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RUSSIA, NUOVO CINEMA MISTICO-ZARISTA 3/6/09

Dopo il filone patriottico, il deficit di film sul periodo zarista si sposa in Russia con un nuovo filone mistico-religioso. Da Pavel Lungin a Cannes col suo "Zar" su Ivan il Terribile a un film in uscita su Gogol di N. Bondarchuk (nella foto una scena in anteprima)

Lucia Sgueglia

Mercoledi' 3 Giugno 2009
MOSCA – Il tempo dei Torbidi che precede l’avvento dei Romanov, la Pietroburgo di Alessandro II, i cosacchi di Taras Bulba, le guerre di Alessandro Nevsky, l’ammiraglio “bianco” Kolchak, per non parlare degli innumerevoli serial tv sui classici della letteratura russa del XIX secolo. Infine, domenica 17 a Cannes, la prima mondiale di Tsar, il film di Pavel Lungin (miglior regia Cannes 1990 con Taxi Blues) sul controverso zar Ivan il Terribile.
Ormai da qualche anno il cinema russo guarda all’età degli zar, la Russia precedente alla rivoluzione d’Ottobre. Spesso con l’appoggio o i fondi del Cremlino. I critici lo chiamano “cinema patriottico”. Ma per gli addetti ai lavori in questo revival c’è molto di più: “Un’enorme sete di storia, di tutto ciò che in epoca sovietica fu negato o censurato. Abbiamo tantissimi buchi da riempire”. Parla Natalia Bondarchuk, un’istituzione nel cinema russo dominato dalle grandi famiglie: figlia di Sergej che firmò il colossal Guerra e Pace premio Oscar nel 1968, attrice in Solaris di Andrej Tarkovskj, regista. Negli studios a nord di Mosca sta completando il suo film su Nikolaj Gogol, di cui quest’anno cade il bicentenario: “è il primo lungometraggio mai girato sullo scrittore. Nella cinematografia sovietica non mancavano i film su storie e opere letterarie pre-rivoluzionarie, come il lavoro di mio padre sul capolavoro di Tolstoj. Ma non tutto si poteva raccontare. Ad esempio, non fu mai realizzato un film su Dostojevski: impossibile evitare il tema della sua profonda spiritualità”. Per la regista, che progetta un film sull’autore di Delitto e Castigo dopo quello su Pushkin (2006), la chiave sta proprio nella religiosità. Anche per Gogol. Da Vicino, titolo completo del film che uscirà in autunno, e racconta gli ultimi giorni di vita dello scrittore: “Ho voluto mettere al centro la sua anima, la sua fede. Nell’Urss Gogol era stato trasformato in una specie di rivoluzionario, e la sua svolta religiosa finale considerata una sorta di impazzimento, i suoi libri teologici proibiti”. Una scena è girata al monastero di Optina Pustyn, luogo tra i più sacri dell’ortodossia russa. Nessuna cinepresa vi era mai entrata, Bondarchuk ha ottenuto il permesso dall’ex Patriarca Alessio II. Gogol ci andò per chiedere ai monaci di prendere le vesti, ma ottenne un rifiuto. Nella prima sequenza appare un quadro di A. Ivanov, Apparizione del Messia al popolo: il personaggio più vicino a Cristo sarebbe proprio Gogol.
A partire da L’isola (2006) di Lungin intriso di misticismo, dopo gli anni 90 quando sullo schermo dominavano gangster ed eroi negativi, oggi molti registi russi paiono in preda a una svolta religiosa… Normale dopo decenni di ateismo, commenta Bondarchuk. Ma il cinema “zarista” rivaluta anche altri aspetti: “Con l’Urss, attribuire qualsiasi valore positivo alla società aristocratica era tabù. Eppure proprio da quel mondo - dove istruzione, cultura, conoscenza delle lingue e fede erano fondamentali - scaturisce il Secolo d’Oro della letteratura russa, opere immortali patrimonio dell’umanità, da Tolstoj a Turgenev”. Poi cita un aneddoto: ospite con Tarkovsky al Festival di Venezia 1962, “fummo avvicinati da una giornalista di un quotidiano ‘proletario’ francese. Lui le chiese: Lei crede in Dio? Lei rispose quasi scandalizzata: Ma no, cosa dice? Allora non le concederò l’intervista, chiuse Andrej”.
In questi giorni suscita polemiche il film russo Taras Bulba, tratto dal romanzo di Gogol, giudicato antipolacco e antiucraino. Persino la nazionalità dell’autore di Anime Morte è oggetto di disputata con Kiev. Bondarchuk, di origine ucraina, dice no al nazionalismo: “Il mio Gogol è uno scrittore slavo-europeo, come lui si sentiva. Rideva dei patrioti ‘chiassosi’. Nel film si chiede a un certo punto: sono Hohol o russo? E si risponde: se si potessero unire questi due popoli, avremmo l’uomo ideale. …Gogol non potrebbe esistere senza la cultura europea, i suoi soggiorni a Roma Nizza e Parigi: anche quel rapporto stretto Russia-Europa è una tradizione da ricucire”.
Nessuna nostalgia dell’uomo forte? “Lo zarismo secondo me non tornerà mai in Russia, nonostante ci sia chi lo auspica, dai politici al collega Mikhalkov. Quello che ci manca davvero è riavvicinare lo Stato a chi sta in basso. E se c’è qualcosa da recuperare dell’Urss, è la giustizia sociale. Penso che la Russia non sarà mai conquistata pienamente dal capitalismo, non mi ci riconosco. L’animo russo è fatto di anima e materia, e aspira a riconciliarle”.


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