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Dopo il gelo tra l'Urss di Krushev e la Cina popolare di Mao, Gorbachev nell'89 ricucì con Pechino. Oggi al vertice Russia-Cina a Mosca le due potenze si guardano da vicino, in ballo tanti affari e la sfida all'egemonia del biglietto verde, ma anche un po' di diffidenza.

Lucia Sgueglia

Giovedi' 18 Giugno 2009
MOSCA - Il "la" lo hanno dato, lunedi a Ekaterinburg, i due summit tra paesi "non allineati" all'egemonia mondiale degli Usa: le economie emergenti riunite nel Bric (Russia, Brasile, Cina, India) e quelle "satelliti" dell'Asia Centrale associate a Mosca e Pechino nel Gruppo di Shangai, con l'"ospite scomodo" Ahmadinejad. Da lì, viatico la crisi, è partita la sfida al dollaro. Ma anche quella al "mondo unipolare" di stampo Usa.

Così, proprio mentre da Washington Obama lanciava la sua rivoluzione finanziaria, dagli Urali il leader cinese Hu Jintao è volato a Mosca, per incontrare prima il premier Putin, poi il presidente Medvedev che lo ha accolto al Cremlino con grandi onori. Al seguito portava centinaia di imprenditori del Sol Levante. Affari in primo piano, soprattutto l'energia: boccone ricchissimo, la Cina affamata di combustibile per la propria industria, che dal 2006 il colosso Gazprom cerca di addentare, con un'intesa firmata per agganciare i condotti siberiani a quelli nordcinesi. Ma ieri ha registrato uno scacco: rinviate le forniture di gas russo alla Cina, che dovevano iniziare nel 2011. Manca l'accordo sul prezzo. Il progetto, una pipeline da 11 miliardi di dollari, supplirà a Pechino 40 mld. di metri cubi del prezioso liquido ogni anno. E Mosca pensa a un sistema unico di trasporto e approvigionamento che raggiunga anche i mercati del sudest asiatico. A buon fine, invece, per i russi, l'accordo per costruire la seconda parte della centrale nucleare di Tianwan.

Ma a star più a cuore a Medvedev è l'indipendenza monetaria dagli Usa. Anche se un ministro del governo Putin ha frenato, giudicandola prematura e rischiosa. Lo zar russo ieri con Jintao ha rilanciato, proponendo di redistribuire le quote nel Fondo Monetario Internazionale, usare rublo e yuan negli interscambi reciproci (55 mld di dollari nel 2008), e riformare la Banca mondiale per "elevare il diritto di voto e la rappresentanza dei nuovi mercati nelle strutture finanziarie internazionali». Vale a dire, rivedere gli equilibri mondiali alla luce dell'accresciuto peso delle nuove economie. Secondo passo, far fronte comune sulle questioni internazionali. Medvedev, reduce da una lunga intervista alla tv cinese Central Host, con Jintao esprime "forte preoccupazione" sulla Nord Corea, chiedendo di riprendere immediatamente i colloqui a 6. Mosca e Pechino, tradizionalmente caute sul far pressioni a Pyong Yang per il suo programma missilistico, dopo l'ultimo test nucleare dalla Nordcorea - con cui entrambe dividono i confini - han detto si alle sanzioni Onu. Stessa posizione sull'Iran: non rinunciare alla diplomazia, avviare presto negoziati.

Putin si è guadagnato l'invito a Pechino per ottobre di Hu, per il quale «la Russia resta una priorità» nella politica estera cinese. Dietro il protocollo centrato sull'economia, è chiara per Mosca la volontà di lanciare un messaggio politico, facendo balenare un nuovo asse strategico Russia-Asia. Anche se i contratti firmati ieri, erano ancora conteggiati in dollari: 3 miliardi. E la Cina che preme economicamente e demograficamente sul confine meridionale russo, suscita ancora diffidenza: si teme che il Dragone finisca per mangiare l'Orso.

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