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Se ne parla da anni, ma con la crisi globale il disagio delle economie emergenti verso la moneta Usa riemerge prepotente. A rilanciare l’idea è John Lipsky, numero due del Fmi, non a caso dalla platea del Forum economico internazionale di Pietroburgo. La Russia insieme a Cina, Brasile, India – il cosiddetto Bric – è tra i paesi più insofferenti alla “dittatura” del dollaro.

Lucia Sgueglia

Domenica 7 Giugno 2009
SAN PIETROBURGO – La creazione di una supervaluta alternativa al dollaro, oggi potrebbe essere possibile. In nome dell’economia multipolare. Se ne parla da anni, ma con la crisi globale il disagio delle economie emergenti verso la moneta Usa riemerge prepotente. A rilanciare l’idea è John Lipsky, numero due del Fmi, non a caso dalla platea del Forum economico internazionale di Pietroburgo. La Russia insieme a Cina, Brasile, India – il cosiddetto Bric – è tra i paesi più insofferenti alla “dittatura” del dollaro. “Sarebbe un passo rivoluzionario – ha spiegato Lipsky, - creare una nuova valuta sganciata dalle altre, che le banche centrali potrebbero usare nelle proprie riserve valutarie”. Si tratta dei cosiddetti “diritti speciali di prelievo”, la valuta speciale del Fmi: questi dovrebbero essere rilasciati da un’organizzazione internazionale con autorità equivalente a una banca centrale, per diventare “abbastanza liquidi” da poter essere usati come riserva: "Nel lungo termine ci sono molti, molti vantaggi. Ma non è una decisione rapida, breve, né facile".
Il 70% delle riserve valutarie mondiali oggi è in dollari. E mentre l’economia Usa vede quadriplicare il proprio decifit di bilancio, negli altri paesi cresce la necessità di diversificare le riserve per evitare un’eccessiva dipendenza dal biglietto verde. La Russia ci spera: venerdi zar Medvedev ha messo in discussione il futuro della moneta Usa come valuta di riserva globale, proponendo di usare un mix di valute regionali. Incluso il rublo. E il ministro delle Finanze Kudrin ha citato proprio lo yuan come possible supervaluta del futuro, “tra 10 anni”. Chiedendo poi una radicale riforma del Fmi, che “non rispecchia più i rapporti di forza tra le economie mondiali”, Cina in testa.

Oggi sul Messaggero nella pagine di Economia



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