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I FILO RUSSI VINCONO IN OSSEZIA 1/6/09

Le elezioni legislative in Ossezia del sud si chiudono con una schiacciante maggioranza a favore del presidente filo russo Kokoity (nell'immagine). E si torna a parlare di indipendenza dalla Georgia

Andrea Pira

Lunedi' 1 Giugno 2009


Un risultato previsto e prevedibile. Eduard Kokoity,leader filo russo dell'Ossezia del sud, provincia ribelle della Georgia, ha vinto ieri le elezioni legislative. Una vittoria a valanga. Il 48% degli oltre cinquantamila elettori osseti hanno dato il loro voto Kokoity e al suo partito, Unità. Seguono il Partito comunista (23%) e il Partito del popolo (18%), due formazioni comunque legate al presidente, che può perciò contare su una maggioranza bulgara. Distante il principale partito dell'opposizione, il Partito socialista della patria, solo quarto con il 6% dei voti e fuori dall'Assemblea, mentre gli altri partito d'opposizione erano stati preventivamente esclusi dalla commissione elettorale centrale
Quarantaquattro anni, ex lottatore di wrestling, Kokoity consolida il suo potere sulla regione e può così riaffermare l'indipendenza dell'Ossezia del sud da Tbilisi. Un indipendenza proclamata lo scorso agosto, dopo cinque giorni di guerra che hanno visto l'esercito russo intervenire contro la Georgia, e riconosciuta solo dal governo di Mosca e dal Nicaragua.
Con la sola eccezione della Russia, la comunità internazionale appare compatta nel giudicare irregolari queste elezioni, le prime dopo il conflitto. Come spiega la presidenza ceca dell'Unione europea: «L'Ue non accetta la legalità delle elezioni, non il loro risultato», e anzi le ritiene una battuta d'arresto nel tentativo di pacificare la Georgia. Scontate le critiche Tbilisi. Il ministro per la Reintegrazione, Temur Iakobashvili parla di elezioni «farsa». Per Kokoity le elezioni sono invece un «segno di maturità per un piccolo stato indipendente».
Intanto la schiacciante maggioranza permette a Kokoity di pensare in grande. Il presidente potrà così cambiare la costituzione e potersi candidare a un terzo mandato presidenziale nel 2010, e aumentare le accuse di derive autoritarie alle quali si sommano quelle di avere sperperato i fondi, per la ricostruzione inviati da Mosca, circa 230 milioni di euro. Accuse prontamente respinte come propaganda georgiana.



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