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AHMADINEJAD IN RUSSIA, STRETTA DI MANO MULTIPOLARE. CON QUALCHE IMBARAZZO 17/6/09

È volato in Russia per cercar sponde nel momento più difficile della sua leadership, Mahmud Ahmadinejad, scegliendo uno dei pochi suoi “amici” sull’arena internazionale. MA la pur calorosa stretta di mano con Dmitri Medvedev è parsa nascondere qualche imbarazzo per lo zar russo, che si prepara a ricevere Obama e tiene alla sua immagine “liberale”.

Lucia Sgueglia

Mercoledi' 17 Giugno 2009
MOSCA - È volato in Russia per cercar sponde a appoggio nel momento più difficile della sua leadership, Mahmud Ahmadinejad, scegliendo uno dei pochi suoi “amici” sull’arena internazionale. E, almeno in parte, le ha trovate. A Ekaterinburg al summit dei paesi del “Gruppo di Shanghai” (Russia, Cina, Kazakhstan, Tagikistan, Uzbekistan e Kirghizistan), organismo nato per cooperare su sicurezza ed energia, e controbilanciare gli interessi Usa in Asia Centrale. L’Iran, invitato come osservatore, aspira a entrarvi. In contemporanea in città si svolgeva il primo meeting del cosiddetto Bric - Brasile, Russia, India e Cina: che raccoglie il 40% della popolazione e del pil globale, ed è unito per un’esperta russa “dall’insoddisfazione per le politiche Usa”. Insomma, due giorni all’insegna del mondo multipolare e della sfida all’egemonia statunitense, tanto più attuale in tempo di crisi.
Ahmadinejad era atteso lunedi, la sua assenza ha fatto parlare i media russi e il Cremlino di un annullamento dell’incontro “per una fitta agenda”. Ma ieri mattina il controverso presidente è apparso sugli Urali: e la pur calorosa stretta di mano con Dmitri Medvedev è parsa nascondere qualche imbarazzo per lo zar russo, che si prepara a ricevere Obama e tiene alla sua immagine “liberale”. Commento, comunque, lasciato ai gregari: per il viceministro degli esteri Rjabkov, che ricorda i vecchi legami di partership e "buon vicinato" che sono tradizione nei rapporti con Teheran, le elezioni iraniane sono un “affare interno del popolo iraniano”. Indubbiamente il loro risultato “ufficiale” fa comodo per ora a Mosca: che sta completando la costruzione della prima centrale nucleare iraniana, cui fornisce anche combustibile. E insieme a Pechino al Consiglio Onu ha finora evitato alla Repubblica Islamica un inasprimento delle sanzioni al paese asiatico. Non è un caso se le tv russe domenica hanno annunciato subito la vittoria di Ahmadinejad, e solo lunedi proteste e scontri, associandole magari alle “rivoluzioni arancioni” invise a Mosca.
Dalla platea russa, Ahmadinejad non fa parola dei gravi disordini e scontri, degli arresti nel suo paese, e ne approfitta invece, prevedibilmente, per lanciare strali agli Usa, sull'onda della crisi: «L'epoca degli imperi è finita e non rinascerà. L'ordine capitalista mondiale è ormai costretto a battere in ritirata”. Sollecita poi «cambiamenti radicalì adatti alle nuove condizioni, in particolare una moneta unica e una banca per i paesi Sco”. Proprio questo il tema chiave del meeting: trovare alternative alla “dittatura del dollaro”. Per Medvedev, che ha poi incontrato brevemente faccia a faccia Ahmadinejad nonostante la smentita, la moneta Usa ha “fallito la sua funzione”; e propone di creare una valuta regionale comune tra i 6 per “riformare l’architettura finanziaria mondiale”. A sostituirla (“un processo lungo e complicato”), dice, potrebbe essere il rublo. Ma per gli esperti candidato ideale è lo yuan, visto il peso dell’economia cinese. Vero convitato d’onore a Ekaterinburg infatti non era certo il leader iraniano, anche a guardare la copertura mediatica e l'accoglienza riservatagli, ma il cinese Hu Jintao: sbarcato con centinaia di imprenditori al seguito per stipulare accordi commerciali da 3 miliardi di dollari.

Oggi sul Messaggero

Della superavaluta del Bric che vuol sfidare il dollaro, si era già parlato al Forum di Pietroburgo a inizi giugno. Leggi di cosa si tratta.



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