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A MOSCA ASPETTANDO OBAMA 4/7/2009

Una cosa è certa: Obama pare volersi giocare la carta Medvedev, “il presidente un po’ più liberale di quello precedente” come lo ha definito un vignettista locale. E per farlo ha cominciato con una mossa rischiosa: attaccare l’uomo più potente di Russia. Che prevedibilmente ha reagito male.

Lucia Sgueglia

Sabato 4 Luglio 2009
MOSCA – A leggere la free-press moscovita, la prima preoccupazione per la visita di Obama in città è il traffico: “Rischio paralisi”, e un consiglio ai lettori: “Prevedere il tragitto del presidente Usa con esattezza, e quali strade saranno bloccate, è impossibile. Top secret. L’ossessione per la security degli americani è pari solo a quella russa. Andatevene in dacha”. L’Obama-mania, si sa, non attecchisce da queste parti. Anche se tra i souvenir son comparse le matrioske con la faccia del leader Usa, un sondaggio VTsIom decreta: solo il 5% dei russi definisce le relazioni con gli Stati Uniti “amichevoli”.
Tutt’altra musica tra i politologi, lanciati da settimane in decine di conferenze sul tema organizzate dai think thank e previsioni cabalistiche. Una cosa è certa: Obama pare volersi giocare la carta Medvedev, “il presidente un po’ più liberale di quello precedente” come lo ha definito un vignettista locale. E per farlo ha cominciato con una mossa rischiosa: attaccare l’uomo più potente di Russia. Che prevedibilmente ha reagito male. In un colloquio con Ap, il capo della Casa Bianca – che ha concesso anche due interviste alla tv Rossja e a Novaya Gazeta, il bisettimanale di Politkovskaja - in pratica ha dato al premier Putin del “veteropolitico” legato agli schemi da guerra fredda. Prevedibile scorno dell’ex zar, che ha seccamente respinto al mittente. Promosso da Obama invece il nuovo zar, che ha incontrato a Londra e gli pare più “moderno e aperto”. A lui lancia due parole magiche che il Cremlino attende da tempo: il desiderio di un rapporto “alla pari” con la “grande potenza” russa. I due, al telefono nei giorni scorsi si sarebbero dati del tu. Conferma Medvedev sul suo videoblog: “speriamo di superare la crisi di fiducia, l'inerzia" degli ultimi tempi.
Ma la lista degli ottimisti finisce qui. Tra gli esperti russi domina lo scetticismo: aspettative basse sulla possibilità di “resettare” davvero le relazioni Usa-Russia in tempi rapidi. Per Sergej Karaganov, analista vicino al Cremlino, Mosca per ora “non vede cambiamenti veri nella politica Usa, solo cosmetici. Non assisteremo a nessun miracolo, almeno non in una notte”. Però “Gli usa devono anche capire, che superare la crisi nel campo della sicurezza globale e creare un ordine politico internazionale stabile è impossibile senza la Russia”.
Il nodo centrale è il trattato Start I sul disarmo, l’unico punto su cui ci si attendevano progressi. Ma Washington e Mosca ieri han raffreddato gli animi: preannunciando la firma di un memorandum d’intesa per i colloqui, niente di più. Si sa che in cambio della sigla, il Cremlino vuole la rinuncia Usa allo scudo antimissile in Europa; ma sul tema, nonostante la frenata della nuova amministrazione Obama rispetto a Bush, una parola definitiva non c’è stata, né si prevede nella due giorni. Mentre un secondo baratto è nell’aria a complicar la faccenda: come accennato da Robert Gates un mese fa, gli americani paiono voler legare sempre più il nuovo Trattato al programma nucleare iraniano. Mosca non può starci, anche se proprio Iran e Afghanistan sono due piattaforme possibili di incontro: Obama può aver bisogno di Mosca per mediare con Teheran, ne ha certamente bisogno per il transito militare verso Kabul (concesso), e per fermare Pyong Yang. Ma sull’Iran la doccia fredda è arrivata con l’appoggio russo alla rielezione di Ahmadinejad.vDmitri Trenin del Centro Carnegie, estende il pessimismo a Ucraina e Georgia che han tanta voglia di Nato: Joe Biden, il più antirusso nel team di Obama, a metà luglio vi andrà in tour. E se la famiglia Obama come ipotizzato, a Mosca dovesse cenare al ristorante georgiano Pirosmani, come la prenderà Putin? Secondo il Kommersant, la frecciata al premier non è che un riconoscimento della sua supremazia nella tandemocrazia russa – e della difficoltà di farci i conti.
Non Obama-maniaci ma speranzosi in un aiuto, pronti a tirare il presidente Usa “per la giacchetta” sono i pravozashitny, difensori dei diritti umani russi che si aspettano una condanna per le violazioni delle libertà civili nel paese, gay inclusi. Strada in salita insomma per Obama, e ricca di insidie. Mosca ha “accumulato 20 anni di lamentele con gli Usa”, e aspetta che Obama tenda la mano per primo, dice F. Lukyanov della rivista Russia in Global Affairs: “È pronta a rispondere, ma crede che la colpa del deterioramento dei rapporti non sia sua”.

Uscito sabato 4 luglio sul Riformista



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