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Il Sipri pubblica il suo rapporto annuale sulla spesa mondiale per gli armamenti. Nonostante le crisi finanziaria il 2008 è stato un anno d'oro per il settore

Andrea Pira

Mercoledi' 10 Giugno 2009


La crisi finanziaria globale non tocca l'industria della guerra. A certificarlo il rapporto annuale del Sipri, l'Istituto internazionale di ricerche per la pace di Stoccolma. Il 2008 ha fatto registrare un vero boom del settore. Le spese militari globali hanno toccato la cifra record di 1464 miliardi di dollari, il 2,4 per cento del prodotto interno lordo mondiale. Un incremento del 4% rispetto al 2007, ma soprattutto, un aumento della spesa del 45 percento rispetto a dieci anni fa, quando ancora ci si attestava sotto i 1000 miliardi di dollari.
Un aumento causato principalmente dalla “guerra al terrore” lanciata dall'amministrazione statunitense dell'ex presidente George W. Bush. Una strategia che ha portato tutti gli stati a investire in armamenti analizzando il problema esclusivamente sotto l'ottica “militare”.

E sono proprio gli Stati uniti ad aggiudicarsi la medaglia d'oro nella classifica dei paesi che spendono di più. In termini assoluti, con i loro 607 miliardi di dollari, rappresentano il 42% della spesa complessiva facendo registrare un aumento del 58 percento in dieci anni, ovvero 219 miliardi di dollari in più all'anno rispetto al 1999.
Cina e Francia completano il podio. Con 85 miliardi di dollari Pechino si piazza per la prima volta al secondo posto. La spesa della Cina è comunque in linea con il suo sviluppo economico e con le sue ambizioni di potenza emergente. Sebbene ancora lontanissima dagli irraggiungibili Stati uniti, grazie al suo 5,8% Pechino può scavalcare la Francia(4,5%), rientrata a marzo nel comando Nato. Triplica la spesa anche la Russia con un incremento assoluto di 24 miliardi nell'ultimo decennio. Una cifra che le permette di piazzarsi al quinto posto dietro la Gran Bretagna. Completano la top ten della corsa agli armamenti Germania, Giappone, Italia, Arabia Saudita ed India. In Italia però a fronte di un budget militare nazionale del 1,8% il costo per i cittadini è molto alto 689 dollari pro-capite, una delle maggiori al mondo che, per il quinto anno consecutivo supera di gran lunga quella Germania (568 dollari) e di altri paesi del G8 come Russia (413 dollari) e Giappone (361 dollari).

Ma il boom del settore è soprattutto quello delle aziende che produco armi. Una produzione che premia soprattutto le aziende statunitensi ed europee. Tutti nomi ben noti: Boing, Lockheed, BAE System. Tra le prime dieci aziende troviamo anche l'italiana Finmeccanica, ottava, con un profitto di 713 milioni di dollari, e un indotto di 9,8 miliardi.

Su base geopolitica l'Europa orientale è la zona che nell'ultimo decennio ha avuto il maggior aumento del budget militare, pari al 174%, seguita dal 94% del Nord Africa. Colpisce infine l'aumento del 133 percento fatto registrare dall'Iraq tra il 2007 e il 2008. Un dato che rende ancora più evidente il legame tra spesa militare e lotta al terrorismo. Secondo il Sipri le due guerre in Afghanistan e Iraq sono costate al governo degli Stati uniti circa 903 miliardi di dollari e in futuro «continueranno a richiedere ingenti risorse anche a fronte di un possibile ritiro delle truppe Usa dall'Iraq » conclude il rapporto.

Immagine di Jayel Aheram



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