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La corsa per Opel vista da Mosca, dove siedono due degli attori dell'opzione offerta da Magna a Berlino: Sberbank e Gaz. Le speranze del governo per il settore auto russo martoriato dalla crisi, il ruolo del premier Putin.

Lucia Sgueglia

Lunedi' 25 Maggio 2009
MOSCA – Putin che davanti alle tv russe si mette al volante di una Niva, ultimo acquisto del suo parco macchine personale che ospita già due Volga anni 60: l’immagine, con le due icone della storia dell’auto sovietica, condensa perfettamente l’atteggiamento di Mosca nell’affare per Opel. Anche se per Vedomosti, il Financial Times russo, “le chance del team Magna-Gaz-Sberbank di spuntarla su Fiat sono basse” (articolo del 5 maggio), e l’autorevole Kommersant si chiede “dove mai Gaz possa prendere i soldi per comprare Opel”, il premier russo – pur tenendosi ufficialmente a distanza da quello che definisce “un affare commerciale” – ammette che “il governo vi guarda con attenzione”. E di certo vi ripone grandi speranze per rianimare l’agonizzante industria automobilistica nazionale. Dandole, grazie alla tecnologia occidentale la modernizzazione di cui ha disperato bisogno.
Dall’inizio della crisi in Russia, il settore auto è il più martoriato, e insieme alle banche quello che ha ricevuto più aiuti dal governo. La vendita è scesa del 60% rispetto al boom senza precedenti del 2008. A fine marzo Putin è accorso a Toljatti, sede di AvtoVAZ, la maggiore casa automobilistica del paese (200mila dipendenti, il 25% è di Renault), promettendo 1 mld. di dollari. Idem per la tatara Kamaz (camion) e la Sollers. Ma al centro delle attenzioni dell’esecutivo c’è proprio la Gaz di Nizhny Novgorod: la crisi le ha regalato 45 miliardi di rubli di debito, la capitalizzazione di mercato scesa di 20 volte. Proprietario è l’oligarca dei metalli (RusAl) Oleg Deripashka, precipitato in un anno dal trono di uomo piu ricco di Russia a quello di chi ha perso di più (90%). Considerato vicino al primo ministro: che ipotizza garanzie statali per "oltre 4 miliardi di rubli per ristrutturare completamente i debiti" di Gaz. Fino a settembre, va ricordato, Deripashka possedeva anche il 20% di stake in Magna, poi ceduto per tappare i debiti. Gaz ormai gli appartiene solo formalmente: i suoi maggiori creditori sono le banche di Stato. Tra cui Sberbank –il terzo attore dell’opzione Magna. È la prima banca pubblica russa (20mila filiali), 60% appartiene alla Banca Centrale, il resto al businessman Suleiman Kerimov. Gli investitori di GB Usa e Canada si sono ritirati dopo settembre, quando SB, in crescita fino a luglio, finì sull’orlo del crack: a salvarla fu lo stesso Putin donandole, insieme a Vtb e Gazprombank (le altre due controllate dal Cremlino), 190 miliardi di dollari. Presidente è l’ultra-liberale German Gref, ex ministro dello sviluppo economico: a metà maggio è uscito allo scoperto, precisando che nella corsa Opel farà “l’interesse della Russia”.
Mentre Gaz spera di spostare la produzione Opel sugli Urali, a dubitare delle misure anticrisi sono gli importatori d’auto siberiani. Per fermare l’emorragia Putin ha bloccato l’import di auto straniere. Da Vladivostok a Khabarovsk in migliaia sono scesi in piazza gridandogli “Vattene!” – era la prima volta per l’ex zar in 10 anni di carriera politica. Migliaia, che della rivendita di vetture acquistate in Giappone vivono: in Siberia il 50% tiene la guida a destra. Protezionismo inutile, sostengono, visto che comunque nessuno in Russia compra auto nazionali. Le ultime speranze ora sono riposte nella “Detroit russa” alle porte di San Pietroburgo: sorta grazie agli investimenti Ford, ora aspetta con ansia lo sbarco di GM.

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