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POE, L'ATTORE CHE VUOL FARE IL PRESIDENTE 16/2/04

Ma in realtà, lo sfidante di Gloria Arroyo per le presidenziali filippine, sembra soltanto una controfigura. Di Joseph Estrada

Emanuele Giordana

Lunedi' 16 Febbraio 2004


Che un attore si butti in politica non è una gran novità. Pensate a Ronald Reagan o a Swarzenegger. Ma che un paese si abitui a veder correre per la presidenza gli eroi del grande schermo, sembra ormai il destino delle Filippine.
Dopo averne eletto uno nel ‘98, Joseph Estrada detto Erap, e averlo poi spedito dalle stelle (il palazzo presidenziale di Malaca_ang) alle stalle (la galera), i filippini sono adesso sotto pressione per votarne un altro. Ma se i sondaggi dicono che Fernando Poe, stella di film nazional popolari a sfondo populista, potrebbe farcela su l’attuale titolare Gloria Arroyo, prima delle elezioni di maggio diversi colpi di scena potrebbero cambiare le carte in tavola. E le parti in commedia.
Ronald Allan Kelly Poe, figlio d’arte, coetaneo sostenitore ed amico dell’ex presidente Estrada (ancora sotto processo per appropriazione indebita), ha accettato l’invito di correre per le presidenziali poco prima di Natale. L’invito glielo ha rivolto direttamente Estrada che, dal campo militare dove si trova sotto custodia, continua in realtà a tirare le fila dell’opposizione all’Arroyo. Con la sua ex vicepresidente, Jospeh ce l’ha in modo particolare perché fu lei a farlo cadere, agli inizi del 2001, cavalcando una forte ondata emotiva seguita alle scoperte della magistratura sui conti neri del presidente. Gloria, l’anti Estrada per eccellenza, solidi studi all’estero e impeccabili tailleur, è di buoni natali, salde convinzioni liberali e buone frequentazioni con la potente Chiesa cattolica e l’oligarchia locale, il cosiddetto giro delle “quattrocento famiglie”. Estrada, sartoria improbabile e soprattutto scarse frequentazioni altolocate, ha però un fascino che a Gloria continua a mancare. Era ed è amato dal popolino (oltreché sostenuto dalla lobby economica della diaspora cinese, potente ma invisa alle “400 famiglie”) anche grazie ai suoi ruoli cinematografici di difensore degli oppressi. Benché le accuse di essersi arricchito proprio alle spalle del popolino gli abbiano poi nuociuto, Joseph è rimasto potente, tutto sommato popolare e, soprattutto, convinto che, in un paese dove spesso manca l’acqua corrente ma non la tv, un buon attore può essere un buon presidente. Chi meglio dell’amico Ronald Allan Poe conosciuto come Fernando o “Da King”, il re, e diventato e famosissimo in decine di ruoli dove, contadino, poliziotto, prete o musulmano, brandiva la spada del difensore di deboli ed oppressi?
I maligni dicono che Gloria sia subito corsa ai ripari. E che, sotto sotto, il povero Poe altro non sia che una controfigura: lo spauracchio agitato dal protagonista Estrada, per guadagnarsi la sentenza che, a dicembre, gli ha consentito di andare a farsi curare negli States. Un viaggio che l’ex presidente sta programmando per curarsi un ginocchio. Che i suoi detrattori pensano gli servirà, una volta Oltreoceano, per sfuggire più velocemente alla giustizia filippina che ancora lo deve definitivamente giudicare.
Vero o falso che sia, da che calca la scena politica, Fernando Poe, noto con l’acronimo di FPJ (J sta per Junior, anche il padre era un noto attore), i colpi di scena si sono accavallati in rapida successione. Con passaggi di diversi senatori da un campo all’altro dei due avversi schieramenti che sostengono Arroyo e Poe come candidati. Agli inizi di gennaio, è persino circolata la voce che Estrada aveva tolto l’appoggio a Fernando dopo che, sulla scena dei suoi sostenitori, si era affacciato Loren Legarda, giornalista prestato alla politica e tra i principali accusatori di Estrada durante la campagna per il suo impeachment nel 2000.
Forse abituati a un modo di far politica assai cinematografico i filippini stanno a guardare anche perché i giochi sembrano ancora tutti da fare, visto che le alleanze, certe sino a ieri, si modificano nello spazio di un mattino in una corsa, per lo più occulta, per rafforzare, o disinnescare, il potenziale dirompente di Fernando. Quanto a lui, le sue dichiarazioni e la sua presenza politica sono pressoché nulle. E del resto è difficile aspettarsi che un uomo che ha lasciato gli studi al second’anno di università e che ha alle spalle una carriera da attore, e al massimo di produttore cinematografico, possa inventarsi dall’oggi al domani un carisma politico. Per ora affidato soprattutto alle capacità strategiche del suo vecchio compagno di pellicole Joseph Estrada.
Fernando Poe si presenta ai filippini esattamente come fece sei anni fa il suo beniamino Estrada: l’uomo della "masa". La parola indica il popolino ma, dicono gli analisti, manca della dignità del termine “popolo” e della neutralità della parola “masse”. Più del suo programma, oscuro, parlano le persone di cui si è circondato, senatori e amici dell’ex dittatore Ferdinando Marcos conditi con qualche convinto giustizialista in nome della parola d’ordine di tutti i partiti: “Lotta alla corruzione”.
Più articolato il programma della rivale, liberista in economia e filoamericana in politica estera. Un’opzione su cui Poe è vago ma che non piaceva affatto a Estrada. Ma se generici e buoni per tutte le stagioni sono i programmi dei due pesi massimi, davvero bizzarri sono quelli degli outsider che il sito Asiatimes si è preso la briga di enumerare : Salve Ruiz-Bush sostiene che è stato George a consigliarle di correre. Luisito Bacani ha promesso che scioglierà il Congresso.
Ma il migliore è forse German Valladarez, 61 anni: ha promesso di convertire il peso filippino in dollari e di dare un milione a tutti, compresa acqua ed elettricità gratis. Peccato non sia un attore.


Questo articolo é uscito su il Venerdi di Repubblica



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