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PAPA IN TERRASANTA, TRA LE POLEMICHE 8/5/09

Attacchi da tutti i fronti, dai talebani ai coloni israeliani

Paola Caridi

Venerdi' 8 Maggio 2009
GERUSALEMME – Era stata una vigilia stranamente silenziosa, quella che ha preceduto la visita di papa Benedetto XVI in Terrasanta. Il silenzio, però, nascondeva molto di non detto, e alla fine la coltre ha cominciato a mostrare buchi e slabbrature. Le prime avvisaglie sono arrivate da lontano, da un sito vicino ai talebani, che hanno appaiato il viaggio del pontefice con quello che succede tra le montagne dell’Afghanistan, dove – ha mostrato un reportage di Al Jazeera – alcuni soldati americani distribuivano bibbie in lingua locale. Non si sa se i soldati fossero cattolici, o molto più probabilmente protestanti, ma per i talebani la nebulosa cristiana è tutt’una. E dunque l’attacco è arrivato dritto al Papa, alla vigilia di un difficile e complicato viaggio in una terra su cui si concentrano le sensibilità di molti. Musulmani, ebrei, cristiani.
Ieri, poi, a parlare è stato il capo del Fronte di Azione Islamica, la rappresentanza politica dei fratelli musulmani giordani, appena poche ore prima dell’arrivo – stamattina – di Benedetto XVI ad Amman. Il leader islamista Zaki Bani Rashid ha chiesto al Papa di “avere il coraggio di scusarsi” per quello che aveva detto nel discorso di Ratisbona. Parole pronunciate anni fa, ma che hanno scavato profondamente, tanto da rimanere incise nella memoria dei musulmani. Parole che non sono state scalfite neanche dalla successiva visita di Benedetto XVI in Turchia per ricucire i rapporti col mondo islamico.
Come se non bastasse, monta un evidente disagio nella destra israeliana, soprattutto in quella dei coloni, sia con una lettera aperta firmata da alcuni esponenti di rilievo dei partiti religiosi, indirizzata a Shimon Peres, sia con le frasi di due conduttori della radio dei coloni, la Israel National Radio, che secondo la adnkronos avrebbero accusato il papa di venire in Israele da ''crociato'' per chiedere agli ebrei ''di svendere parte della Terra Santa alla sua Chiesa''. Il nodo del contendere è il destino legale di alcuni siti di proprietà del Vaticano, compreso il Cenacolo, su cui si è avuto un duro confronto tra il capo dello stato, Peres, ed esponenti del governo israeliano, ivi compreso il ministro dell’interno, Eli Yishai, leader del partito ultrareligioso dello Shas.
Visita complicata, insomma, quella che il Papa inizia oggi con la tappa giordana. Un fine settimana denso, che comprende – tra l’altro - la messa allo stadio di Amman, e la visita alla basilica bizantina del Monte Nebo, il luogo dove si ritiene sia morto Mosè. E’ in Giordania che Benedetto XVI avrà il primo incontro con i cristiani di Terrasanta, in gran parte palestinesi. Una minoranza in Giordania, così come in Israele e nei Territori palestinesi, in cui i cattolici – a loro volta – sono la componente meno numerosa. Lunedì, poi, l’arrivo a Tel Aviv, prima tappa di una visita che si conclude a Nazareth, ma che ha come fulcro Gerusalemme, dove i lavori fervono, soprattutto attorno al luogo in cui il Papa celebrerà messa. Accanto alle vecchie mura, di lato al giardino del Getsemani. Poi l’attraversamento del muro di separazione, l’ingresso a Betlemme, dove monta un’altra polemica. Tutta attorno a un palco che non verrà usato. Un palco accanto al Muro, nel campo profughi palestinese di Ayda. Sono gli stessi israeliani a dire che quel palco non verrà usato per le loro pressioni: il Papa incontrerà i profughi nel cortile di una scuola lì vicino, che può contenere al massimo 150 persone.


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