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Parata militare per il 64esimo anniversario della vittoria sovietica contro il nazifascismo nella Grande Guerra Patriottica oggi a Mosca, per il secondo anno consecutivo in grande stile da quando Putin restaurò quella vecchia tradizione dell'Urss. Ma dietro la festa c'è la crisi economica che taglia il budget alla difesa, tra il malumore dei generali per la riforma dell'esercito. E nuove tensioni con la Nato sulla Georgia.

Lucia Sgueglia

Sabato 9 Maggio 2009
MOSCA – Novemila soldati, 112 tra carri armati e blindati e armi, il cielo della Piazza Rossa solcato da 69 velivoli dai Mig ai cacciabombardieri Sukhoi a elicotteri da combattimento, i nuovi missili S-400 che bloccano obiettivi volanti fino a 400 km; le note di mille orchestrali, città blindata da 11mila poliziotti e uomini degli Interni. Mosca festeggia oggi con numeri da record il Giorno della Vittoria, quel 64esimo anniversario del trionfo dell’Armata Rossa sul nazifascismo sinceramente sentito dal popolo russo, coi suoi 20 milioni di morti e la riconoscenza per i pochi veterani rimasti. La parata militare, culmine delle celebrazioni, supera in grandeur quella dello scorso anno. Ma dietro c’è la crisi e il taglio drastico del budget per la Difesa, tra le proteste dei generali contro la riforma avviata dal ministro Serdjukov e voluta dal premier Putin. E, ora, anche un test di idoneità per gli alti ufficiali. Un quinto non l’ha passato, saranno licenziati. Presto l’Armata russa erede di quella sovietica sarà ridimensionata di 130mila unità, scendendo nel 2016 a un milione di effettivi. Pochi secondo alcuni esperti per proteggere l’immenso territorio russo. Ma il vice della Difesa Pankov promette di “mantenere intatti i finanziamenti per le forze di deterrenza nucleare”: il budget 2009 ammonta a 34 miliardi di euro. Ieri il presidente Medvedev, offrendo a una platea di veterani le proprie memorie familiari della Grande Guerra Patriottica, ha ricordato “il contributo imprescindibile dell’Urss alla fine della guerra in Europa”. E gli “altissimi costi umani” che qualcuno, secondo Mosca, vorrebbe infangare: in esame alla Duma c’è un progetto di legge che renderebbe punibili penalmente i tentativi di revisionismo storico sulla seconda guerra mondiale. Obiettivo implicito, i paesi Baltici che considerano i sovietici non liberatori ma occupanti, e il nazionalismo ucraino. Nel suo blog Medvedev ammonisce: “non consentiremo a nessuno di mettere in dubbio l'eroismo del nostro popolo”.
Ma la festa è offuscata dalle nuove tensioni con Nato e Usa dopo la distensione seguita all’elezione di Obama. Pietra dello scandalo è ancora una volta Tiblisi, dove l’Alleanza mercoledi ha avviato esercitazioni militari internazionali che Mosca ritiene una “provocazione”. E l’annunciata espulsione di due diplomatici Nato da Mosca, “risposta necessaria” secondo il ministro degli esteri Lavrov, alla cacciata di due russi da parte dell’Alleanza per “spionaggio” una settimana fa.
Ma proprio a Tiblisi dove il leader Sakaashvili assediato dall’opposizione agita lo spettro del golpe a regia russa, ieri Medvdev ha inviato gli auguri per la «comune grande festa», appellandosi alla «eredità storica condivisa». Mano tesa anche dall'ambasciatore russo alla Nato Rogozin: che auspica una ripresa delle relazioni, ma denuncia al contempo un complotto anti Obama nella Nato, da parte di dirigenti legati alla precedente amministrazione Bush che gli darebbero “cattivi consigli”.

Il Messaggero



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