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LA BATTAGLIA DEL CONSENSO DEI PAKTALEBANI 9/5/09

Come i turbanti del Pakistan cercano l'appoggio popolare

Emanuele Giordana

Sabato 9 Maggio 2009

Liquidare il movimento dei talebani pachistani semplicemente come un episodio oscuro della storia pachistana può essere rischioso, così come lo è pensare che la vicenda della Swat Valley o delle aree tribali si possa risolvere solo con la mano dura dell'opzione militare. Come è abbastanza chiaro leggendo la stampa pachistana, questi fenomeni radicali ed estremi non godono di largo consenso in un paese di oltre 130 milioni di musulmani, tra i quali gli integralisti sono una minoranza. Il fenomeno sollecita sicuramente i gruppi estremisti che hanno le loro sedi nelle grandi realtà urbane e piacciono certamente agli ulema più esagitati, ma la domanda doverosa riguarda l'interno delle aree dove oggi si svolge il conflitto. I talebani godono o meno del consenso necessario a qualsivoglia guerriglia per avere mano libera? E se si da cosa si origina?
Ci sono almeno due elementi evidenti su cui i paktalebani fanno leva: le condizioni economiche e l'ingiustizia. Se foste un contadino che vive della magra rendita delle terre avute in affitto da un proprietario terriero, un “landlord”, e qualcuno venisse a dirvi che è giusto smettere di pagare l'affitto, non sareste disposto in cambio ad andare alla moschea tutti i giorni e a velare vostra moglie in tutte le occasioni? Molto si è detto sul fatto che i talebani hanno modi violenti quanto spicci. La loro arma in molti casi è la minaccia fisica: o così o così. Ma ci sono anche sistemi più sottili e più efficaci di guadagnare consenso. Far leva ad esempio sul diffuso sentimento di ingiustizia che pervade molte aree del Pakistan e sul fatto che il sistema giudiziario nazionale è considerato corrotto, inefficiente e piegato al la politca, come infatti dimostra il potere dell'esecutivo sulla magistratura se fu facile per Musharraf, nell'ultima finestra del suo regime, dimissionare d'ufficio nientemeno che il capo della Corte suprema e diverse decine di magistrati non allineati.
Sul Pak Tribune del gennaio scorso (giornale online in inglese) Ghayur Ayub ha scritto un editoriale molto istruttivo in cui raccontava un episodio che riguardava una serie di ingiustizie sofferte da un signore di Bannu che aveva prestato quattrini a un'altra persona. Ma questa non ne voleva sapere di restituire il debito che sarebbe servito a far studiare i suoi figli. La persona in questione si rivolge allora alla magistratura ma lentezza e burocrazia del sistema e, alla fine, conoscenze politiche del creditore, fanno si che il debito di 40mila rupie non venga mai onorato. Un bel giorno si presentano a casa sua alcuni barbuti: hanno saputo dell'ingiustizia sentendolo lamentarsi al tempio e, in cambio di nulla, si propongono di fare giustizia. La vicenda si esaurisce in meno di 72 ore, il tempo richiesto dai talebani per sistemare la faccenda. Che sistema abbiano usato non si dà, ma si sa che nel giro di un paio di giorni il debitore, con40mila rupie in tasca, si presenta dal creditore chiedendo scusa e chiudendo l'episodio. Giustizia sommaria e spicciola ma giustizia. E non a caso l'accordo fatto col governo per la Valle di Swat prevedeva l'introduzione dei tribunali di sharia, la rapida ed efficace giustizia talebana...
Un'altra chiave riguarda la terra. La fonte è questa volta un'interessante analisi apparsa sul New York Times dell'aprile scorso (Taliban Exploit Class Rifts to Gain Ground in Pakistan). L'articolo spiega come i talebani del Pakistan abbiano messo in atto, nelle zone sotto il loro controllo, una vera e propria rivoluzione sociale egualitaria: i guerriglieri organizzano bande di contadini armati. Queste bande non sono solo un modo di dare uno stipendio a dei disperati, ma diventano gruppi di pressione sui landlord che vengono impauriti e minacciati. Molti di loro hanno dovuto cambiare residenza spostandosi nelle grandi città o all'estero. In cambio i talebani consentono ai contadini di smettere di pagare affitti che spesso li taglieggiano e impoveriscono come avviene in tutto il mondo dove esiste la grande proprietà terriera e il latifondo. Infine c'è l'aspetto “mediatico”. I talebani hanno messo in piedi una radio che diffonde le loro minacce e i loro deliranti comunicato in tutta la valle. Ma anche una promessa di riscatto che finisce per far considerare le loro efferatezze il male minore.

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