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POLITKOVSKAJA, I FIGLI: SERVE NUOVA INCHIESTA, NON PROCESSO BIS 26/6/09

Esprimono perplessità e "disaccordo", i figli di Anna Politkovskaja insieme al loro avvocato Anna Stavitskaja, per l'annullamento del verdetto di assoluzione nel processo per l'assassinio della giornalista, annunciato ieri mattina dalla Corte suprema russa. "Non ne vediamo il motivo, noi eravamo completamente d'accordo con la giuria e non ce ne pentiamo: crediamo che gli imputati siano comunque coinvolti in qualche modo nell'omicidio, ma le prove portate in aula contro di loro erano insufficienti". Il problema, ripetono, è nell'inchiesta.

Lucia Sgueglia

Venerdi' 26 Giugno 2009
MOSCA - Da rifare non è il processo, ma l'indagine, per intero. E il problema non è la giuria popolare, che "ha preso la decisione migliore nelle condizioni date". Esprimono perplessità e "disaccordo", i figli di Anna Politkovskaja insieme al loro avvocato Anna Stavitskaja, per l'annullamento del verdetto di assoluzione nel processo per l'assassinio della giornalista, annunciato ieri mattina dalla Corte suprema russa. Processo da rifare, "cambiando i 12 giurati", questa la decisione. "Irregolarità procedurali" e "incapacità del giudice nella gestione dell'istituto della giuria" le motivazioni. Una notizia che aveva dato sollievo e speranza a molti in un primo momento, delusi da quel processo dai troppi punti oscuri, a partire dallo scandalo delle porte chiuse, poi aperte, poi di nuovo chiuse per decisione del giudice che con quel balletto si era giocato la propria credibilità. Dando la colpa dell'oscuramento ai giurati, per poi vedersi sbugiardare in pubblico proprio da uno di loro.

A chiedere l'annullamento della sentenza era stata la Procura generale russa, guidata da Yuri Chaika, considerato vicino al premier Putin. Non la famiglia, che ieri in un commento pubblicato sul sito di NOvaya Gazeta, il bisettimanale di Politkovskaja, ha ribadito: "Non ne vediamo il motivo, noi eravamo completamente d'accordo con la giuria e non ce ne pentiamo: crediamo che gli imputati siano comunque coinvolti in qualche modo nell'omicidio, ma le prove portate in aula contro di loro erano insufficienti". E il risultato di un processo bis, rischia di essere lo stesso. Il problema, ripetono, è nell'inchiesta. Piena di lacune, depistaggi e fughe di notizie: che finora ha portato alla sbarra solo pesci piccolissimi. Sul banco degli imputati del processo, conclusosi tra l'indignazione mondiale il 20 febbraio, c'erano infatti l'ex dirigente della polizia moscovita Serghei Khadzhikurbanov, accusato di essere l'organizzatore logistico del delitto (arrestato poco dopo l'assoluzione per una vicenda di estorsione), e i fratelli Dzhabrail e Ibragim Makhmudov, tutti ceceni, presunti 'pedinatorì' della vittima fino alla sera di quel tragico 7 ottobre 2006, quando la giornalista fu freddata da un colpo di pistola alla testa nell'androne della sua casa in via Lesnaja a Mosca; l'ex colonnello dei servizi segreti (Fsb) Pavel Riaguzov accusato di abuso d'ufficio e concussione per avere fornito al gruppo di fuoco informazioni sulla vittima in cambio di una mazzettà di 10.000 dollari. Il quarto dei fratelli Makhmudov, anche lui indagato (potrebbe essere l'esecutore materiale del delitto), è fuggito all'estero. Ancora senza nome oltre al killer, anche il mandante.

Dietro il disappunto della famiglia, c'è il problema più generale della giustizia russa: un sistema da riformare - se ne parla da anni - a partire dall'indipendenza dei giudici, passibili di pressioni di vario tipo. Un sistema in cui, ha fatto notare ieri l'avvocato degli imputati, ventilando un appello alla corte di Strasburgo, "ogni assoluzione è vista come un male assoluto, da combattere". Nei tribunali russi, meno del 2% viene assolto - un po' di più in presenza dei giurati. Il Procuratore Chajka ha assicurato che comunque l'inchiesta continua, assumendosene personalente la responsabilità. Ma l'avvocato della famiglia teme che un processo bis riaperto troppo presto finisca per insabbiare i tanti problemi ancora aperti.

Insomma per il Cremlino, il presidente-avvocato Medvedev che aveva promesso di riportare la legalità in Russia e vorrebbe scrollarsi di dosso l'imbarazzo per questo caso, c'è ancora molta strada da fare.

Oggi su Il Messaggero, ieri in diretta su SKYtg24



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