA – “Un re-set nelle relazioni Usa-Russia? Per ora non è in vista. Anche se l’atmosfera appare migliore, i problemi restano tutti sul tavolo. Anche perché la Russia non è una priorità nella politica estera della nuova amministrazione Usa. E viceversa”. è pessimista sulla visita di Obama in Russia Dmitri Trenin, direttore del Centro Carnegie di Mosca.

Con l’elezione di Obama si era sperato in un disgelo… cosa si aspetta dal meeting?
La crisi economica indubbiamente ha avvicinato le due potenze spingendo a un maggiore pragmatismo. Nessuno cerca lo scontro ora, per molti versi manterranno un profilo basso. Ma i nodi di di dissidio restano immutati: Ucraina e Georgia nella Nato (argomento che l’amministrazione Usa finora ha evitato accuratamente), lo scudo antimissile… al contrario di quanto era parso, Obama non pare pronto a rinunciarvi per ora. La sorpresa potrebbe arrivare però se gli americani ad esempio ammettessero osservatori russi nella fase di sviluppo del sistema Abm…

Qualche punto d’incontro?
L’unico risultato concreto probabile è il rinnovo dell’accordo sul trattato Start I di non proliferazione: per ora solo un memorandum d’intenti, per la firma si dovrà aspettare almeno dicembre. Mosca intanto concederà agli Usa il passaggio militare verso l’Afghanistan.

Obama non ha forse bisogno della Russia per mediare su alcune crisi?
Iran, Nord Corea e Afghanistan sono i dossier che spingono oggi l’interesse di Washington a cooperare con Mosca – ma l’appoggio russo ad Ahmadinejad complica le cose. E la capacità della Russia di influenzare questi paesi nonostante tutto, resta marginale. Se Israele decide che Teheran è un nemico da fermare, Mosca potrà fare ben poco.

Obama ha criticato Putin elogiando Medvedev alla vigilia della visita – mossa rischiosa?
Credo che il presidente Usa debba parlare assolutamente con Medvedev, è importante che mostri di rispettarlo. Ma si inganna se pensa che vi sia grande differenza di vedute tra lui e il vecchio zar in materia di politica estera. Del resto, finora la nuova amministrazione Usa non ha dovuto compiere scelte che toccano sensibilmente la Russia. Ma presto verrà il momento, ad esempio se ci sarà una nuova crisi in Georgia… allora si dovranno schierare.

Mesi fa lei dichiarò “La Russia non ha una vera strategia di politica estera”: che significa?
Spesso mostra incoerenza tra ciò che dice di volere e ciò che fa. Vuol diventare ciò che non può: un centro di forza indipendente, che possa confrontarsi alla pari con Usa, Ue e Cina, in una visione del mondo multipolare che cozza con quella Usa. Non ne ha ancora le risorse. Segue spesso interessi a breve termine, di tipo materiale o collegati al rafforzamento del proprio ‘potere’. Non c’è una direzione univoca, anche la scelta tra Europa e Asia resta ambigua. Insomma, un trionfo della tattica sulla strategia.

Che può fare Obama per avvicinarsi a Mosca?
Aiutare i russi a entrare nel Wto, abolire l’emendamento Jacskon-Vanick residuo della guerra fredda. Ma soprattutto, sono convinto che l’unica soluzione sulla difesa missilistica sarebbe sviluppare un sistema congiunto Russia-Usa. Un passo difficile ma indispensabile sulla strada della sicurezza globale.


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